P.O.V.
Megan
Mia madre ha provato qualunque cosa per tentare di tirarmi su: dall'altra parte della casa continuava a discutere di argomenti inutili, affinché non mi sentissi abbandonata mentre la vedevo sparire, oppure si destreggiava, presa da un raptus di puro odio, in un acceso scontro verso gli uomini.
Ma io non odio Caleb.
Il problema è che lo amo troppo.
Probabilmente più di quanto potrà mai riuscire a fare lui.
Dunque non è la supremazia del nostro gene caratterizzato dal cromosoma X che tengo a far valere. Quello che voglio è semplicemente un silenzio in grado però di non farmi sentire sola, e per assurdo so dove trovarlo.
Nel mezzo di una delle molte spedizioni di mia madre verso la cesta di panni esco di casa in silenzio, percorrendo una strada che ormai da anni è impressa nella memoria.
Il portone del suo ingresso sembra prendermi in giro, ma io non ho più la forza per provare anche solo a ribellarmi, batto contro quello scuro legno e attendo il sopraggiungere lento di passi.
<Megan ...>
<Ian non è ancora tornato?>, chiedo a suo padre che con uno sguardo triste muove la testa in direzione di un lento no. Capisco. Avrei tanto voluto parlargli.
<Ti va di entrare?>
<Grazie ...>
La mancanza di una figura femminile è presente a chiare lettere nell'estetismo della casa senza che questa manchi però della dovuta pulizia: il locale è semplicemente grigio e triste, essenziale ma accogliente come era stato già altre volte in passato.
<Ian non mi ha detto dove vive adesso ma puntualmente, ogni due settimane, mi spedisce una busta con dentro del denaro>, mi spiega con pazienza, prendendo la busta in questione. <Questa è già la terza che ricevo, così ho fatto domande, per capire da dove provenisse. L'unico postino di questa assurda città è un mio amico, prende direttamente lui la raccomandata e lo fa sempre dal banco di accoglienza di un B&B a tre ore da qui>
Ascolto impaziente ogni parola che i suoi occhi brillanti si spingono a dirmi, ricevendo con precauzione quel vento di novità.
<Puoi raggiungere mio figlio con il treno, e dopo usufruire di un taxi, se questo può farti stare meglio. Tieni, i soldi del viaggio te li lascio io e questo è l'indirizzo dell'albergo. Ora hai tutto il necessario per poter partire>
Afferro come un'automa il pezzo di carta ed i soldi che in un altro momento avrei rifiutato poi sollevo gli occhi verso il sorriso dell'uomo, e provo in tutti i modi a ricambiarlo.
P.O.V.
Ian
Questa strana libertà è una trappola nella quale Richard mi obbliga a vivere, costringendomi a movimenti sempre più stretti, attenti.
Secondo le regole della tortura di un'abitudine stamani, alle prime luci, mi sono recato nel suo studio al fine di raccogliere i dovuti ordini e non una parola ha fatto riferimento all'accaduto, nessuno sguardo indagatore di Monty mi ha rimproverato della disobbedienza avuta verso un tacito ordine; quello di farmi da parte, e lasciare che fossero loro ad equilibrare la bilancia della personale giustizia.
L'omissione non è altro che una conferma, Richard ha svelato le proprie carte, rivelandomi quanto poco realmente si fidi di me.
Tiene le distanze, riflette sulla prossima scelta da compiere, l'attribuzione dei futuri incarichi legati alla mia permanenza come allibratore in un immaginario più o meno vicino, ed io da parte mia ho deciso di adottare lo stesso stratagemma.
Restare in disparte e ragionare su come riuscire a contrattaccare è la scelta migliore. La sola che mi congedo.
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Ali di farfalla
Romance[COMPLETO] *Tutti i diritti riservati* (Certificazione Patamu) Tre amici, fin dall'infanzia. Megan, Caleb, ed Ian. Tre amici, si, ma totalmente differenti di carattere, di cuore, con una vita vissuta in comune sulle strade sporche di povertà dell'o...
