Alya ritornò in cella, non riusciva a capire cosa sentiva in quel momento era un miscuglio di emozioni, rabbia e fastidio.
Il desiderio di contattare la sua migliore amica saliva sempre di più, anche per dirle un semplice: "Ti voglio bene, amica mia." ma non poteva.
Entrò in cella, le ragazze non c'erano, si sedette sul letto e sbuffò.
"Ehi ... " Entrò Viola. " ... ti vedo triste, che hai?" Chiese la ragazza.
"Viola non ... " Non le andava di parlarne, soprattutto con lei. Non le dava quella sensazione di fiducia, neanche un po'.
"... non mi va di parlare. Posso rimanere da sola, per favore?" Chiese cortesemente la ragazzina.
"Okay ... " Viola fece per andarsene, ma diabolica com'era, si voltò verso la ragazzina per l'ultima volta. "... io so del fazzoletto!" Esclamò Viola.
Alya alzò lo sguardo e incontrò quelli di Viola.
"Qua...quale fazzoletto?" Le chiese Alya.
Viola prese dalle sue tasche il famoso fazzoletto che aveva dato Arianna alla ragazzina. "Questo, e so anche che cosa stai cercando! Io se vuoi, ti posso aiutare."
Alya si alzò dal letto e andò incontro a Viola, le prese il fazzoletto dalle mani.
"Non voglio nessun aiuto." Rispose la ragazzina.
"Anche se io posso procurarti un telefono?" Le chiese Viola, sapeva bene dove andare a parare.
Ma la ragazzina non si fidò, sentiva che c'era del altro , Viola non lo faceva per buonismo, aveva secondi fini e Alya lo sapeva benissimo.
"No, ti ringrazio!" Esclamò Alya.
"Okay, ma se cambi idea, sai dove trovarmi." Rispose Viola per poi andarsene.
La giornata passò lentamente, Alya decise di riposarsi un po', mentre le ragazze non erano ancora rientrare in cella.
La ragazzina chiuse gli occhi per lunghi minuti, ma venne richiamata dalla guardia. "Signorina Esposito, ha visite." Esclamò la guardia.
Alya si alzò dal letto e s'incamminò con la guardia.
Appena arrivò , vide sua zia, le sorrise e andò ad abbracciarla.
"Ciao zia ..." Le do un bacio affettuoso sulla guancia. "... come stai?" Le chiese Alya.
"Tutto bene gioia mia. Ti devo dare una notizia." Alya la guardò, dall'espressione della donna capì che la questione in cui le stava per dire, non era affatto una notizia buona. "Dimmi zia."
"Amore, lo so che è un momento delicato per te, ma hai il diritto di saperlo ... " Alya le prese la mano . "... tuo padre è in overdose." Esclamò la donna.
Alya non riuscì a sentire nessuna emozione, nemmeno quelle negative, era apatica nei confronti di suo padre. Non riusciva a piangere , per lei era come uno sconosciuto, che da una parte questa cosa le fece male, perché era pur sempre sangue del suo sangue. "Zia, scusami ma io ..."
"Alya , si è svegliato stamattina e ha chiesto di te." Esclamò la donna.
"Zia, io ... io non voglio avere nulla a che fare con quel uomo!" Esclamò Alya.
La donna le accarezzò la mano.
"Capisco ... " Le fa un mezzo sorriso. " ... devi decidere tu , piccola mia! La direttrice mi ha detto che hai qualche giorno di permesso. Devi solo chiederglielo , così magari possiamo passare qualche giorno insieme, amore." Esclamò la donna.
Alya sorrise. "Glielo chiederò subito , zia." Rispose la ragazzina.
"Ora vado tesoro, ci vediamo appena hai il permesso."
Alya l'abbracciò e infine ritornò in cella. Una volta entrata, decise di parlare con la direttrice.
Nel reparto dei maschi, Ciro si stava preparando per andare dalla direttrice, voleva uscire il giorno dopo e voleva chiedere subito il permesso. "Linù, sono pronto." Esclamò chiamando la guardia.
Lino arrivò subito a passo svelto verso la cella del ragazzo, aprì la porta e lo scortò fino alla porta dell'ufficio della direttrice. La porta era chiusa, segno che Paola era impegnata in altro.
"Alya, posso farti uscire domani mattina, chiederemo a tua zia di venirti a prendere." Esclamò Paola.
"La ringrazio direttrice." Esclamò Alya sorridendo.
Finalmente un po' di libertà.
Alya uscì dal ufficio, si scontrò in due occhi neri. Non si era dimenticata dell'ultima volta, la luce di quei dei iride erano luminosi e non spenti come prima.
I due non si tolsero lo sguardo da dosso finché la porta dell'ufficio li separò.
Alya andò nuovamente in cella e Ciro entrò dalla direttrice.
"Ciro, nuovamente qui." Esclamò Paola.
"Direttrì, ho bisogno di qualche giorno di permesso." Esclamò Ciro.
Paola lo guardò per lunghi secondi in silenzio, doveva elaborate, era in pensiero per i ragazzi, si era affezionata a maggior parte di loro, erano come figli per lei, per fortuna che non si dove affezionare a nessuno. Ma maggior parte di quei ragazzi, le stavano a cuore.
"Ciro , io te li do i giorni di permesso, però mi devi promettere che non ti metti nei guai ... "
Ciro la guardò male, non era abituato ad una figura così tanto materna.
"... d'accordo, domani mattina anche tu uscirai per il permesso. Dato che la zia di Esposito non ha possibilità di venirla a prendere, devi accompagnarla tu ... " Ciro la guardò perplesso. "... se no, niente permesso Ricci." Esclamò Paola.
Ciro alla fine accettò, non tanto volenteroso, ma doveva farlo, se no si giocava nuovamente il permesso.
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Anime Colorate (Fanfiction)
FanfictionL'amore è un'altra cosa. L'amore è una carezza, non uno schiaffo. L'amore è ridere, non piangere. L'amore è un abbraccio sentito, due anime che si uniscono in un solo corpo, pace, gioia, piacere. PS. Il mio compito in questo libro/storia boh, non...
