(34) Il quaderno

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"Fammi un complimento e non essere banale" dico a Gaia subito dopo il corso.
Non ha molto senso averla fatta correre qui come una disperata manco fosse successa una tragedia, ma ho così bisogno di lei ora.
Non so cosa siamo noi e ho bisogno di saperlo, ma non adesso.
Adesso ho bisogno di capire cosa che é capace di darmi più di quello che é capace di farmi.
"Io scrivo. Ti posso dedicare poesie o solo parole. Te cosa desideri?"
"Tutto questo, ti prego".
Gaia annuisce con la testa.
"É quello che farò, ma prima.." Gaia si ferma.
"Dimmi"
"Facciamo un giro, ti faccio vedere una cosa"
Gaia mi porge la mano, sono titubante dal stringere la mia con la sua, ma poi lo faccio e la seguo.
Andiamo in un parco, ma questo a confronto di quello in cui ci vediamo é posto su una collinetta, non troppo distante da casa nostra, ma così distante da tutti, che sembra fatto per noi due.
Ci sediamo vicine sulla panchina, ma tengo a tenermi distante comunque.
"Ti confesso una cosa" mi dice, dopo qualche minuto di silenzio ad osservare il panorama dal nostro arrivo.
"Sono curiosa di sentirla" dico sincera.
Lei prende dallo zaino di scuola un quaderno, nero, di grandezza media e rilegato con anelli.
"Questo l'ho scrivo da quando ti conosco"
"É una storia?"
"Qualcosa di simile, qualcosa di più"
"Posso leggere?"
"Si, certo.. ma mi devi promettere che non giudicherai ciò che ho scritto, sono i miei sentimenti sul foglio"
Mi porge il quaderno.
Lo rigiro tra le mani, con l'insicurezza di aprirlo o no.
Se io un giorno mi mettessi a scrivere qualcosa, tipo un diario, la terrei ben per me, senza farla vedere a nessuno.
Quindi penso ci voglia davvero tanto coraggio a cedere una parte di te ad una persona così. E Gaia ne ha da vendere.
"Aspetta" le dico.
"Cosa?" Chiede lei che noto che é un po' tesa.
"Giuro lo leggerò quello che hai scritto, ma.."
"Ma?"
"Penso che dovremmo parlare un po' di più di altro. Sai, come te può essere difficile farmi leggere questo" e guardo sulle mie ginocchia, indicando il quaderno. Poi riprendo il discorso "per me é difficile ora leggere qualcosa di tuo. Mi rendo conto sempre di aver parlato io e so che insomma, vorresti raccontarmi qualcosa di più di te, ma io non riesco facilmente ad entrare nella mente degli altri." Mi fermo per prendere una pausa e noto che Gaia mi ascolta, in silenzio, con interesse e aspettando che finisca.
E allora riprendo "così come mi é difficile stare ad ascoltare le storie degli altri a quel corso. Sai, te ne avevo parlato"
"Si, me lo ricordo" chiarisce Gaia per farmi continuare.
"Ecco, ad esempio oggi ci sono riandata, ma non riesco davvero ne ad ascoltare ne a farmi ascoltare da nessuno. E.."
"E?"
"E mi sono accorta che solo con te riesco davvero a fare questo. Con te mi sento ascoltata, apprezzata e tutto. Ora, te mi stai proponendo di raccontarmi la tua storia e io giuro di provarci ad entrare a fondo, lo so che per te é importante. E se per te é importante, lo é anche per me. Ho solo bisogno del mio tempo"
"Se vuoi puoi portarlo a casa" fa Gaia.
"Lo puoi leggere con calma a casa" finisce.
"E come farai a scrivere le nuove parti? Cioè dico, non credo che scriverai altro, ma se ti viene voglia di parlarmi così?"
"Faró lo sforzo di raccontartele e le scriverai te o le scriveremo insieme. Sará una cosa solo nostra, che ne dici?"
"Vuoi scrivere ancora qualcosa prima che vada via?"
"Si"
Prende una penna dall'astuccio, mi prende il quaderno tra le mani e si va a sedere su un'altra panchina a scrivere qualcosa.
Poi me lo riporta.
"Tutto tuo"

Addio fottuti pensieriDove le storie prendono vita. Scoprilo ora