Fu una sensazione di umido sulle labbra che ridusse in frantumi il mondo dei sogni di Daenerys Targaryen. Sbattè le palpebre e si immerse nella freschezza del cuscino imbottito di piume e nei profumi esotici di Dorne. Uno spicchio di luce mattutina, riflettente contro le pareti di candida maiolica, penetrò nelle sue pupille e Dany si vide costretta a coprirsi gli occhi con la mano.
"Buongiorno mia regina." Come ogni mattina Jon l'aveva svegliata con un bacio e il suo volto sorridente si parò davanti al fastidioso sole. "Avete fatto bei sogni?"
Il suo re era così bello quella mattina, con i capelli più spettinati che lei avesse mai visto e uno sguardo mezzo addormentato talmente adorabile da essere capace di sciogliere i cuori più freddi. "Molti, mio re, e voi?"
"Altrettanti, ma nessuno di essi potrà mai eguagliare il sogno ad occhi aperti che mi è ora dinanzi."
"Come siete poetico!"
Toccò a Dany baciarlo questa volta e si arrampicò sul suo torace. Percepiva il cuore battente di Jon sotto il suo palmo e lo sentì aumentare, carico di amore, quando le sue nuvolette rosa si scontrarono con quelle di Jon. Nuvole che erano capaci di farle provare il gelo del Nord anche nel più caldo dei Sette Regni. Le loro fronti si posarono infine una contro l'altra.
"Sarà l'aria di Dorne." Il grigio di Jon travolse Daenerys come una valanga, quanto amava quel grigio... "O forse è il caldo che mi sta dando alla testa."
Dany rise e prese a giocherellare con i fili neri e riccioluti della sua barba. "O forse è perché dentro il vostro sogno ad occhi aperti dimora un altro sogno, dico bene?"
Le mani di Jon le cinsero le guance, grandi e ruvide come cuoio, e un altro bacio giunse a farle traboccare la coppa del cuore d'amore. Dany fece sì che quel bacio durasse, lento e passionale, uno dei loro primi baci sotto il sole dorniano. "La mia regina non sbaglia mai."
"Certo che no!" La mano di Dany giunse a colpirlo scherzosamente sul petto. "Io ho sempre ragione io fra noi due."
Rimasero entrambi un attimo in un reverenziale silenzio a guardarsi negli occhi altrui, a perdersi negli occhi altrui. E così il cinguettare dei passeri nel cortile, le grida divertite dei bambini delle piscine e le fragranze di arance e limoni divennero null'altro che rumori ovattati, distrazione di un universo che non apparteneva al loro. Perché in quel momento stavano navigando in laghi di ossidiana e di ametista e nient'altro importava se non quelle gite in barca nei loro animi.
Ma delle vocine irriverenti accorsero a spezzare quell'incantesimo. "Mamma! Papà!"
Meno di tre secondi dopo Rhaella e Aemon Targaryen stavano scalando il letto dei loro genitori, incespicando nelle lenzuola di lino con i loro piedini. La prima a giungere alla meta fu Rhaella che si fiondò subito nelle braccia della sua mamma e ne fu ricambiata con un caloroso abbraccio. Aemon la seguì filato e si diresse verso Jon, donandogli un buongiorno con un sorriso.
"Buongiorno tesori miei." Daenerys baciò dolcemente la testa della figlioletta. "Dormito bene?"
I due annuirono all'unisono e poi Rhaella affermò: "Ho fame."
Jon rise e le diede un affettuoso buffetto sul mento. "Allora sarebbe meglio se ci cambiassimo e scendessimo a fare una bella colazione, non trovate mia regina?"
La regina in questione rispose con una risata altrettanto gaia. "Avete ragione, mio re."
La colazione si tenne in compagnia del Principe di Dorne e della sua famiglia sotto un pergolato che dava direttamente accesso a una delle numerose piscine. Gli alberi di arance, rinomati nei Giardini dell'Acqua, li circondavano come un abbraccio e il loro profumo inebriava le narici dei commensali. I grossi e maturi frutti arancioni pendevano dagli alberi in attesa di essere colti e di finire nelle mascelle di qualcuno. Ma in quel momento quello che stava finendo fra le mascelle era yogurt fresco con noci, pane caldo ripieno di cioccolato, pesciolini del fiume Rhyone cotti alla brace e un bicchiere di latte ghiacciato. Un ricco cestino di frutta sostava al centro della tavola e pesche e uva finirono ben presto.
Il Principe Martell, il cui nome era Quentyn, siedeva dall'altro lato del tavolo insieme ai suoi due figli Arianne e Meryn. Arianne era la maggiore ed era l'erede di Lancia del Sole. Dalla pelle olivastra e dai magnetici occhi marroni, Arianne stupiva tutti per la sua bellezza di bambina giunta ormai al sesto anno di vita. Una lunga treccia corvina le ricadeva pigramente sulla spalla e andava a scontrarsi con il biancore del suo vestitino di lino. Meryn invece di anni ne aveva quattro e una vistosa chioma di boccoli neri gli ricopriva il capo.
