Antiche mura di memoria

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Furono il sole e le sue carezze di luce a destarla, scivolando dolcemente sulla sua pelle. Daenerys si svegliò con ancora sulle labbra il sapore del suo Jon e si crogiolò nella morbidezza delle lenzuola. Era ancora presto, il mondo era sospeso fra la veglia e il sonno, fra il giorno e la notte, cristallizzato nella rugiada che grondava dai prati smeraldini. Stette ad occhi chiusi ad ascoltare il richiamo dell'usignolo, là fuori, sulle fronde del melo e provò a immaginarsi quale intensità amorosa rendesse possibile quel melodioso canto al piccolo volatile.

Lei conosceva perfettamente il dolore che infliggevano i dardi dell'amore. La sera prima uno di essi l'aveva colpita, facendole sanguinare il cuore e infiammare l'anima e la danza di corpi, carni ed essenze che ne era seguita l'aveva prosciugata di ogni energia. Dany aveva assaggiato i nettari più dolci, si era dissetata alla fonte più fresca e aveva visto la camera del tesoro reale. E che meraviglioso tesoro si celava fra le gambe di Jon Snow...

Girò il capo e si ritrovò faccia a faccia con lui. Jon dormiva supino e nudo come il giorno in cui aveva respirato per la prima volta, i riccioli scuri ricadenti sul viso come un ramo di datteri orientali, il torace esposto e puntellato di fiori color sangue e la sua virilità ancora umida e luccicante del suo seme, una lancia di porcellana smaltata. Pareva un adone, un dio, una creatura fatata dotata di quella bellezza sovrumana degli antichi miti. La bellezza di Valyria, si ritrovò inavvertitamente a pensare Daenerys, i tratti unici dei Signori dei Draghi congiunti a quelli dei Primi Uomini. Ancora una volta l'unione del Ghiaccio e del Fuoco creava meraviglie e rarità.

I suoni della natura che si ridestava aldilà della parete di stoffa della tenda reale non disturbavano affatto il sonno di Jon. Lui procedeva con il suo russare per metà soffocato dal cuscino, immerso in chissà quale idilliaco sogno. Osservando i suoi tratti distesi e rilassati, Dany immaginò che l'argomento dovesse essere lei o i bambini oppure Lady Lyanna.

Già, Lyanna e Rhaegar.

Meno di tre giorni prima avevano dovuto dire addio alle Terre dei Fiumi per quelle della Corona e l'ultimo maniero prima del confine dove avevano potuto albergare per la notte era stato Harrenhal.

Harrenhal. Un nome che per molti rappresentava da sé una maledizione. Qualunque dinastia avesse mai avuto in pugno l'ancestrale e labirintica fortezza di Harren il Nero alla fine si era dissolta come polvere al vento. Un sortilegio incombeva su quelle mura, una magia pregna di sventura e di fantasmi che si diramava per le torri incenerite e per i corridoi decorati dagli spifferi d'aria. Alla vista di quel gigante di pietra che incombeva su di lei, una sensazione d'angoscia aveva abbracciato Dany e non si era congedata da lei fino alla mattinata successiva, quando il corteo aveva ripreso la sua rotta verso la Capitale.

Harrenhal era buia, gelida, immensa, vuota, tetra, decadente, invasa dai topi e dai ragni e illuminata da cattive stelle. Era lì che decenni prima un campo di vessilli sgargianti garrenti al vento era stato piantato per volere di Rhaegar Targaryen, Principe di Roccia del Drago. Le lame si erano incrociate, i cavalli avevano nitrito sotto lo sfarzo di gualdrappe e di redini pregiate, i calici si erano scontrati per augurare anni di pace e prosperità ai Sette Regni e un amore era sbocciato. Un amore destinato a produrre un sovrano e a svanire poi in un turbinio di petali bluastri e insanguinati.

Jon si era dimostrato stoico dinanzi alla piana dove lo giostra di Rhaegar aveva avuto luogo e dove, in seguito al suo trionfo, aveva deposto sul grembo dell'unica figlia di Lord Rickard Stark una corona di rose blu dell'inverno. Stoico come una statua, indecifrabile e silente. Non aveva proferito parola fino a quando i suoi piedi non avevano oltrepassato la soglia dei loro alloggi.

"Qui si sono incontrati. Dany, tu pensi che Rhaegar fece la cosa giusta nel premiare mia madre Regina d'Amore e di Bellezza?"

Dany gli aveva risposto con un sorriso smagliante. "Se non l'avesse fatto ora tu non saresti qui, perciò per me ha fatto una cosa più che giusta. Lui mi ha donato il mio Aegon."

