Uscita da scuola, so cosa mi aspetta.
Devo andare, dove non voglio andare.
E visto che sono obbligata ho ancora meno voglia di andarci.
Mi dirigo verso la scuola elementare che mi hanno indicato i miei genitori.
Conosco quella scuola, ma io ne ho frequentata un'altra a quel tempo.
Oltrepasso il cancello, in contemporanea,
di una ragazzina con la madre.
E io, invece, sono da sola visto che nessuno si è degnato di accompagnarmi.
Oggi tornata a casa l'unica cosa che mi ha detto mia madre è stato tipo in alfabeto morse 'corso, scusa elementare, mi dispiace non posso accompagnarti e manco tuo padre' e per dire... quando mai?
Non hanno mai tempo per me, non hanno mai tempo per stare insieme loro, quando si sono parlati per decidere per il mio futuro o per portarmi? Me li immagino, mamma pulire, papà sul divano, uno sguardo e uno cenno del capo. Quello è il loro parlare.
Nel frattempo, Maria, la psicologa ci saluta, insieme a Davide, una specie di aiutante che so già che farà la parte passiva del gruppo, scriverà le cazzate che diremo su un quaderno e ogni tanto farà qualche osservazione. Come lo so? Be, già per il fatto che è seduto distante dalla scena con un quaderno davanti non mi fa pensare ad altro. Davide l'ho conosco perché qualche volta mi ha fatto una seduta quando Maria non c'era. È simpatico e ho una certa confidenza con lui, ma con Maria no. Con Maria le sedute sono un disastro.
Maria poi dice a me e alla ragazzina di toglierci le scarpe. La madre di lei se ne va e noi entriamo nella stanza dove sono loro, piena di tappetini e con delle sedie in cerchio.
È una di quelle tipiche classi addette al gioco che hanno solo le scuole elementari, ma questa non mi piace granché.
Quella della mia scuola elementare era molto, ma proprio tanto, più bella.
Già odio questo posto : mi ricorda la mia infanzia, ma non mi da la gioia di riviverla.
Questa stanza è troppo vuota e la mia infanzia non è mai stata così insignificante come quei tappetini per terra che non sembrano neanche mai stati usati.
Mi siedo in una di quelle sedie predisposte e subito la ragazzina si siede vicino a me.
Un altro posto non se lo poteva trovare?
Ci sono tipo 8 sedie, perché proprio vicino a me?
"Hey ciao, come ti chiami?
Evito la domanda e le rispondo "Te?"
"Laura, ma quanti anni hai?"
"Sedici , te?
"Tredici, cavolo lo sapevo che sarei stata la più piccola"
Non le rispondo nulla.
Maria ci invita a sederci ai tavolini, per compilare dei fogli.
Mi giro e i tavolini sono quelli adattati ai bambini, quindi sono molto bassi, con i bordi tutti forniti di parti morbide agli angoli e di conseguenza anche le sedie intorno sono uguali.
"È uno scherzo? Io non mi ci siedo qui, è troppo basso" penso, senza accorgeremene, ad alta voce.
Maria mi incoraggia "devi solo compilare un foglio, fai in fretta" e Laura, essendo molto più piccola di me, si siede e mi fa "dai, non è così scomodo".
"Grazie al cazzo" le dico, abbassando la voce per farmi sentire solo da lei questa volta e alla fine mi siedo su un tappetino per terra.
Nel frattempo arrivano anche due ragazze e un ragazzo, ma non sto più di tanto a guardarli, non mi interessano.
So che a questo corso non ci tornerò più. Sono qui da cinque minuti e già trovo tutto questo come una candid camera, già per il fatto che per compilare il foglio hanno dato a tutti una penna e a me, invece, hanno dato una matita perché non ce n'erano abbastanza.
Mentre leggo le prime domande di questo fantastico questionario sulla mia vita, Laura si siede vicino a me per terra.
Che persecuzione.
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Addio fottuti pensieri
Romance[STORIA COMPLETATA] {Lesbian Story} [In questa storia sono presenti molti pensieri, spero non vi annoi] Beatrice é una ragazza che é stanca della sua vita, odia la sua solita monotonia, non sopporta la sua famiglia e la scuola che frequenta. Per s...
