La lama del coltello raschiava, scavando forme e dettagli nel pezzo di legno. Minuziosamente, Davos Seaworth incise l'elsa della spada del guerriero, ponendo particolare attenzione al pomolo rotondo.
Nel corso dei suoi lunghi anni trascorsi in mare, Davos aveva coltivato il passatempo dell'intaglio. Legno di quercia, di leccio, di ciliegio... non ne esisteva uno che non fosse passato dal suo coltello, molto spesso provenienti dai barili per il contenimento dell'acqua. Tuttavia era stato solo di recente che aveva iniziato a ricavare dai ciocchi giocattoli per i principini reali. Non aveva ancora realizzato un cervo, ogni volta che provava a intagliarne i contorni il pensiero di Shireen gli riaffiorava nella memoria e allora le sue mani non ne volevano più sapere di continuare, divenendo di colpo tremanti ed incerte.
I trucioli finivano sulla tenera erba ai suoi piedi, fiori di legno germogliati nel verde. Soffiando sul futuro balocco, Davos lo liberò dalla segatura e una nuvola di polvere danzò nell'aria, spiccando alla lama di luce che filtrava dal lembo sollevato della tenda.
Una luce che cadeva ad illuminare, come una goccia di diamante, il filo di bava che pendeva dalle labbra socchiuse di Aegon Targaryen. Disteso sulla sua sedia a rotelle, lo schienale imbottito e avente una marea di coperte sulle ginocchia, il legittimo sovrano di Westeros ed Essos si era abbandonato a un sonno esausto e Davos non aveva potuto fare altro che riportarlo nella tenda. La malattia lo stancava, ma presto sarebbe ritornato abbastanza in forze da permettersi di camminare e da tenere testa a una giornata intera senza bisogno di ritiri.
Vegliare su Jon immerso in quella pace era davvero un unguento per l'anima. La natura era fertile, il cielo limpido e le acque del Tridente poco distante risuonavano nella loro impetuosità. Davvero un ottimo momento per una sosta da viaggio, Davos doveva ammetterlo. Il ragazzo poi dormiva tranquillo, emettendo solo un lieve russare che faceva sorridere il vecchio contrabbandiere. Mai in tutta la sua esistenza avrebbe immaginato di essere incaricato di sorvegliare un re in un momento così intimo.
Non che lo importunasse, anzi, era l'esatto contrario. Jon era per lui come un figlio e di Daenerys poteva dire la medesima cosa. Apprezzava il dover dispensare consigli e essere considerato come un faro per la gioventù e i principini poi erano la dolcezza fatta bambini. Ora che finalmente aveva trovato un porto sicuro dove trascorrere gli ultimi e ingrigiti anni che gli rimanevano, che senso avrebbe avuto riprendere il largo?
"AIUTO!"
Per poco Davos non decapitò di netto il povero guerriero di legno. L'idillio era stato mandato in frantumi dal martello di una voce. Abbandonando il suo lavoro, Davos si alzò in piedi. Qualcosa stava accadendo, qualcosa di grave. Un altro grido e i capelli gli si rizzarono sul capo per il terrore. Persino Jon si svegliò di soprassalto, spalancando gli occhi e guardandosi intorno.
"Cosa... cosa sta succedendo?"
Davos tentò di rassicurarlo. Non aveva bisogno di tensioni nella sua situazione. "State calmo Maestà, non è nulla di gra..."
"AIUTO! MAMMA! PAPÀ!"
I tratti di Jon si deformarono per la preoccupazione. "Rhaella!"
E in un battito di ciglia era partito in soccorso dei suoi figli. Davos lo inseguì seduta stante, travolto da una valanga di timore. Fuori, l'accampamento era in preda al delirio e Davos ebbe la fuga e visione di una Daenerys urlante e pallida sulla riva del fiume. Stringeva a sé i figli maggiori mentre non staccava lo sguardo dai minori: Daeron e Alysanne Targaryen lottavano contro il flusso irrefrenabile della corrente aggrappati strenuamente a una roccia. Con tutte le forze che il suo corpo infermo potesse permettersi, Jon arrivò sulla sponda e in men che non si dica si tuffò.
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A Love of Spring
FanficSequel di "A Love of Ice and Fire" La Primavera è arrivata e i draghi sono tornati al potere. Ecco a voi alcuni momenti della vita quotidiana di Jon e Daenerys come sovrani dei Sette Regni... e genitori!