Erano di nuovo insieme.
Daenerys e l'eretico parlavano di nuovo fra di loro sotto il pergolato, dall'alto della sua finestra Arya era in grado di vederlo. La rabbia le fluì nelle vene. Daenerys non si doveva fidare di quell'uomo e nemmeno Jon. Era un folle, un essere malvagio che presto avrebbe soggiogato le menti dei sovrani. Arya riconosceva il male quando lo vedeva. Il sole conferiva riflessi d'argento ai capelli di Daenerys e faceva luccicare la cintura dorata che le cingeva i fianchi, ma non si stava dimostrando altrettanto generoso con Fratello Grogyr. I sudici capelli del penitente erano un groviglio scuro che decorava un cranio deperito. E, come due pietre incastonate nella profondità di una caverna, due occhi di onice spiccavano nel bel mezzo di quella poca carne. Due occhi che Arya non aveva mai avuto modo di incrociare, ma che a detta di tutti erano calamite. Ad Arya l'aspetto di Fratello Grogyr ricordava quello di un cadavere in decomposizione: tutto ossa, niente carne e ciuffi di capelli.
La sua mano scese ad accarezzare l'elsa del pugnale. Avrebbe dato qualsiasi cosa perché Jon fosse al sicuro e lo stesso poteva dirsi per Daenerys. Dopo aver visto quanto fosse pentita e quanto amasse Jon, la sua famiglia e il suo popolo, l'opinione che Arya si era fatta su di lei a Grande Inverno era cambiata. Giudicare una persona di primo attrito non si era rivelata la scelta migliore. Adesso Daenerys era sua regina e sua amica e, da amica, voleva preservarla da conoscenze pericolose. E quell'eretico era una conoscenza pericolosa, Arya lo sentiva. Jon e Daenerys avrebbero dovuto allontanarsi da lui il prima possibile.
Non mi fido di nessuno di quegli Umili Fratelli. Quei fetidi sacchi umani avevano di recente invaso le strade di Approdo del Re, allestendo tende e occupando posti su posti nelle taverne. Le loro preghiere si alzavano al cielo con il levar del sole e si spegnevano con il calare della sera. Da quando Fratello Grogyr era entrato nelle grazie della Regina per aver curato Jon, anche tutta l'orda eretica l'aveva fatto. Erano eretici per i seguaci dei Sette, non per coloro che adoravano gli Antichi Dei del Nord come Arya, ma ogni qualvolta li osservava un brivido le percorreva la spina dorsale.
Dovevano andarsene il più presto possibile.
Arya decise finalmente di aver un incontro con il Fratello Grogyr. Lo trovò in un cortile interno della Fortezza Rossa, seduto nel bel mezzo di due colonne e intento a pronunciare silenti orazioni. Nessuna parola abbandonava le sue labbra, ma esse si muovevano seguendo i contorni invisibili dei ricami d'inchiostro decoranti il libro che aveva in grembo. Pregavano sempre questi eretici, sembrava vivessero solamente di elemosina e preghiere.
E orgie. Si ricordò Arya. Le casse dei bordelli si erano notevolmente riempite con l'arrivo degli Umili Fratelli. A passi felpati Arya si avvicinò a Fratello Grogyr, inspirando nel mentre il profumo degli aranci che decoravano il cortiletto. Due pupille vacue si alzarono ad osservarla.
"Buon pomeriggio Giovane Lupa."
"Il mio nome è Arya Stark." Ribatte Arya già seccata. "E tu sei colui che chiamano Fratello Grogyr non è vero? Il guaritore di Sua Grazia il Re dalla sua... febbre."
Ufficialmente Jon era stato vittima di una febbre particolarmente alta. Affinché l'immagine appena rafforzata della monarchia non venisse indebolita Daenerys aveva ritenuto opportuno nascondere la vera natura della malattia di Jon.
"Non sono io che l'ho guarito, sono stati gli Dei nella loro bontà." Fratello Grogyr alzò un dito ossuto verso il cielo. "La Madre l'ha baciato dolcemente e il Guerriero gli ha ridonato forza. Sua Grazia è un Drago, un Drago di Valyria, e i Draghi di Valyria non possono essere deboli."
"Tu e i tuoi amici predicate degli Dei ma i vostri atti non sono così santi." Disse Arya. "Si dice che giacciate con numerose donne e che facciate uso di erbe che annebbiano la mente. È vero?"
"È vero." L'eretico si alzò, poggiando il libro sul muretto e non distogliendo lo sguardo da Arya. "Doniamo un significato alla parola amare. Amare sul serio, amare con fuoco. Gli Dei ci hanno donato i nostri organi per amare..."