Un Aegon che adesso stava tentando in ogni modo di svegliare. Si arrampicò sul suo torace, deliziando dei suoi respiri e del battito del suo cuore, e una volta giunta in quel punto chinò il capo per baciare sulle labbra il suo nipotino. Un bacio e nessuna risposta. Due baci e un mugugno assonnato. Tre baci ripetuti uno in fila all'altro e un paio di occhi si schiusero dinanzi a lei, scintillando vividi quando incrociarono le sue ametiste.

"Buongiorno mia regina..." Jon sbadigliò senza ritegno. "Dormito bene?"

"Benissimo mio Khal Aegon." Fu la risposta. "Domani rientreremo ad Approdo del Re, sei contento?"

"Basta che perseveri in questa tua sveglia e io sarò sempre contento. Per domani prevedo giubilo e... qualcuno qui ha fame!"

Non si sbagliava. Dalla culla di Jaehaerys un pianto disperato si era levato, fondendosi con l'ululato del suo metalupo. Le iridi verdi del cucciolo brillarono eccitate quando Dany accorse a soddisfare le richieste del suo piccolo khalakka. Sollevandolo e prendendolo in braccio, potè constatare tutto il suo peso. Jae non era più lo scricciolo dai ramoscelli per dita ma un pasciuto e rubicondo neonato con una chioma di sassolini d'ossidiana. Tante e adorabili pieghe di grasso avevano iniziato a fare la loro comparsa sui suoi arti.

Una volta raggiunto il capezzolo del desiderio, Jaehaerys vi si attaccò vorace, risucchiando il latte e arrossando il seno di Dany. Lei non osò staccare gli occhi dalla sua boccuccia intrisa del bianco liquido e dalle sue pupille di nebbia. Era una magia, un incantesimo.

"Mamma!"

Un incantesimo che la incantò al punto da non avvertire l'entrata e il balzo sul letto dei suoi quattro altri tesori. Rhaella si inginocchiò sul materasso e l'attese trepidante insieme ad Aemon, i gemelli invece corsero filati da Jon e lo sommersero di baci. Non mollando mai Jae, Daenerys li raggiunse. Lasciò che la sua principessa l'abbracciasse e che il suo principino la baciasse sulle guance.

"Oggi voglio cavalcare!" Proclamò Aemon estasiato. "Un cavaliere lo fa, posso mamma?"

Dany rise e scosse la testa. "Temo che sia ancora troppo presto piccolo mio."

"Ma io sono un cavaliere, sono Aemon il Gentile!"

"E lei è la tua mamma." Si intromise Jon. "Anche i più intrepidi cavalieri danno ascolto alle loro mamme. E poi non molti sono capaci di sopravvivere alla temibile prova del solletico!"

E così ebbe inizio una vera e propria corsa per far vedere l'invincibile Aemon il Gentile attraverso il suo punto debole: il solletico.










Aveva ricoperto questa carica per due volte e non si sarebbe mai aspettato di ricoprirla una terza. O che almeno la proposta per essa non giungesse quando la carovana reale si stava rimettendo in marcia e la mattina era un tripudio di vita e di colori. All'inizio fu preso un po' alla sprovvista e la titubanza dominò in lui.

"Ma Maestà... io sono solo un povero vecchio che ha trascorso quasi tutta la sua vita in mare... come posso tenere le redini di un reame?"

Daenerys e il suo sorriso vennero a rassicurarlo. "Appunto per questo Ser, voi avete accumulato esperienza sulle vostre spalle e noi al contrario siamo ancora giovani e per certi versi inesperti. Abbiamo bisogno di una guida, di un faro."

"I vostri consigli si sono dimostrati fondamentali per me mio buon amico." Continuò Jon. "Mi siete stato accanto nei momenti di sconforto proprio come farebbe un padre e per questo io e mia moglie vi chiediamo di essere un padre per tutto il reame."

Padre, il ragazzo mi considera come un padre. Gli occhi di Davos luccicarono per quel pensiero. Ora ne era certo: gli Dei gli avevano strappato un figlio nella Baia delle Acque Nere per fargliene trovare un altro in Jon Snow. E per donargli una figlia in Daenerys Targaryen. Annuì e si inchinò. "Sarà un onore per me servire voi e tutto l'Impero per gli anni che ancora mi rimangono."

La spilla a forma di mano dorata cadde nel suo palmo e le voci dei suoi regnanti si fusero in una sola.

"Alzati Ser Davos Seaworth, Primo Cavaliere del Re e della Regina."

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