I suoi figli marciavano imperterriti davanti a lei come due piccoli soldati, Robb in avanscoperta ed Olek poco dietro. Arya non li perdeva mai di vista. Per i suoi cerbiatti la Fortezza Rossa era immensa, un dedalo di corridoi, di stanze, di sale e di torri che svettavano al cielo come gli steli dei papaveri. Ogni angolo svoltato recava con sé una sorpresa: un arazzo narrante le eroiche imprese dei progenitori della dinastia Targaryen, un vaso prezioso dono di qualche emissario orientale, un mobile dai raffinati intagli o un busto di un Aegon, di un Daeron o di un Jaehaerys. Nei ricordi di Arya, la Fortezza Rossa era la tana dei leoni, il luogo dove Cersei aveva architettato la caduta della sua famiglia, il luogo dove Syrio l'aveva iniziata alla danza dell'acqua e le aveva dato il compito di cacciare ogni singolo gatto che infestasse il castello. I gatti regnavano ancora incontrastati, opulenti signori dalle vibrisse scintillanti come vetro, ma i loro orgogliosi parenti dalla criniera dorata non più.
Ora la Fortezza Rossa era ritornata ad essere l'altro dei draghi. Nella Sala del Trono, i vessilli Targaryen imperavano aldilà degli scranni di legno di Jon e Daenerys, maestosi nella loro stoffa d'un rosso brillante. Ogni volta che si soffermava ad osservarli, l'inflessibile Arya Stark percepiva un brivido scenderle lungo la spina dorsale. Quelle creature erano rare, enormi, enigmatiche. Erano capaci di sconfiggere in meno di un secondo un leone, un lupo o un cervo. Il Drago era potente. Il Drago ricordava e non dimenticava. Era questo che i grandi teschi neri pendenti dalla volta della Sala del Trono le sospiravano ogni volta attraverso le loro mandibole abbandonate dai muscoli e le loro occhiaie vuote. Quei teschi narravano la gloria di una dinastia ancestrale, quei teschi avevano assistito a buona parte della storia di Westeros come testimoni silenziosi.
Seguendo Robb ed Olek, Arya varcò il confine degli appartamenti regali. Si era inoltrata fino al Fortino di Maegor, il cuore stesso della Fortezza Rossa, la sede dell'intimità imperiale. Fin da quando si era stanziata nel castello con i bambini in attesa delle sue nozze, dovendo lasciare Gendry agli affari di Capo Tempesta, Arya era giunta lì almeno una dozzina di volte. Daenerys e Jon le avevano dato libero accesso e i suoi nipoti l'adoravano. Rhaella andava matta per Ago ma non per Robb, Aemon pensava dalle sue labbra ogni volta che lei gli raccontava le sue avventure e i gemellini stravedevano per le sue cure, sfoggiando con lei quella stessa dolcezza che riservavano ai loro genitori e ai loro fratelli. Non appena udivano o intravedevano anche solo uno spiraglio di Daenerys o Jon, correvano loro incontro sulle loro gambette grassocce ed esclamavano: "Mamma, mamma..." oppure "Papà, papà..." Quando Jon, in seguito al colpo beccato al torneo, era dovuto rimanere a letto per qualche giorno, Alysanne e Daeron avevano perennemente tentato di raggiungere la porta della camera da letto regale. Una volta ci erano riusciti ed Arya e Daenerys li avevano trovati intenti a picchiettare contro l'uscio ripetendo in continuazione: "Papà!"
I suoi gemelli invece erano tutta un'altra storia. Scapestrati, sarebbe stato il termine adatto per definirli. Insieme formavano un duo che era la disperazione di balie e governanti, conferendo a Gendry la libertà di definirli: diavoletti veloci come il lampo. Indubbiamente il suo futuro consorte aveva ragione, Arya lo ammetteva. Olek era la mente e Robb il braccio, il primo era riflessivo, il secondo impulsivo. Robb era un vero e proprio Baratheon, amante delle armi e dei tornei. Olek un nordico fino al midollo che imitava il canto dei lupi ululando anche in tarda notte. Se a due anni erano già tali, Arya non osava immaginare cosa sarebbero stati in seguito.
"Buongiorno Arya." Daenerys le venne incontro raggiante. Il suo vestito viola privo di spalle e adornato da un elaborato ricamo di candido pizzo cercava di contenere il ventre gonfio come una luna piena. Ancora tre lune e un altro piccolo Targaryen avrebbe animato quelle stanze. "Ti vedo felice oggi. È una bellissima giornata, non è vero?"
Bellissima e calda. A volte sentiva la mancanza delle nevicate estive di Grande Inverno, ma dopo tutto quel tempo passato nel Sud caldo e opulento, ancora più in basso delle Terre della Corona, Arya ci aveva fatto l'abitudine. Le sorrise, notando la piccola Alysanne in braccio alla mamma e Daeron aggrappato alla sua gonna. "Stupenda, ariosa e verde. Quelle sue pesti di Aemon e Rhaella sono rimasti nella nursery?"