Si avvicinò ad Arya.
"... e chi siamo noi per disubbidire al loro volere? Solo terra e polvere e fango, creature nate dal terreno e che al terreno torneranno. Dobbiamo cogliere l'attimo, dobbiamo amare. Amare i nostri fratelli, uomini e donne che siano, amare i nostri sovrani, mandanti degli Dei sulla Terra. Dopotutto, quale fra le bestie è la più maestosa? Il drago. Scaglie luccicanti e respiro infuocato, tante vite abbracciate dall'ombra delle sue ali spalancate. I draghi sono i sovrani del mondo e noi dobbiamo servire la loro dinastia."
Fratello Grogyr era ora a pochi centimetri dal viso di Arya. Il suo alito la investì in faccia. Sapeva di aglio e di pesce marcio. Arya tenne testa a quello sguardo profondo, non interrompendo il filo che si era creato fra le sue iridi grigie e quelle scure di Fratello Grogyr.
"Se tutti dessimo retta ai nostri istinti carnali cosa ne sarebbe del mondo Fratello? Saremmo allo stesso livello delle bestie. Il mondo è retto da leggi, da un ordine. E voi non potete ribaltare questo ordine."
Una mano magra si posò sulla sua. "Beh, intanto una cosa possiamo farla: ubbidire al volere degli Dei, io e te."
Questo era troppo. Tutto il corpo di Arya fu scosso da un brivido di ribrezzo e in men che non si dica la lama scintillante e appena lucidata del pugnale stava accarezzando la gola di Fratello Grogyr, bloccando il suo pomo d'Adamo. Le dita di Arya strinsero sull'impugnatura e la sua voce si fece tagliente come l'arma stessa.
"Tu e la tua banda di idioti abbandonate subito questo posto e non osate più farvi vivi. Prova solo a sfiorare con un dito mio fratello, mia nuora o i miei nipoti e ti ritroverai infilzato da parte a parte con un Ago e i tuoi Dei non potranno più salvarti allora, sono stata chiara?"
Nessuna risposta.
"Sono stata chiara?!"
Un debole annuire fu la risposta che ottenne e allora, senza più nulla da dire, Arya Stark se ne andò.
Quella sera lei, Sansa, Davos, Tormund, Samwell e Tyrion decisero di chiarire una volta per tutte la situazione con Daenerys. Quest'ultima non si dimostrò d'accordo con le loro opinioni.
"Fratello Grogyr ha guarito Jon." Ripetè la Regina per l'ennesima volta dopo che le erano stati esposte le nefandezze degli Umili Fratelli. "Senza di lui a quest'ora mio marito sarebbe un freddo cadavere per la seconda volta e-e... e... non potete fare di tutta l'erba un fascio! Non ho mai veramente creduto in nessuna divinità, nemmeno dopo essere stata riportata alla vita dal Signore della Luce, ma forse qualcosa esiste, qualcosa che vada oltre la nostra comprensione."
"Potrà anche esistere Maestà." Intervenne Ser Davos facendosi avanti. "Ma non deve essere predicato come lo è dagli Umili Fratelli. Essi sono un danno all'immagine del Credo e della monarchia. Chi mai vorrebbe fare un'alleanza con un sovrano che lascia dei, perdonate il mio linguaggio colorito, puttanieri liberi per il suo paese?"
"Ma uno di quei puttanieri è stato capace di ridarmi Jon, di riportarlo a me..." Una patina lucida si formò immediatamente negli occhi di Daenerys, Arya la vide brillare alla luce delle candele. Sapeva che la sua regina era appena uscita da una situazione disperata e la disperazione può portare a credere in tutto, ad accettare qualunque cosa pur di liberarsi di quel peso che si ha sull'anima.
"Lo sappiamo Vostra Grazia..." Aggiunse Sansa posandole comprensiva una mano sulla spalla. "Ma..."
"Ma nulla." La interruppe bruscamente Daenerys. I suoi occhi si focalizzarono sulla porta che conduceva alla stanza reale, all'interno della quale Jon stava dimorando. "Jon si è appena addormentato e non voglio che le nostre voci lo sveglino. Ha cominciato a starnutire questo pomeriggio, nulla di grave, solo una serie di starnuti passeggera. Gradirei andare a coricarmi anch'io se non vi dispiace..."
Ma proprio allora un grido si levò aldilà della porta, allertando tutti i presenti.
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A Love of Spring
FanfictionSequel di "A Love of Ice and Fire" La Primavera è arrivata e i draghi sono tornati al potere. Ecco a voi alcuni momenti della vita quotidiana di Jon e Daenerys come sovrani dei Sette Regni... e genitori!
