Passo per passo

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Finalmente dormiva.

Era stata un'impresa calmarlo e fargli chiudere gli occhi e ancor più arduo si era rivelato il convincerlo ad assaporare almeno una cucchiaiata di minestra. Non riusciva a mandare giù nulla, nemmeno la più microscopica briciola di pane. Da due giorni Jon Snow giaceva in quello stato, in perenne oscillazione fra un turbato sonno febbrile e l'emissione di sangue. Non aveva importanza se sanguinasse attraverso colpi di tosse, starnuti o vomitate: alla fine della giornata una moltitudine infinita di fazzoletti e panni chiazzati di rosso incorniciava il suo letto.

Ora almeno pareva aver trovato un po' di pace. E anche Daenerys poteva affermare lo stesso. Gli accarezzò la fronte ripensando ai momenti trascorsi. Ora dopo ora, minuto dopo minuto, la tubercolosi aveva asserragliato Jon nelle sue grinfie di sangue e sudore, facendolo gemere, tremare, urlare, scalciare, respirare in un modo flebilissimo e perdere ogni singola traccia di colore dal volto. Privo di nutrimento, il suo corpo aveva iniziato a dimagrire a vista d'occhio, lasciando ossa sporgenti a prendere il posto della carne. I lineamenti di Jon erano così smunti, i suoi occhi talmente infossati nei bulbi oculari cerchiati di nero che lo si sarebbe potuto scambiare per un cadavere.

Per fortuna così non era. Come le altre volte in cui la malattia l'aveva sfidato, Jon aveva dimostrato e continuava tuttora a dimostrare il suo valore, aggrappandosi fermamente alla fiammella della vita. Dany era orgogliosa di lui e cercava di infondergli forza come poteva: lei stessa l'aveva finora lavato, nutrito per quel poco che le era possibile, cambiato ed era rimasta al suo fianco ogni istante. Si era addirittura fatta trasportare un letto da campo per non perdere mai di vista Jon e i suoi bisogni. Per due volte il sole era sorto e tramontato, ma all'interno della stanza reale il tempo si era fermato a quella maledetta sera.

Aldilà di quelle quattro mura di pietra, la vita a Grande Inverno trascorreva immutabile, con gli illustri ospiti che si dilettavano in qualsiasi tipo di attività nell'attesa dell'importante cerimonia. Ancora pochi giorni e Arya e Gendry si sarebbero fusi in un solo corpo sotto gli occhi rossi, appiccicosi e tristi degli Antichi Dei del Nord e dei loro alberi diga. Pochi giorni... o solo uno? Daenerys non si era lasciata trascinare dalla disperazione questa volta, ma la sua mente era e continuava ad essere totalmente assorbita da Jon. Qualcuno ieri le aveva comunicato la data precisa ma ora lei l'aveva scordato.

Ufficialmente il Re si era ritirato per motivi di stanchezza, ma Dany era conscia che nessuno si era bevuto questa scusa. Molto probabilmente oltre quella porta pettegolezzi e storie più o meno fantasiose erravano fra le mura di Grande Inverno, saltando da orecchio a orecchio, da bocca a bocca e divenendo prelibate prede per altezzose matrone. Sperava soltanto che Sansa non li alimentasse o, peggio ancora, li partorisse. Non avrebbe osato sferrare a lei e soprattutto a Jon un attacco del genere.

Toc toc. Delle nocche contro l'uscio, qualcuno stava richiedendo la sua presenza. Dany degnò Jon di un'ultima carezza prima di voltarsi per accogliere l'ospite. "Avanti." Il suo tono fu come al solito basso per evitare di destare Jon.

Arya Stark avanzò nel locale in punta di piedi, gli occhi fissi sul suo infermo parente. Giunse alle sponde del letto e si passò una mano sulla fronte. "Dei... che caldo che fa qui dentro..."

"È il camino." Le fece notare Daenerys, indicandole con un cenno del capo l'enorme bocca spalancata che spandeva la sua lingua di fuoco ovunque. "Vi è stata una nuova nevicata nella notte e Jon ha bisogno di stare al caldo."

Chiarita la questione, Arya si sedette sulle coperte. "Come sta? Maestro Wolkam mi ha informato che la febbre è salita ancora."

Dany sospirò sconsolata, le iridi inchiodate a quel volto pallido come il gesso. "È vero. Le sue grida mi hanno svegliata questa notte e ho dovuto chiamare il Maestro. Jon era così caldo che pareva andare a fuoco, delirava su di me e la Barriera. Ora si è tranquillizzato, è riuscito a ingoiare qualche sorso di minestra e a chiudere occhio, finalmente."

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