P.O.V.
Ian
La notte risplende cupa attraverso il vetro perfettamente lucidato di queste finestre mentre con i fascicoli in mano delle vincite, presi sotto indiretto ordine di Monty nello studio di Richard, torno indietro fino alla porta di ingresso, prima che una musica mi arresti.
Le sue note dolci mi spingo a ricercarla mentre la sua melodia lenta a tratti si disperde nella casa sfiorando gli alti soffitti delle stanze, accarezzando il tessuto delle tende, il morbido rivestimento dei mobili, finché non mi congiunge a sé, in questo grande salone con solo un piano presente al suo centro, e il suonatore che ne risveglia le note.
William è a capo chino sulla tastiera del piano a coda intento a mantenere la sua schiena rigida e la posizione eretta di fiera nobiltà, lasciandomi correre con lo sguardo lungo il suo abbigliamento totalmente scuro e informale, analizzando a pieno ogni sua mossa. Suona privo di spartito questo famoso accompagnamento facendomi scendere mio malgrado a patti con la sua maestria mentre mi dipingo una smorfia in viso, a dimostrazione della mia reticenza nel notarla.
Al seguito di quest'analisi le sue dita si muovono attente verso i tasti più acuti e dopo una piccola catena di suoni il motivo arriva al suo apice, bruciando nella cenere della sua viva fiamma, fino a spegnersi.
<E' stato mio padre a insegnarmi a suonare>, spiega alla mia presenza affatto passata inosservata come nemmeno contavo fosse, prestandomi quindi la dovuta attenzione quando si volge a me fissandomi in viso.
<Uno dei molti talenti di Richard Lee>, constato evidenziando l'ovvio, ed i suoi occhi si restringono, prima di pormi una sconveniente domanda.
<Da dove vieni Ian e perché credi che mio padre si fidi così tanto di te?>
<Vengo da un posto privo di lussi, e quando ho interrogato con la medesima domanda il signor Lee riguardo la sua fiducia mi ha risposto di averla solo perché sente di rispecchiarmi in me. Crede che siamo simili, tutto qui>
Sorride a queste parole, passandosele tra le labbra un'istante dopo. <Simili, uh?>
Non rispondo, lasciando che siano i suoi soli pensieri a condurlo verso dove più desidera. Riesco quasi a scorgere i meccanismi interni alla sua mente, pur non riuscendo a comprendere il loro fine, mentre continua a svettare il suo sorriso, affatto timido o vittima dell'imbroglio. Capisco il suo sincero sentimento e la confusione mi accoglie sotto le sue vesti, non lasciandomi altra via.
<Forse lo siete davvero ... sapevi che pure mio padre, un tempo, è stato povero? Devi aver notato la stanza costantemente chiusa a chiave del piano superiore.
È il nascondiglio per i suoi cimeli, ed io ne possiedo la chiave. Vuoi scoprire i suoi segreti, caro, simile Ian?>
Il ricordo della notte in cui tenevo Dafne ubriaca tra le braccia bussa alla porta della mia coscienza, ripristinando l'istante esatto della scoperta di quello sgabuzzino.
<No>
<No?> Domanda incuriosito, ma io sono sempre più ferreo.
<No>
Se solo fosse una delle molte prove lasciate come una scia di briciole da suo padre adesso potrei dire di averla superata, ma l'espressione di William non lascia intendere nè vincitori nè vinti facendomi sospettare del fine che potrebbe trarre da tutto questo.
<Sto per partire, ho delle questioni da dover sistemare. Potrei lasciare accidentalmente la chiave nella toppa e mio padre non ne saprebbe niente. Saresti libero di curiosare all'interno, magari scomparendo qualcosa in grado di fare luce alle tue idee ma stai attento a prendere o desiderare le cose d'altri. Volere è peccare>
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Ali di farfalla
Romance[COMPLETO] *Tutti i diritti riservati* (Certificazione Patamu) Tre amici, fin dall'infanzia. Megan, Caleb, ed Ian. Tre amici, si, ma totalmente differenti di carattere, di cuore, con una vita vissuta in comune sulle strade sporche di povertà dell'o...
