59. SOMIGLIANZE

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«Veniamo da Ajersis per chiedere il vostro aiuto. Le Terre dell'Est sono in pericolo per l'avidità di un Uomo: nessun popolo è al sicuro, solo una forte alleanza può pensare di non essere sopraffatta. Gli Elfi credono che la speranza sia ancora viva e che i popoli riusciranno a sopravvivere, se saranno uniti. Siamo qui alla ricerca della vostra alleanza, senza la quale l'invasore difficilmente verrebbe fermato»

Aredel aveva parlato con voce sicura e gentile, sotto gli occhi curiosi di centinaia di Feark. Anche Nihirat rispose con voce tranquilla, ma non riuscì a celare del tutto una punta di gelo.

«Il nostro popolo vive isolato da molti anni e ciò che accade lontano dalle nostre terre ha perduto ogni interesse, ai nostri occhi. La pace è tutto quello che vogliamo, e dal momento in cui siamo morti agli occhi degli altri popoli l'abbiamo trovata. C'eravamo illusi di poter mantenere a lungo il nostro isolamento, con l'aiuto della terra e della pietra. Ma agli occhi degli Elfi non sfugge nulla, a quanto pare»

L'arrivo dei tre stranieri aveva turbato la quiete; le ragioni della venuta minacciavano di sconvolgere la loro vita e distruggere la pace che era stata loro amata compagna per lunghissimo tempo.

Erya captava la tensione che avvolgeva tutti i presenti e sentì che la fiducia veniva meno; i Feark desideravano la pace più di tutto il resto, e l'avevano trovata nell'isolamento. Nelle loro città nascoste si sentivano al sicuro, e forse ne avevano ogni ragione. Hodger forse non avrebbe mai nemmeno saputo della loro esistenza. Come potevano convincerli ad affiancare Uomini ed Elfi in una guerra che non li riguardava?

Incrociò gli occhi di Idemar, e vi lesse gli stessi interrogativi che tormentavano il suo cuore; eppure il ragazzo aveva il compito di esporre la situazione, di parlare ai Feark e far sì che accettassero la richiesta di alleanza.

«La pace è ciò che amate di più, e noi vi chiediamo di rinunciarvi. Vi stiamo pregando di abbandonare le vostre sicurezze, le vostre certezze, la vostra serenità. Non ci attendevamo un'accoglienza gioiosa, e un vostro rifiuto non farebbe venir meno la stima che il popolo elfo ha per voi, né la nostra gratitudine per l'udienza che ci avete concesso. Comprendiamo il vostro desiderio, perché ci accomuna: non solo i Feark amano la pace, ma anche Uomini ed Elfi» disse Idemar. «Un solo Uomo, con pochi alleati, cerca questa guerra. Un solo Uomo, che la brama di potere spinge a estendere i propri domini distruggendo ogni ostacolo sul proprio cammino. Un solo Uomo, re Hodger di Madaris, che ha già annesso ai propri domini il territorio di Kaleb e quello di Surna, dal quale provengo. Le nostre città, i villaggi, le strade; nulla è più sicuro, da quando Hodger è diventato il signore del nostro territorio. I briganti aggrediscono mercanti e viaggiatori, saccheggiano paesi e distruggono famiglie, i villaggi vivono nel terrore e i cittadini sono scontenti, ridotti alla fame, senza possibilità alcuna di ribellarsi per ottenere quantomeno il diritto di decidere della propria vita, la libertà di scegliere cosa fare della propria esistenza. Tutti appartengono a re Hodger, nessuno escluso»

«Pochi alleati, hai detto» Nihirat gli puntò contro un indice. «Se così è, che bisogno avete del nostro aiuto?»

«Re Hodger ha dalla sua un potente esercito, formato con la violenza. Da anni ha dato inizio a una ricerca capillare che gli ha permesso di circondarsi di persone speciali»

Un brusio si alzò fulmineo dall'assemblea.

«I Diversi? Stai dicendo che Hodger possiede un esercito di Diversi? Che la storia sta per ripetersi?» la voce di Nihirat vibrava di collera.

Erya sussultò; era quello il tono adatto per parlare delle persone come lei, quelli i sentimenti dei Feark verso chi era nato con doni particolari. L'eredità della guerra gravava ancora nelle spalle dei Diversi, e se ne sentì schiacciata.

Il Cuore di DjinoraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora