13. UNO STRANO BOSCO

83 12 10
                                        

Dopo un giorno e mezzo di viaggio, invece, Erya aveva avvertito un brusco calo dell'adrenalina provata all'inizio di quella nuova avventura. Non immaginava che sarebbe stato così: il paesaggio sempre uguale, la solitudine più completa, il frequente mutismo di Idemar e quel continuo avanzare, veloce ma tranquillo.

Aveva cercato d'interessarsi alle cose che vedeva, ripetendosi che non era mai stata tanto lontana da Kilea, che stava attraversando luoghi che nemmeno i genitori avrebbero mai visitato, ma presto non c'era stato più niente di nuovo che attirasse la sua attenzione e aveva cominciato ad avvertire la stanchezza e la noia per quel lungo viaggio sempre identico. Inoltre, anche se cercava di non pensarci, la mente si soffermava sui genitori sempre più di frequente. Stava continuando ad allontanarsi da loro.

In quel momento Idemar si alzò in piedi, sbadigliò e le sorrise, ed Erya si riscosse dai propri pensieri, sperando che la terza giornata di viaggio sarebbe stata più interessante.

Ma il paesaggio attorno a loro non accennava a mutare. Sembrava che i prati e le piccole macchie di alberi non avessero fine e, a ogni svolta della strada, comparivano trionfanti, una distesa che pareva raggiungere l'orizzonte.

Dopo una breve pausa, verso mezzogiorno, Idemar propose di abbandonare la via principale e proseguire verso nord-est, per essere certi di non avvicinarsi troppo a Madaris e ai villaggi circostanti, posti sotto la giurisdizione e il controllo di re Hodger.

Erya accettò con gioia il cambiamento: almeno non avrebbe più visto la strada scivolare sotto di lei come un lungo nastro sempre uguale, e già questo era un miglioramento.

S'incamminarono lungo un sentiero appena abbozzato che tagliava in due una disordinata macchia di alberi, e al loro passaggio molti uccelli abbandonarono i rami, irritati.

Nei giorni che seguirono incontrarono ben poche differenze, ma di tanto in tanto si trovavano a superare minuscoli centri abitati, composti da una ventina di case al massimo e situati a poca distanza l'uno dall'altro. Avevano un aspetto poco curato, al punto che, scorgendoli da lontano, si aveva l'impressione che fossero abbandonati, e solo avvicinandosi i due ragazzi avevano scorto gli abitanti affannarsi attorno a piccoli appezzamenti di terra o fare la guardia a qualche gregge che pascolava nei prati vicini.

Idemar si chiese come potessero alcune di quelle abitazioni stare in piedi: i muri erano inclinati e le travi che reggevano i tetti tanto storte che questi parevano scuri cappelli indossati con poca cura e pronti a volare via al primo soffio di vento.

Forse, decisero dopo una breve consultazione, erano le piante rampicanti, che ricoprivano quasi completamente i muri di tutte le case, a tenere in piedi quelle costruzioni dall'aria tanto instabile.

Idemar ed Erya non si fermavano vicino a questi villaggi, e tentavano di passare inosservati, preferendo nascondersi dietro alle barriere che gli alberi offrivano loro. Da quando avevano lasciato Thalron solo qualche raro mercante aveva incrociato la loro strada e, una volta abbandonata la via principale, non avevano incontrato nemmeno quelli, cosa che li fece sperare di riuscire a raggiungere la loro destinazione senza incidenti.

Idemar consultava spesso la mappa di Dryso e calcolava con accuratezza la strada percorsa, fino a indicare con buona precisione la loro posizione.

***

Infine, dopo altri tre giorni di viaggio, il paesaggio cambiò. Prima scomparvero del tutto le macchie alberate, mentre davanti a loro si apriva la pianura più estesa che avessero mai visto, di un verde brillante, punteggiata da radi arbusti e piante fiorite, ma quasi del tutto priva di alberi. Poi, dopo qualche ora di cammino, si trovarono a costeggiare il fitto bosco di Ilwyn, che sulla mappa non era che un'enorme macchia grigia dai contorni irregolari, i cui confini a nord uscivano dal foglio.

Il Cuore di DjinoraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora