Mercoledì 1 Novembre
Ho davvero imparato poco dagli psicologi e dalla scuola.
E soprattutto l'ho imparato quando non ne avevo più bisogno.
Forse mi sentivo troppo forte, in quel momento e poi non lo ero.
Fatto sta, che al primo insulto a catena, me ne volevo andare. Invece di reagire, volevo scappare.
Come se avessi dimenticato tutto quello che comprendeva la sopravvivenza in quel luogo.
Stavo ferma. Fissa in quel punto ad assorbire tutto. In attesa di esplodere.
Un po' di tempo fa, a lezione , la prof ci aveva posto la domanda :
"avete più paura di ferire gli altri o di essere feriti?"
Tutti avevano risposto "di essere feriti"
Io non avevo risposto.
Ma avrei voluto tanto rispondere che ho paura di ferire.
Perché io sono così, vengo sempre ferita, ma mi preoccupo sempre di non ferire nessuno.
Per questo anche oggi, me ne sto zitta, perché io le conosco le debolezze degli altri, ma non ho ancora il loro potere di fregarsene e spifferare tutto.
E all'ennesimo "problematica, ma tuo padre ti picchia, vero?". Mi rinchiudo nel bagno della scuola e non ho nessuna voglia di uscire.
Mi ricordo che un giorno la psicologa mi chiese "ma ti importa veramente di quello che dicono o pensano di te?"
Io avevo risposto incerta "no"
Lei aveva continuato, iperterrita "a volte si tende a dare troppa importanza a quello che gli altri dicono, non pensando che una battuta la si fa nei momenti vuoti, per riempire uno spazio e molte volte non pensano realmente ciò che dicono".
Ecco, ora che ci penso è difficile credere, che per loro, non sia seriamente una problematica depressa e asociale.
Perché, in fondo, è così.
Ma in fondo non c'è lezione ed è si, un momento vuoto.
É un momento vuoto nel vuoto che siamo.
Vuoto, il quale si parlava, anche, stamattina.
Con lei che, con grazia, ripassava sfiorando con le dita quella scritta su quel muretto.
Che non era nulla, ma che per noi conteneva ormai quella parola chiave.
Il vuoto della strada.
Il vuoto dopo una litigata.
E solo noi potevamo capirla.
Noi che senza aver litigato, ci siamo ritrovate lungo quella strada desolata, ma ora so dove mi trovo e vorrei non essere qui.
Non c'è un luogo definito, dove vorrei stare.
So, solo, non qui.
Oh no. Cazzo, non ora. Non ora.
Mi appiattisco alla porta.
Non ora.
Inizio a piangere e a fissare il vuoto.
Ho paura.
Paura di ciò che succederà domani, dopodomani e tutti i giorni a seguire.
Che cosa sarò io domani?
Domani sarà fottutamente uguale ad oggi?
E anche domani sarò un mostro?
Finirà mai questo incubo?
È già la seconda volta che mi succede questo.
Così, all'improvviso penso al futuro e lo vedo tutto grigio. Tutto uguale.
Non c'è nulla che cambia e non per dire, io sono sempre stata positiva in un futuro migliore.
Ma ora non so più nulla.
Non ho più nulla di certo.
Né cosa sono né cosa sarò.
Non ho nessuna aspettativa, nessun piano.
Mi sento affogare in tutto questo.
Mi sento debole.
Vulnerabile.
È brutto iniziare a vedere grigio quando prima era tutto a colori.
Vorrei solo non pensare che ci siano altri giorni da vivere così, ogni giorno, sarebbe l'ultimo e potrei davvero viverlo al meglio.
Chissà, due amanti, cosa farebbero il loro ultimo giorno di vita.
Sicuramente, l'amore o per dire il peggio, semplicemente sesso.
E io cosa farei se fosse il mio ultimo giorno?
Beh, io non lo so.
Io, probabilmente, niente.
Farei, esattamente, niente.
Triste, si.
Ma realistico.
Per un attimo smetto di pensare al peggio e mi chiedo cosa sono questi attacchi improvvisi di dispersione.
Attacchi di panico?
Attacchi di ansia?
Qualche altro disturbo psicologico di cui non so neanche l'esistenza, ma che ha deciso di prendere il possesso di me?
Il fatto di non sapere cosa mi prenda mi fa stare ancora peggio.
Dovrei parlarne con qualcuno.
Dovrei parlarne con qualcuno, ma non so neanche a chi.
Ma soprattutto non so spiegare cosa ho.
I sintomi non mi sono chiari.
Sono pensieri confusi di un futuro che non mi lascia pace.
Di un futuro che non voglio.
O che, inconsciamente, voglio davvero troppo. Non lo so.
Devo uscire da questo bagno.
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Addio fottuti pensieri
Romance[STORIA COMPLETATA] {Lesbian Story} [In questa storia sono presenti molti pensieri, spero non vi annoi] Beatrice é una ragazza che é stanca della sua vita, odia la sua solita monotonia, non sopporta la sua famiglia e la scuola che frequenta. Per s...
