(28) Riallacciare i rapporti?

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Come i bambini
una piccola ombra
Una sfaccettatura
Si trasforma in un mostro
Questa è la tua paura
Diventare il mostro.
Me ne vado in giro cercando di togliermi dalla testa questi pensieri che mi stanno facendo impazzire, ma quando mi guardo intorno le case che mi circondano sono identiche l'una all'altra, proprio come le persone e ogni casa pare uguale alla sua.
Ogni persona che incrocio con lo sguardo pare lei.
Torno a casa e mi siedo sul balcone, guardo il cielo: è tutto illuminato, ci sono tantissime stelle nel cielo al buio e piano piano riesco a trovare il mio posto.
Non mi gira più la testa come prima.
E mi addormento, con il giubbotto sulle spalle e con la testa appoggiata alla finestra che da sul balcone.
"Beatrice vieni a dormire dentro" sento uno scossone alla spalla accompagnato da una voce maschile. Quando apro gli occhi però vedo solo la tenda muoversi dopo che qualcuno è rientrato in stanza.
Non credo di essermelo immaginato, era papà, ma è troppo orgoglioso per farsi vedere.
Quindi non lo inseguo e mi siedo sul letto.
Era da tanto che non si preoccupava di me.
Era tanto che quasi non esisteva.
E mi mancava.
Più di quanto mi aspettassi.
Da un lato sono arrabbiata, dall'altro so che sta provando a ricucire quello che si è rotto.
C'è veramente tanto da ricucire in me, ma ci si può provare.
Vuole riaprire la porta che aveva chiuso e mi sta bene anche se sono convinta che, a volte, una porta chiusa sarebbe meglio murarla. Mi sento come se stessi per fare, l'ennesima volta, un salto nel vuoto, perché comunque ci ho provato davvero tante volte e ogni volta non mi perdono per l'ultima possibilità concessa.
Spesso si arrabbia con me, solo perché non ho testa e non riesco a concentrarmi.
Ma io mi sento sempre accusata : 'non sai fare nulla di buono' lo trovo come un motivo per guardarmi dentro e forse la verità è che ultimamente non ho voglia di farlo. Non ho proprio voglia di farmi sminuire che già lo so fare benissimo da sola.
A partire dalla scuola, dove ho messo la barriera del non sapere nulla.
E i miei voti gravemente insufficienti dimostrano da soli che c'è qualcosa che non va, ma nessuno si osa mai chiedermi nulla. E sto andando sempre più alla deriva, ormai nulla può tirarmi su.
A volte sono soprattutto i miei a non chiedermi nulla, se non ad urlarmi contro.
Mi ricordo qualche anno fa, mi ricordo le urla di mio padre, mi ricordo la mia voce incrinata mentre parlavo. Mi ricordo che gli ero salita in braccio piangendo dicendogli "non arrabbiatarti con me, per favore" e lui mi aveva stretto tra le sue braccia come si abbraccia un estraneo, distaccato da me e aveva detto solo "non piangere". Mi ricordo che ero ritornata in camera a consumarmi l'anima di essere la figlia che mai desiderava e ora sono senza lacrime a cercare un rapporto che forse è mai esistito e mai esisterà, ma l'unica cosa che voglio è essere per lui qualcosa e non solo un prolungamento del suo cognome.
Come mi sento.
Ma c'è tanta strada da fare e deve essere lui a percorrerla, perché se mi avvicino io, mi getta a terra, calpestandomi, prima di arrivare. Ha sempre fatto così. Devo tenermi distante, scappare appena mi vede. Come facevo da piccola giocando a nascondino. Ora, nascondersi da lui è una difesa, non un gioco.
Credo che non finirà per niente bene questa situazione, ma magari chissá per una volta andrà tutto nel verso giusto? Già, magari.
Mi sdraio nel letto e mi addormento.

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