"Dorne non prova più rancore per la tragica fine di Elia e dei suoi figli Vostre Grazie." Disse il Principe mentre con il coltello si apprestava a sbucciare una mela. "Essi sono stati vendicati quando la Montagna è finalmente morta. Ciò che Dorne vuole ora è vivere in pace."
"Tutti noi lo vogliamo milord." Rispose Dany posando la sua coppa di latte ghiacciato ormai vuota. "La pace è ciò che il reame invoca da anni."
"La pace è facile da invocare ma dura da mantenere." Quentyn aveva ora cominciato a tagliare la mela in spicchi. "Per questo prego gli Dei ogni giorno che voi siate in grado di farlo. State certi che nell'ora del bisogno Dorne e la Casata Martell saranno dalla vostra parte così come lo sono sempre stati fin dai tempi della prima Daenerys e di Maron Martell. Il Drago vola sotto il Sole."
"Vi ringraziamo per la vostra fedeltà alla Corona Principe." Jon rimescolò il suo latte in una breve girata della mano. "E.."
Ma prima che potesse pronunciare altro un urlo si sentì alle sue spalle e Aemon arrivò correndo ai piedi della sua sedia. Il principino gli tirò i calzoni e si strinse alla sua gamba. Nei suoi occhi Dany vi lesse la paura e le lacrime che scendevano a decorare le sue gote pallide sembravano confermarla.
"Cosa succede Aem?" Jon lo prese in braccio ma ciò non contribuì a far calare il timore nel bambino.
Il piccolo allungò un braccio per indicare qualcosa oltre la sedia. Qualcosa che si rivelò essere un pavone. L'uccello aveva aperto la sua coda e un ventaglio di smeraldo e oro si parò dinanzi agli occhi dei sovrani di Westeros. Le sue piume di zaffiro luccicavano al sole e il suo becco appuntito si spalancava, lasciando uscire un grido acuto. Gli occhi erano due bottoni neri e profondi.
Non appena capì la paura del figlioletto Jon rise e lo baciò sui capelli. "È solo un uccellino bambino mio, solo un pavone."
"One..." Aemon aveva smesso di piangere e ripetè le ultime lettere del nome dell' animale con un enfasi superiore al suo anno di età. Rimase immobile ad osservare il pavone.
"Sì, anche io sono stupito quanto te. I pavoni non sono una presenza così nota al Nord sai? Il freddo non giova alle loro piume sgargianti."
I presenti risero della battuta.
"I pavoni amano i Giardini dell'Acqua in compenso Maestà." Il Principe Quentyn osservò con un sorriso Aemon. "E credo che sarebbero molto contenti se le Loro Grazie approfittassero della bellezza di questo luogo."
I pavoni trovarono il loro desiderio esaudito. Le Loro Grazie decisero di farsi una nuotata in una delle numerose piscine. L'acqua era fresca e il pavimento a mosaico scintillava con le sue tessere blu, bianche, gialle e azzurre. Quando Dany vi si immerse una piacevole sensazione di freschezza le avvolse gli arti.
Finalmente del fresco in questo caldo torrido... Riemerse e si ritrovò con i capelli incollati al volto in un argenteo casco. Le gocce le scivolarono lungo il viso, le spalle e le guance tracciando ghirigori trasparenti.
Jon nuotava accanto a lei e la raggiunse per stringerla poi in un abbraccio. L'acqua gli ruscellava lungo i muscoli come minuscoli torrenti di montagna. "Ti piace allora tutto questo?"
"Certamente." Accarezzando i suoi capelli Daenerys notò che erano diventati una spugna riccioluta. "E a te? Ti stanno aiutando a non diventare una poltiglia sotto il sole dorniano mio nordico consorte?"
La risata di Jon le rimbombò nell'orecchio e un bacio arrivò sul suo lobo. "Se non mi sono ancora sciolto è grazie alla neve che ha per capelli la mia regina."
La sua regina dai capelli di neve gli rispose però con dell'acqua. Uno schizzo che finì a bagnare il viso di Jon Snow. "E che ne pensi dell'acqua? Quella non ti aiuta?"
Si rincorsero e si schizzarono nella vasca per un po', mentre intorno a loro alberi di arance offrivano ombra e ristoro e le loro risate si perdevano in quel labirinto di foglie e di frutti. Poi, quando il sole arrivò allo zenit, decisero di uscire e sigillarono il loro amore in un bacio di sale e di caldo.
STAI LEGGENDO
A Love of Spring
FanfictionSequel di "A Love of Ice and Fire" La Primavera è arrivata e i draghi sono tornati al potere. Ecco a voi alcuni momenti della vita quotidiana di Jon e Daenerys come sovrani dei Sette Regni... e genitori!
