Giovedì 9 Novembre
Mi risveglio e vado a scuola.
Tra i banchi penso a ieri.
Ora, sono ufficialmente sottosopra, il pensiero di lei mi rimbalza nella testa di continuo. Razionalmente so che lei sta già occupando troppo spazio nella mia mente, ma non posso fermare il suo pensiero.
Una buona volta vorrei sbagliare nel modo giusto, ma ora non posso sbagliare. Devo mettere a posto dei puzzle dentro me, non sono ancora completa.
Il professore stamattina non l'ascolto.
Sono arrabbiata con me stessa, odio quando mostro tutta un'altra me.
Odio quando non mi importa più di nessuno e cancello tutti i messaggi.
È vero ho più chat inutili da cancellare, che persone vere da rincorrere, ma ogni volta mi sento sempre più vuota.
Come se ora questo vuoto avesse un nome, quando questo vuoto ormai ha più nomi.
Non è colpa mia se mi vengono gli occhi lucidi troppi spesso e devo nascondere le lacrime agli altri. Non è colpa mia se mi sono sentita usata.
Non è colpa mia se mi sento gettata via.
Non è colpa mia se tutte quelle persone che ho incontrato poi hanno deciso di non vedermi più perché non facevo per loro.
Non è colpa mia se sono capace di mettere il cuore in qualcosa e poi stare male , perché qualcosa non va.
Non è colpa mia se faccio la dolce e poi la gente si affeziona.
Non è colpa mia se mi affeziono facilmente e la gente si allontana.
Non è colpa mia se a volte non presto attenzione ai dettagli di chi ha bisogno di attenzioni e sembra ho la testa altrove, anche se farei di tutto per restare salda a terra.
Non è colpa mia se mi sento sempre fuori luogo.
Non è colpa mia se sto sempre male e so solo lamentarmi.
O forse si lo è, ho la colpa di tutto.
Che vado male a scuola, che sto da sola, che i miei mi trattano male e che sento un vuoto enorme.
Forse ho sempre corso troppo, ma cosa posso farci se mi sono lego facilmente?
Mentre sono invasa dei pensieri suona la campanella e l'ora dopo abbiamo ora buca.
Arriva una supplente che si presenta dicendo che insegna storia dell'arte, materia che assolutamente noi non facciamo. E mentre mette alla lim Picasso e cerca di spiegarcelo totalmente a caso, si avvicina a noi, passa tra i banchi e ci guarda in faccia dicendo
"Ragazzi dovete allontanare le cose negative dalla nostra vita."
Mi giro a tre guardi e guardo Mese pur di non guardare la prof. Mese fa lo stesso, abbiamo entrambe gli occhi lucidi a guardare l'azzurro degli occhi della prof, che ha uno sguardo strano. Pare ti scutra nel profondo.
"Anche te hai gli occhi lucidi" mi fa notare Mese.
"La droga è nell'aria"
"Minchia troppo, ma solo a me pare una drogata questa?"
"No, assolutamente, condivido" rispondo.
"Si, ragazzi, dovete sempre pensare positivo, come faccio io" dice la prof e fa un sorriso spastico.
"Mese scappiamo?"
"Subito" mi risponde Mese.
"Che ansia, ma chi ci hanno mandato a far supplenza?"
"Una spacciatrice" fa Mese.
"Ragazze di cosa state parlando?" Arriva Caso Umano che stava finendo di scrivere le cose dell'ora prima dal mio quaderno, talmente è veloce era rimasta indietro come al suo solito.
"Della supplente" le rispondo.
"Quale supplente?"
"Non ti sei accorta che c'è una pazza al computer che sta cercando di spiegarci Picasso?"
Caso Umano si gira verso la cattedra.
"Ahhh leiii" mi risponde tarda.
"Eh si"
"Non me ne ero accorta"
"Ma come? Ti sei persa la fantastica spiegazione di vita"
"Oh noo" Risponde Caso Umano come se avesse perso improvvisamente un braccio senza accorgersene.
"Prof mi può ripetere quello che ha detto?"
"Non ci credo" sussurro mettendomi la mano sulla fronte.
La prof si alza e rinizia il suo discorso di prima.
"Buon divertimento" dico alla mia compagna di banco.
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Addio fottuti pensieri
Romance[STORIA COMPLETATA] {Lesbian Story} [In questa storia sono presenti molti pensieri, spero non vi annoi] Beatrice é una ragazza che é stanca della sua vita, odia la sua solita monotonia, non sopporta la sua famiglia e la scuola che frequenta. Per s...
