42 Chiuso in bagno

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▪Angelo

"No, raga state fermi. Basta. Ragazzi basta prendermi le robe dall'astuccio e buttarle a terra. Vi prego. Ragazzi fate i seri" dico disperato mentre vedo il mio portapenne svuotarsi a terra.
"Sfigato, vatti a chiudere il bagno"
"Si, esatto vai a nasconderti"
"Raga ho un'idea migliore, chiudiamolo noi nel bagno"
"Bella idea"
I miei compagni mi prendono di peso.
"No, raga vi prego no"
Tutti guardano e ridono divertiti della scena, che sarà mai? É solo quello sfigato di Angelo, alto 1 metro e 50, magro e che non ha né la forza di rispondere né di fermare nessuno, che viene chiuso in bagno contro la sua volontà. Si, è davvero divertente.
Ora sono chiuso del bagno, le risate fuori sono finite.
L'intervallo é finito.
È ora buca, il ché vuol dire nessun professore in vista, il ché vuol dire che me ne starò due ore qui senza che nessuno mi venga a cercare o noti la mia assenza, che poi nessuno ha un motivo valido per venirmi a cercare, anche se tutti sanno che sono qui.
Sbatto forte i pugni contro la porta all'inizio, ma é inutile urlare aiuto, se mi sentono gridare come un bambino hanno un motivo per continuare.
Me ne starò zitto, seduto sulla tazza, a pensare al motivo perché ora sono qui e non sono lì a ridere con loro.
Se ci fosse qualcun'altro al mio posto, io non riuscirei a stare lì tranquillo a scassarmi dalle risate, sarei il primo che alla prima distrazione del gruppo andrei ad aiutarlo.
Magari non si sente bene, magari non gli piace stare lì, magari ha bisogno di un amico, magari non capisce che sono degli stupidi e se la prendono con lui solo perché é piccolo e indifeso, magari lui pensa di essere l'errore e di meritarsi tutto questo.
Forse mi sto sentendo male, odio i luoghi chiusi, mi manca l'aria. Non mi piace per niente stare qui.
"Aiuto, vi prego aprite"
Io credevo di essere loro amico.
Io non ho mai avuto amici.
Tiro un calcio alla porta.
"Vi prego soffro d'asma"
Non respiro.
Faccio avanti e indietro davanti alla porta.
Finché non mi accascio a terra.
"Aiuto, aiutami, vi prego"
Appoggio la schiena e mi metto la testa tra le mani.
Sto piangendo si.
Che direbbe mio padre?
'Non è un comportamento da uomo piangere'.
Papà fottiti, te giri sempre con una pistola addosso, nessuno si é mai osato neppure ad alzare il tono di voce con te.
Sbatto la testa contro la porta, solo che in quel momento la aprono e quindi cado a terra.
"Sfigato, ti piace il pavimento?"
Risate.
"Si, vuoi provarlo?"
"Cosa hai osato dirmi?"
"Niente, non importa"
"Ma quindi parli?"
"Gia"
"Stai già parlando troppo, quasi quasi ti faccio ritornare la dentro"
"Ti prego no"
"Puoi essere meno banale?"
"E cosa dovrei dire?"
"Lascia perdere, alzati muoviti"
"Ok" mi alzo.
"E ora risiediti"
"Ma.."
"Siediti"
Mi siedo. Mi da un calcio sul fianco.
"Alzati"
"No"
"Cosa hai detto?"
"No"
Mi da un altro calcio sul fianco più forte.
"Ti ho detto di alzarti"
Mi alzo.
Vorrei solo essere lasciato in pace.
A fine giornata torno a casa, mi tengo il fianco, mi fa male.
Mia madre è a lavoro, mio padre ha finito il suo turno da poliziotto.
Mi guarda, ma non dice niente.
Nella sua faccia solo disprezzo.
"Ti fai prendere a calci?"
"Già... mi faccio prendere a calci"
"Dovresti darli. Dovresti prendere esempio da me"
"Non ne sono capace"
"Vai in camera e stacci fino a chè quel fianco non ti passa, non ti far vedere più, se no mi fai venire voglia di darti il resto"
"Va bene papà"
"Non mi chiamare così"
"Va bene"
Non capivo mai perché mio padre mi odiasse così tanto, da grande non
diventerò mai come lui. È una promessa che faccio a me stesso e a tutte quelle persone che saranno il mio futuro.

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