67- Cento vite per un bugiardo

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"Bugiardo più che mai
Più incosciente più che mai
Che tristezza però
Un amore con te."

Bugiardo e incosciente - Mina, 1970.

P.O.V.
Samuel

La marcia scandita dal ritmo degli scarponi dei militari vibra nella mia testa come l'eco di un tamburo e genera in me la stabilità di una posa disciplinata che avevo perso da tempo.
Con orgoglio, Carlail nota il mio mutamento, e sorride sincero accomodandosi alla scrivania.

«Vedo che hai ritrovato il tuo vecchio rigore, McGuire.»

«Ho solo fatto quanto mi hai richiesto.»

«E come è stato?»

Sorrido nel rivedere nella mente l'odio che Francis mi aveva riservato in certi momenti, accostato alla sua totale vulnerabilità in altri.

«Divertente.»

«Non temere, quel ragazzo ti vuole ancora bene e non ti ha dimenticato. Sei una figura importante per lui e sono certo che nell'esercito stia ancora dando prova del suo valore.»

«E per quanto riguarda il nostro, di valore, invece?» Carlail tace, fissandomi con precauzione dal basso. Non ho mezzi termini da valutare. «Cosa possiamo dire nei nostri riguardi? Sono passati già quattordici mesi e ancora non li abbiamo catturati.»

«Non è semplice, Attila.»

«Per quale ragione? Abbiamo ricevuto due confessioni, da parte di Hasim, loro mandante, e Rais, loro collaboratore.»

«Le prove sono sparite dal tribunale.»

«Che cosa?» Sgrano gli occhi, pensando a quanto questo ci abbia fatto perdere mesi importanti caratterizzati dall'attesa di un responso. Non perdo il colpo alla sua affermazione. «Allora facciamoli tornare qui a replicarla!»

«Non è solo questo, Attila, e lo sai. Qualcuno, dall'alto, ci sta impedendo di fare il nostro lavoro. Spariscono le prove ed aumenta la latitanza dei nostri criminali. Dall'ultima retata alla loro casa, vuota, le nostre pattuglie continuano a sorvegliare il posto ma questa mattina mi è stato ordinato di ritirarle. Il distretto non può permettersi una simile mancanza di uomini, e non ci sono i fondi per assumerne altri.»

«Tutto ciò che dici è una sciocchezza. Sono delle scuse, Carlail!» Urlo fuori, fregandomene di ciò che si sente oltre queste pareti e della compostezza che il mio corpo aveva assunto velocemente quanto l'aveva persa.

«Non gli credo, infatti. Ho già pensato ad una mossa da compiere e presto te ne parlerò, ma prima una riflessione: sia tu che Hasim avete avuto a che fare solo con il figlio di Lee, e avete offerto il vostro identikit che mostrava delle discrepanze. Questo mette già in luce la difficoltà di simili ritratti di essere conducibili ad una sola realtà. Poi c'è la questione di Rais: lui è il solo ad aver parlato con Lee in persona, ma non sappiamo niente di lui dai racconti che ci ha lasciato, tantomeno il suo nome.  Non abbiamo altro che un altro ritratto accennato dai nostri disegnatori, secondo la memoria di un ragazzo che prova paura anche solo al ricordarlo!»

«Rais è forte» affermo «non ha paura di farsi avanti.»

«Non sembra così dall'esitazione che dimostra, e questo mi ha fatto pensare a una cosa: non vuole che ci occupiamo più di un simile caso perché non vuole che questo cada sulla testa di Francis, una volta che tornerà qui.»

«No, è una sciocchezza. Rais non si sta trattenendo affatto. Ormai crede da tempo, come Francis, all'idea di fare piazza pulita.»

«Allora quello che abbiamo non basta! Taigar ha deciso di non parlare ulteriormente, nemmeno secondo lo sconto della pena. Ormai l'omicidio di Fernando Garcia preme sulle sue spalle ma non vuole essere ricondotto ad altro, tanto meno a loro. Inoltre, l'identikit fornito da Rais del signor Lee non è riconducibile ad alcun volto nei nostri database. Non ha caratteristiche particolari, nessun tratto somatico, niente di niente! Ormai è come cercare un ago in un pagliaio!»

Fumo negli occhiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora