62. ASHIRA

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La notizia che i Feark erano in guerra dopo tanti anni di pace, e che a Norken era stato affidato il compito di organizzare un esercito, essendo stato nominato dal Consiglio "Comandante dell'esercito fearkiano", si diffuse a una velocità incredibile, e la sera tutti i Korkiani ne erano a conoscenza.

I Portavoce ripartirono di gran carriera per portare l'annuncio a tutti i Feark, e anche Nihirat partì per Sirkat poco dopo il tramonto. Né Idemar, né Erya, né Aredel erano con lui, perché avevano preferito restare a Kork e mettersi a disposizione di Norken per aiutarlo nel compito impegnativo che gli era stato affidato.

Il Feark accolse con letizia la loro decisione, e da quel momento Idemar, Erya e Aredel trascorsero ogni istante al Campo Nero. Qui confluivano ogni giorno nuovi Feark; all'inizio korkiani, poi anche abitanti di altre città. Il popolo aveva accettato la scelta dei consiglieri senza le proteste che i ragazzi avevano temuto, grazie a quanti riportavano le notizie su ciò che stava avvenendo poco più a nord.

Presto Idemar ed Erya poterono rendersi conto di essere più preparati della maggior parte dei Feark, tanto che Norken assegnò a loro e ad Aredel un gruppo di Feark neofiti, ai quali insegnare i rudimenti.

Nonostante la presenza di Aredel, guardato con sospetto anche dopo diversi giorni, era Erya, tra i tre, quella che faticava di più a farsi ascoltare: un po' a causa del carattere poco incline a imporsi, ma soprattutto – intuiva – per il fatto di essere una ragazza, quando tutti i Feark presenti al Campo Nero erano maschi. Come per gli Uomini, anche per i Feark la battaglia era affare da maschi.

I consigli di Erya godevano di scarsa considerazione, mentre Idemar era subito riuscito a suscitare la simpatia e l'ammirazione del gruppo di Feark. Ma la ragazza non era troppo infastidita dalla situazione, perché lei stessa teneva in grande considerazione i consigli di Idemar, che sempre più acquistava sicurezza con spada e arco, oltre che abilità oratoria.

Ma presto scoprì che il motivo della diffidenza dei Feark nei suoi confronti era un altro. Un giorno un giovane del gruppo, che non poteva avere più di sedici anni, le chiese: «Cosa sai fare?»

Erya per un attimo non comprese, ma il Feark insistette. «Cosa sei capace di fare? Dicono che sei una di loro»

Una di loro! Erya non si sentiva parte di nessun "loro".

«Non sono una di loro, qualsiasi cosa tu voglia intendere con questa espressione» rispose, aggrottando le sopracciglia. «Sono una di voi, di tutti coloro che partecipano alla battaglia contro l'invasore. Ma, se quello che vuoi sapere è perché sono considerata Diversa, ti accontento subito: comunico con le piante»

«Questa sì che è una bella risposta!» esclamò una voce decisa alle sue spalle.

Il ragazzo arrossì e si allontanò in fretta.

Voltatisi, Erya si trovò a fissare gli occhi verde e arancio del giovane con il quale aveva duellato il primo giorno. Per la prima volta, lo vide sorridere; l'intera fisionomia appariva trasformata.

«Non ci siamo ancora presentate» le tese la mano. «Il mio nome è Ashira, e sono la figlia di Norken, unica guerriera del popolo fearkiano»

Erya non riusciva a capacitarsi di come aveva potuto non accorgersi che Ashira era una ragazza: nemmeno i capelli tagliati corti riuscivano a nascondere la femminilità dei lineamenti.

«Io sono Erya, ma non sono una guerriera»

«Eppure sei qui, e tieni in mano quello» indicò l'arco. «Per quale motivo?»

«Per la giustizia, per la pace. Per fermare chi si arroga il diritto di decidere della vita degli altri. Per fermare chi ha colpito mio padre, e rapito me» rispose, d'impulso. Ma sentiva che c'era anche dell'altro, qualcosa che non riusciva a spiegare nemmeno a se stessa.

«Non sei una guerriera, ma saprai cavartela. Migliori giorno dopo giorno; ignora chi non ti presta attenzione, perché non merita i tuoi consigli. E ricorda che non è sempre un male essere diversi: mio padre era considerato poco più che un pazzo fino a qualche giorno fa, e ora le redini dell'esercito fearkiano sono nelle sue mani. Per tutti arriva il momento della svolta, e arriverà anche per te»

Poi, prima che Erya riuscisse a trovare le parole per rispondere, Ashira si allontanò, per raggiungere il gruppo che le era stato affidato.

I consigli di Erya continuarono a non essere presi troppo in considerazione, ma da quel momento il tema della sua diversità non venne più sollevato, né la ragazza intercettò sguardi sospettosi.

***

I giorni trascorrevano sempre uguali tra allenamenti, duelli ed esercizi, e si trasformarono presto in settimane.

Il Campo Nero era divenuto il centro della vita di Kork, ed era ormai talmente affollato che la zona di tiro con l'arco era stata spostata in uno spiazzo vuoto vicino, accanto a un campo in cui crescevano piante basse dalle larghe foglie lucide. Erano anche stati predisposti molti più bersagli, posti a distanze diverse per dar modo sia ai più esperti che ai dilettanti di allenarsi con profitto.

Un numero sempre maggiore di Feark giungeva a Kork per entrare a far parte dell'esercito; sempre più persone si convincevano della necessità di intraprendere un'azione militare nei confronti di Hodger, ora che l'eco delle sue gesta giungeva più forte anche nelle sotterranee città fearkiane. Messaggeri riferivano che entro un paio di settimane l'esercito del re di Madaris avrebbe raggiunto Darmet, e che si lasciava alle spalle una scia di fuoco e sangue.

Non era possibile accettare una situazione del genere; anche i più pacifici e ottimisti avevano dovuto ammettere che, per un esercito tanto preparato e formato anche da Diversi, non sarebbe stato difficile trovare tracce dell'esistenza del popolo fearkiano; la guerra diventava così necessaria per la sopravvivenza stessa dei Feark.

Furono giorni di attività frenetica nelle città sotterranee. I fabbri s'improvvisavano armaioli e costruivano spade e lance, asce e mazze. Una squadra di Feark, sotto l'attenta guida di Aredel, era uscita in perlustrazione dei boschi sopra Kork, alla ricerca del legno migliore per la fabbricazione di archi. L'Elfo controllava personalmente tutti i materiali, e gli addetti alla fabbricazione ascoltavano attenti ogni sua indicazione. Gli archi che ne uscivano non potevano competere, per eleganza e bellezza, con quelli elfici; erano grezzi e meno flessibili, ma robusti e adatti allo scopo.

Altri gruppi, formati soprattutto da Feark femmine, si dedicavano alla fabbricazione di corpetti e gambali che proteggessero i soldati. Gli scudi, infine, venivano ricavati da robuste tavole di legno.

L'esercito fearkiano non sarebbe stato il più elegante, né il meglio equipaggiato, né tantomeno il più preparato, ma ciò non scoraggiava né Norken né i suoi soldati, che mettevano ogni briciola del loro impegno e della loro concentrazione negli allenamenti.

Il punto di forza sarebbero stati i veleni, che gli abili alchimisti fearkiani stavano preparando per la guerra in grandi quantità.

Il Cuore di DjinoraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora