87- La casa di Hansel e Gretel

46 5 16
                                        

P.O.V.
Nerissa

Sapevamo che sarebbe finita così, che tutto sarebbe precipitato inevitabilmente in un insieme di conseguenze delle quali non avremo più avuto il controllo.
Sapevamo, durante l'attimo stesso di quel bacio, che avremmo perso per sempre parte della nostra imperscrutabilità.
Lo sapevamo... ma che cos'è tutto questo?

Quasi mi è impossibile respirare. I suoi occhi sono troppo intensi, troppo fermi, nell' osservarmi per lungo tempo da dichiarare il mio completo stato di aritmia.
Non stiamo correndo alcun rischio visibile ma continuo a credere che la dovrebbe smettere. Non mi permette di concentrarmi su Tommy come vorrei ed è per questo motivo, principalmente, che afferro il piccolo in braccio in modo da usarlo come scudo.

«Avanti, Tommy. È il momento della passeggiata fuori» commento ma è il maggiore presente a non esitare nello scaturire in tripudio di voce particolarmente roca.

«Dove andate?»

«A prendere un po' d'aria.»

«Vuoi venire con noi, zio?»

Tommy non ha ben compreso il significato che non sono stata in grado di celare dietro le mie parole. Per questo motivo fisso il piccolo con preoccupazione, temendo che il nostro legame di reciproca e muta comprensione possa essersi del tutto rotto. Dopodiché osservo l'uomo, troppo silenzioso per questa giornata composta da piccoli gesti, che continua ad osservarci entrambi in silenzio, rivolgendo però solo a me le sue successive parole.

«Tu vuoi che venga?»

No... ho bisogno di respirare.

Un mancamento mi avvince non appena Samuel si solleva in piedi dal giaciglio che per ore lo aveva ospitato, afferrando il piccolo dalle mie braccia, facendolo scendere a terra in un coro di cristalline ed infantili risate per poi concludere la berla con una piccola pacca sul suo fondoschiena, in grado di farlo procedere in avanti.

«Non pensi di aver freddo così, caro Tommy?»

«Vado a cambiare la maglia!» Commenta subito il diretto interessato, procedendo in una corsa via dalla nostra vista. Siamo costretti a seguirlo a lenti passi ma raggiunto l'armadio, mentre Tommy si sta cambiando nella vista periferica dei nostri occhi, riparati da muri e ante spalancate in silenzio arriviamo a farci più vicini.

Lui continua a fissarmi, con in sottofondo il piccolo che fa un sacco di rumore al solo fine di togliersi quella bianca canottiera di dosso.
Vorrei ridere del suo modo comico di fare tutte le cose in gran fretta ma vengo distratta dalla figura di questo poliziotto che si fa sempre più vicino, in modo da potermi parlare in un sussurro.

«Riguardo la maglietta che indossi tu, invece, posso dire che ti sta molto bene...»

Immaginavo un commento del genere, avendo modificato appena il tipo di scollatura.

«A me piace il tuo profumo...»

«Questo mi rende felice ma dimmi... Ne indossi uno anche tu?»

Nemmeno mi da modo di rispondere, posa semplicemente la mano sul mio sedere e mi avvicina a sé. In un primo momento sussulto per quel contatto troppo spinto, degno della più avviata coppia sposata, per poi venire accolta dal calore che mi dona una sensazione poco dopo nel comprendere la nostra vicinanza. Ho sempre odiato gli uomini che sanno essere freddi e che fanno mistero di loro stessi, costringendoti ad elemosinare con miseria la loro attenzione.
Attila no, lui non fa così... e appare completamente distrutto a causa mia non appena inclina la testa lungo la pelle lasciata esposta dallo scollo, ispirando il mio odore direttamente da lì.
Un gesto naturale, possibile da costruire con una mossa di estremo erotismo ma non è quello che Samuel ha adottato. Non volontariamente, almeno.
Posando la testa stanca su di me mi dimostra quanto davvero volesse solamente respirarmi, in questa confusione che non è favorevole alla nostra pace.

Fumo negli occhiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora