10. THALRON

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Giunsero in vista di Thalron sul far della sera.

Il villaggio, attorniato da campi coltivati, ricordò a Erya l'amata Kilea. Da quando era partita non aveva mai smesso di pensare alla sua casa, e ai genitori: ogni passo la portava più lontana da loro, e le costava più fatica dei precedenti.

«Dobbiamo cercare la locanda "Il Glicine". È gestita da Dryso e sua moglie, Ajataa. Conosco Dryso da quando sono nato, anche se non lo vedo da quasi tre anni. È nato a Elymer, mentre la moglie è nata e cresciuta qui a Thalron. I due si sono conosciuti al mercato di Surna, qualche anno fa, e si sono innamorati. Il padre di lei gestiva una locanda, e Ajataa sapeva di dover prendere il suo posto, e di non potersi trasferire. Così, dopo le nozze, Dryso si è trasferito qui a Thalron e a Elymer non si è più rivisto. Il padre di Ajataa è morto l'anno scorso, e da quel momento Dryso e sua moglie sono diventati i proprietari de "Il Glicine"» spiegò Idemar.

Fin dal suo ingresso a Thalron, Erya comprese che sarebbe stato difficile non trovare la locanda. Il villaggio, infatti, si snodava attorno a un centro al quale conducevano tutte le stradine. Le case somigliavano molto a quelle di Kilea, e per un attimo la ragazza ebbe la sensazione di essere tornata a casa.

Il locale era una costruzione poco più grande di una normale abitazione, che si distingueva dagli edifici vicini solo per l'insegna e per la pianta dalla quale prendeva il nome, che cresceva proprio accanto alla porta in un'esplosione di colore e di dolce profumo.

Quando si fermarono e smontarono dai cavalli un ragazzino corse loro incontro. Fece un veloce inchino e chiese se volevano che custodisse gli animali: c'era una stalla, spiegò, sul retro, dove gli animali degli ospiti potevano riposare.

Si allontanò quindi con i tre cavalli, lasciando Erya e Idemar liberi di entrare nel locale.

Era ben illuminato, con grandi candelabri che pendevano dal soffitto dando luce anche agli angoli più remoti. I tavoli erano ordinati, paralleli uno all'altro e puliti; alcuni di questi erano occupati dagli avventori, ma la maggior parte erano liberi.

Il profumo del cibo giunse stuzzicante alle narici di Erya e Idemar, che per affrettare l'arrivo a Thalron non avevano pranzato ed erano digiuni da parecchie ore.

Dietro il bancone stava un ragazzo castano, alto e snello, dal volto sorridente, di quelli che ispirano simpatia istantanea. Non appena si accorse dei due abbandonò la sua posizione e corse loro incontro, per abbracciare Idemar.

«Idemar! Proprio tu. Sei l'ultima persona che credevo di vedere qui a Thalron: è proprio vero che la vita non finisce mai di sorprenderci! Cosa ti porta in questo luogo tanto distante da Elymer? E chi è la graziosa ragazza che ti accompagna?»

«Lei è Erya, una mia amica. Quella di questi ultimi giorni è una storia molto lunga, Dryso, che ha bisogno di tempo per essere raccontata. Hai due stanze libere?»

«Certamente! E, vi prego, accomodatevi. Dirò a Ajataa di portarvi qualcosa che vi ristori dopo il vostro lungo viaggio. Quando avrete finito di cenare avremo tutto il tempo per chiacchierare. Ci sono tante domande che voglio farti sulla nostra Elymer. Chissà quante cose saranno accadute, dalla mia partenza!»

Ne ebbe la conferma un paio di ore più tardi, quando Idemar gli ebbe raccontato le novità del villaggio. Dryso si rattristò molto per la morte di Noar e per l'arrivo dei briganti, e disse loro che si trattava purtroppo di un male comune in tutto il territorio.

Quando si trattò di spiegare la sua partenza e il motivo che li aveva portati a Thalron, Idemar fornì all'amico una versione dei fatti che si avvicinava alla realtà ma ne tralasciava diversi aspetti fondamentali.

Il Cuore di DjinoraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora