60. IL COMPROMESSO

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La notte era calata.

Erya, Idemar e Aredel avevano trascorso la serata nella stanza che Kemro aveva messo loro a disposizione. Nonostante a Sirkat esistessero diverse locande, pronte ad accogliere i Feark che giungevano dalle altre città, Kemro si era offerto di ospitarli a casa sua.

La moglie Aikiria, una bella Feark dagli occhi d'oro e capelli rosso fuoco, si era dimostrata un'ottima cuoca. La sera precedente, durante il loro primo pasto a Sirkat, i tre visitatori erano rimasti sorpresi trovandosi nei piatti ortaggi a volontà.

In risposta alle loro occhiate perplesse, Kemro aveva spiegato che i Feark erano in grado di coltivare le piante anche sottoterra. Fuori dal centro abitato vi erano orti, con frutteti e campi. All'inizio non era stato semplice riuscire a trovare il modo di far sopravvivere le piante lontane dal calore del sole, ma ora, con l'esperienza di decenni di vita a Sirkat e nelle altre città sotterranee, non c'era più alcuna difficoltà.

I Feark avevano selezionato le varietà di ortaggi e piante più resistenti e adatte, e proteggevano le più delicate tra queste con molta cura, costruendo delle zone riparate, dove potevano mantenere un clima più secco o umido, a seconda delle necessità. Gli erboristi più esperti, poi, avevano scoperto erbe dalle proprietà utili allo scopo: alcune piante, anche se non commestibili, avevano proprietà nutrienti per le altre, e venivano oculatamente impiegate da chi si occupava degli orti.

I tre amici erano rimasti tanto impressionati dal racconto che avevano deciso di visitare uno di questi orti, e non si erano pentiti della decisione presa.

Erya non aveva potuto fare a meno di paragonare ciò che vedeva alla dura ma semplice vita dei contadini di Kilea, tra i quali era vissuta fin da bambina. Sole, pioggia e sudore: questi erano gli ingredienti per far crescere il grano nei campi. I Feark non erano semplici contadini, né erano alleati con la natura, perciò avevano dovuto cercare altri espedienti per cavarsela. Nondimeno, la frutta e la verdura di Sirkat non aveva un gusto peggiore di quella coltivata dagli Uomini, anche se il sapore era spesso diverso.

Aredel aveva camminato a lungo tra le file di ortaggi, sfiorandoli con la punta delle dita; si era aspettato di avvertire sofferenza in quelle piante, ma non ne aveva trovato traccia. I Feark le coltivavano con attenzione e cura, senza far mancare loro il nutrimento necessario.

Però, in cuor suo, Aredel non riusciva a non provare dispiacere per quelle piante che non avrebbero mai conosciuto il calore del sole.

Idemar era rimasto colpito dal complesso sistema d'irrigazione; un intreccio di canali trasportava l'acqua attraverso gli orti, distribuendola con attenzione; non a tutte le coltivazioni era riservata la stessa quantità d'acqua, e i canali avevano larghezze diverse.

Rientrati dalla visita agli orti avevano cenato e si erano chiusi nella loro stanza, cercando di distrarsi con qualche chiacchiera.

Non era stato facile distogliere i pensieri dall'assemblea cittadina che si svolgeva poco distante da loro. Sapevano che tutta Sirkat era presente, che le abitazioni erano vuote. Mancava il solito brusio proveniente dalla strada o dalle case vicine, e il profondo silenzio aveva reso ancor più difficile non pensare a quello che significava per loro quell'assemblea; il futuro stesso della loro missione dipendeva dalla decisione che stavano per prendere i Feark

Kemro e Aikiria erano usciti per partecipare, come tutti i sirkatesi, all'assemblea. Nessuno dei tre amici era stato in grado di giudicare quale idea i Feark che li avevano ospitati avessero della situazione, e con quale spirito avrebbero partecipato alla riunione. Kemro e la moglie erano sempre stati cordiali e ospitali, ma avevano evitato ogni riferimento al motivo che aveva spinto l'Elfo e i due Uomini a Sirkat.

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