"Hanno deciso di intraprendere una gita nelle stalle con le loro septe. Adesso amano i cavalli quasi quanto i draghi. Invece io, Dada e Aly ci stavamo imbarcando nella ricerca di Jon. Questa mattina al mio risveglio non era nel letto e non è venuto nemmeno a fare colazione. Tu l'hai visto?"
Arya alzò un sopracciglio, dubbiosa. "No, ieri sera ti ha detto per caso qualcosa?"
"Beh... adesso non va più ogni giorno a lavorare con i muratori. Stava revisionando qualche documento seduto sul letto quando mi sono addormentata ma ho pensato che da lì a poco avrebbe smesso e si sarebbe coricato al mio fianco." Daenerys si massaggiò il ventre sporgente con l'ausilio della mano libera. "Probabilmente si è rintanato nel nostro salotto privato. Andiamo a controllare."
Come Daenerys si inoltrò nel corridoio, Arya, Olek e Robb le andarono dietro. Non prima che naturalmente Alysanne avesse mormorato un dolcissimo "Awa!" allungando il braccino nella sua direzione. Bussarono alla porta del salotto, ma nessuno rispose. Allora, scambiandosi con Arya uno sguardo deciso, Daenerys decise di abbassare la maniglia. Lo spettacolo che si palesò davanti ai loro occhi per poco non fece soffocare Arya nel tentativo di trattenere una risata. Jon Snow, anzi, Sua Grazia Aegon Targaryen sesto del suo nome, aveva eletto come cuscino una marea di documenti e lettere. I suoi riccioli d'inchiostro si confondevano con l'inchiostro vero che si diramava sulla pergamena sottostante in meticolosi reticoli. La candela di cera d'api si era ormai consumata da tempo, lasciando come sua traccia un laghetto pallido e la piuma d'oca giaceva distrattamente posata su un trattato.
Avvicinandosi di soppiatto, Daenerys depose Alysanne sul pavimento e fece vagare una mano nel mare nero dei capelli di Jon. Lui mugugnò qualcosa, ma non osò levare le palpebre. Era ancora addormentato. Arya fece per svegliarlo, sfiorando la sua spalla con le dita, ma Daenerys la bloccò. "Aspetta. Ho in mente una cosa, lascialo dormire."
La cosa in questione si rivelò una colazione deposta su un vassoio d'argento. Pane caldo, soffice e imburrato, deliziose uova d'anatra strapazzate, latte fresco, fragoline di bosco e salsicce ben cotte che facevano venire l'acquolina in bocca, ecco cosa costituiva la colazione destinata a Jon. Ogni mattina, così spiegò Daenerys, Jon le faceva recapitare il primo pasto della giornata direttamente a letto. Ora lei intendeva ricambiare il favore
Scosse il suo sposo per la spalla."Jon.. è ora di svegliarsi..."
"Mmh... Dany..."
Lei sorrise, accarezzandogli i capelli. "Già, sono io mio piccolo draghetto di neve. Io, Arya, Daeron, Alysanne, Olek e Robb. Abbiamo qui una sorpresa per te, ma tu devi solo aprire i tuoi occhietti."
Un altro mormorio e un bacio sulla fronte da parte di Daenerys e finalmente le iridi grigie ed assonnate di Jon Snow si degnarono di mostrarsi al mondo. Buffo fu il risveglio del suo fratellone, perché, per l'effetto incollante della saliva, un documento gli rimase attaccato alla guancia. "Eh? Chi? C-Cosa?..." Uno sbadiglio.
"Ben svegliato fratello." Una volta, tanto tema prima, era sempre Jon Snow a scompigliare i capelli ad Arya. Ora fu lei a farlo, portando ulteriore caos in quella tenebrosa capigliatura. "Ronfavi alla grossa, se proprio vuoi saperlo."
Jon si tolse il foglio dalla guancia e sbadigliò. "E se proprio vuoi saperlo, fra queste scartoffie c'è anche il progetto del tuo matrimonio."
Fu solo dopo aver salutato Daenerys e averle augurato il buongiorno che Jon notò le leccornie disposte sulla scrivania. Spalancò gli occhi. "Wow! Tutto questo cibo è..."
"Per te amore mio" Daenerys concluse la frase. Si chinò sul suo consorte e lo baciò sulla guancia. "Ora mangia la tua colazione e non fare storie, ho solo voluto sorprenderti come tu fai con me ogni mattina. Quest'oggi non voglio vederti lavorare. Trascorreremo una lieta giornata tu, io, Arya e i bambini."
E, come una risposta, non appena Jon iniziò a divorare il pasto, Alysanne e Daeron presero a salterellare verso il bordo della scrivania, ben presto raggiunti anche da Robb ed Olek. Le due coppie di gemelli saltarono radiose, la più piccola esclamando felice: "Papà, papà!" e la seconda. "Gioco, gioco, gioco!"
Per Arya Stark si preannunciava decisamente una bella giornata.
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A Love of Spring
FanficSequel di "A Love of Ice and Fire" La Primavera è arrivata e i draghi sono tornati al potere. Ecco a voi alcuni momenti della vita quotidiana di Jon e Daenerys come sovrani dei Sette Regni... e genitori!