P.O.V.
Samuel
La stanchezza comanda la movenza di ogni mio piccolo gesto: dall'inserimento della chiave nella toppa al pensiero di dover chiudere, anche solo per un istante, le palpebre in modo tale da riflettere bene, e con calma, alla stranezza del mio modo di vivere. Da orari sballati a questione spinose, in un contorsionismo spaventoso che mi lascia da solo a chiedermi come riesca a sopportare, in certi momenti, una simile frenesia.
Una persona normale, senza ombra di dubbio, urlerebbe o si farebbe sentire. Denuncerebbe la stanchezza e l'ingiustizia al contempo, facendo presente a grandi capi e alle grandi forze in potere, con cui si trova a parlare ogni giorno, quale sia il vero significato di "vivere in modo giusto", conforme a regole etiche e morali. Il non stupirmi del cinismo con cui i miei padroni si approcciano a questioni tanto oscene, macabre, sbagliate fa di me un uomo tanto corrotto da essere del tutto indifferente alla morale del mio avversario, che mi è vicino quanto un amico intimo.
Eppure... sembra che non sia il solo a convivere con il sangue sulle mani e con una mancanza di sonno a causa del lavoro.
Volto la testa facendola pendere di lato, sulla spalla destra, in modo tale da poterla vedere, non appena apro leggermente gli occhi.
Potrei ragguardarla della sua maleducazione: mi ha visto, giungendo su questo corridoio, eppure non ha detto niente, limitandosi piuttosto ad avvicinarsi alla porta di casa sua con le chiavi alla mano quasi fossero l'arma capace di farle schivare ogni nostra conversazione, grazie alla loro punta arrugginita.
«Buonasera, dottoressa. Vedo che anche lei ha fatto particolarmente tardi» la incito a rivolgermisi con un tono alquanto canzonatorio che le fa abbassare le spalle fino a terra, presa dalla stanchezza e dalla delusione di essere stata scoperta, nonostante lo spesso velo di invisibilità che aveva tentato di calarsi addosso.
«Buonasera a lei.»
«Giornata difficile?»
«Una delle tante.»
«In questi giorni è riuscita a riposare?»
«Non sono particolarmente stanca, ma vorrei comunque rientrare in casa mia, se me lo permette» chiarisce Nerissa la propria volontà, e la cosa mi fa sorridere per quanto non posso affatto lasciarle esaudire un simile desiderio.
Da brava innocente, crede che questo mio momentaneo silenzio sia un assenso ad ogni suo desiderio per cui mi trovo a sorprendere me stesso nell'apprendere che lo stupirla è un gesto alquanto piacevole, non avendo modo di avvenire molto spesso.
«Mi sbaglio o ci eravamo promessi una cena insieme, una di queste sere?»
Se possibile, i muscoli di tutto il suo corpo sembrano diluirsi ancora di più verso terra, dipingendo l'acquerello del suo sconforto ma non mi do per vinto. So che cosa mi attenderà una volta superata questa porta, ovvero fogli di indizi, pratiche e fotografie, ma non ho idea di cosa mi aspetta nell'altra e sono dannatamente curioso.
Già in precedenza ho compiuto lo sbaglio di non conoscere tanto a fondo una donna che mi era particolarmente vicina e non vorrei certo ripetere l'esperienza con la mia bella vicina dai capelli neri, per quanto appaia sgradevole la mia presenza ai suoi occhi. Mi detesta tanto? E perché mai?
«Spero non intenda questa sera.»
«Le dispiacerebbe?»
Forse è il tono triste che traspare dalla mia voce a convincerla a tornare sui propri passi in modo tale da correggere il tiro della freccia con cui è pronta a scalfire il mio cuore.
«Non vorrei essere scortese, ma non ho preparato niente.»
«Preferisce venire da me?»
La schiena le si raddrizza, e gli occhi le si spalancano. Quasi mi viene da ridere.
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Fumo negli occhi
Romance[COMPLETO] *Tutti i diritti riservati* (Certificazione Patamu) In un South Side ricco di polvere e caos serpeggia la speranza delle anime pure di trovare presto una redenzione, da peccati commessi e da violenze subite, attraverso la continua ricerc...
