46 Corpo

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▪Anna

Ti prego di non convincermi che più passa il tempo, meno divento importante.
Puoi farti un viaggio su di me, ma la condizione è : se mi sfiori, mi fai male.
Lo so preferisci farti un giro.
Tanti sconosciuti in questo periodo, vero? Nessuno di questi ti aggiusta però.
"Se proprio non mi ami, fai finta.
Sono abituata."
Come chi ha passato tanto tempo con me e mi ha lasciato andare come fossi nulla.
Apri gli occhi, smetti di credere a tutto quello che ti dicono.
Devo rimettere in ordine il casino in testa, un pezzo dopo l'altro.
Vivo il presente come fosse una continua attesa, chi entra nella mia vita domani?
Tiro un sospiro di sollievo quando la gente se ne va, non mi può più ferire.
Prenderò per buona la frase "il tempo cambia le persone"
Non mi importa più.
Come quando correvamo verso il mare e rimasi indietro a guardare il mio riflesso in una pozzanghera, sperai che si sarebbe accorto della mia mancanza, ma non lo vidi mai tornare indietro.
Mi paragono a quel mare, un posto dove si va quando ci si vuole divertire.
"Se ti dico che sto bene, tu ci credi?"
"No"
"Credici"
Tutti questi pensieri mi frullano in testa, quando l'ennesimo sconosciuto, da starmi addosso ora è fuori da casa mia, fuori dalla mia vita.
Forse mi sento meno sola, solo se ho persone addosso e in questo momento non ne ho.
Mi chiudo in bagno.
Le lancette dell'orologio sul muro segnano le 21, il rumore del tic tac mi fa impazzire.
Tic tac.
Tic tac.
Rimbomba, ho mal di testa.
Lo prendo e lo scaravento a terra.
"Ecco ora hai finito di fare tic tac."
Il telefono di casa suona, un altro rumore assordante.
Odio tutto questo caos, voglio solo silenzio.
Vado a rispondere al telefono.
"Pronto?"
"Si, pronto, ci sono i suoi genitori?"
"Le sembra che se ci siano stati, avrei risposto io?"
"Non ci sono quindi?"
"Cosa vuole da loro?"
"Li chiamo per illustrarli della nuova offerta.."
"Ma fottiti te e la tua offerta"
Le stacco il telefono in faccia.
Ritorno in bagno, apro il cassetto di fianco al lavandino e inzio a svuotarlo, ma dove l'ho messa?
Non ricordo più.
Già, evitando di descrivere questa scena posso dire che sono quel genere di persona stupida che si fa del male senza un motivo preciso, la sua vita le fa schifo senza un motivo preciso, non vuole più vivere senza un motivo preciso.
Si, insomma quelle persone che devono essere sempre tenute a vista, passare tanto tempo con gli psicologi e imbottitirli di pastiglie per dormire, ma come dire.. forse sarei così ora se qualcuno lo notasse, invece sono da sola a casa e nessuno ha mai osato farmi quelle solite domande stupide tipo "perché lo fai?"
Nessuno si interessa in ogni caso a me, quindi non lo faccio neanche per manie di protagonismo, lo faccio perché non provo niente.
Sono una persona tremendamente vuota, le persone si svuotano sempre dentro di me e per loro è divertente, una cosa figa, piacevole e pensano io sia contenta di farlo.
Io fingo, fingo sempre e fingendo accontento tutti.
Nessuno si accorge mai dei segni sul corpo, sono troppo concentrati a guardare il resto del mio corpo, dove le cicatrici non raggiungono la profondità, dove gli occhi cadono sempre pure quando nascosti dai vestiti, dove nascono i desideri più nascosti, dove si raggiunge la felicità con il tatto e non con le belle parole.
Il corpo così diventa un gioco di piacere da scoprire, prima sente il dolore, poi si sente scoprire di ogni paura.
Forse dovrei smetterla di essere così pessimista e concedermi a chi prima mi guarda le ferite, poi le ama.

Addio fottuti pensieriDove le storie prendono vita. Scoprilo ora