🪄9. Il mago

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Nina non uscì dalla sua cabina fino all'ora di pranzo, quando Kiki era già sveglia e pimpante e stava sistemando le sue poche cosine.
La prima impressione di ambiente freddo e asettico che la donna aveva provato non si modificò alla seconda occhiata. Il clangore degli ingranaggi del motore risuonava in tutta la struttura e spesso si ravvisavano scosse e turbolenze che spiazzavano persino una navigatrice di lunga data come Nina. Kikyo dal canto suo aveva preso per buona la spiegazione della madre secondo la quale si trovassero all'interno di una navicella spaziale alla quale piaceva molto nuotare e il pensiero la elettrizzò non poco.
Girellavano da pochi minuti per i corridoi illuminati dai neon bianchi alla ricerca di una tavola comune o qualcosa del genere, quando incontrarono due uomini dell'equipaggio.
Entrambi vestivano la stessa tuta di Bepo ma di colore beige e quello sulla sinistra portava un cappellino bianco con la visiera gialla con su scritto "Penguin", l'altro aveva i capelli castani che gli arrivavano fino alle spalle e il suo cappello era nero con la visiera bianca.
I due si guardarono e immediatamente si avvicinarono con fare lascivo a Nina.
«Buongiorno signorina.» Broccolarono in coro.
«Io sono Penguin.»
«Io sono Shachi.»
«Onorati di viaggiare con lei.» Dissero ancora all'unisono inginocchiandosi e facendole il baciamano, Penguin alla sinistra, Shachi alla destra. Dopodiché si scambiarono un'occhiata di sfida.
«Buongiorno, molto piacere io sono Nina... ma potete anche darmi del tu.» Si presentò imbarazzata.
«Com'è umile, hai sentito Penguin?» Gli occhi avevano assunto una strana forma a cuoricino.
«Deliziosa direi.» Lui aveva giunto le mani e sembrava svolazzare a mezz'aria.
«Finalmente una donna a bordo.»
«E la dolce Narvalo?»
«Ah già c'è anche lei.»
«Ehm io sarei qui.» Fece loro notare la donna, evidentemente stranita.
«Vi vettite tutti strani.» Osservò Kiki con il suo orsetto in braccio.
«Ma che adorabile bambina.»
«Graziosa come la madre.»
«Siete trani.» Affermò la bambina con la fronte corrugata.
«Non dire queste cose tesoro, sono solo... molto gentili.» Nina sorrise in imbarazzo temendo che i due fossero permalosi come Bepo, invece questi si prodigarono in altre sequele infinite di complimenti e infine si offrirono di farle fare un giro nel sottomarino.
Le mostrarono i bagni e la cucina, la biblioteca, la sala operatoria e le varie altre cabine oltre a quella di pilotaggio.
«Non avete un posto per mangiare?» Chiese la donna stupita.
«Certo, le nostre stanze.» Rispose Penguin.
«No intendo un posto dove mangiate tutti insieme.» Specificò.
I due si guardarono pensosi.
«In effetti no.»
«Non ci sono stanze così grandi sul Polar Tang.» Spiegò Shachi.
«E il cuoco come fa? Vi porta da mangiare uno per uno?»
«Non abbiamo un cuoco, o no Penguin?»
«No non l'abbiamo.» Confermò lui. «Ognuno fa per sé quando ha fame.» Continuò.
«Oh. Io non sono abituata a mangiare da sola.» Realizzò con aria mesta.
«Posso farti compagnia se vuoi.»
«Io pure.»
Si proposero con entusiasmo e sempre quegli strani occhi a cuoricino.
«Bengo anche io.» Disse Kiki.
«Che state organizzando?» Il muso di Bepo sbucò da uno dei corridoi laterali tutti uguali.
«Un pranzo insieme, ci stai?» Propose la donna.
«Non che ti vorremmo.»
«Già.» Bisbigliarono i due non sentiti.
«Certo che ci sto. Adesso?»
«Adesso, giusto il tempo di preparare.» Confermò Nina entusiasta.

Un'ora più tardi erano tutti seduti per terra nel corridoio che portava alla sala macchine che si gustavano le prelibatezze preparate da Nina.
«Gli altri vostri compagni dove sono?» Chiese la donna mentre imboccava una Kiki inappetente.
«Hakugan sarà ai comandi.» Disse Bepo. «E conoscendolo, Bart è con lui.» Aggiunse pensieroso.
«Narvalo cara starà facendo un riposino di bellezza.» Mentre pronunciava quelle parole, Shachi diventò rosso come un peperone.
«Non funziona molto: si alza sempre di pomeriggio ed è comunque brutta come un grizzly.» Commentò Bepo impassibile, ricevendo insulti indignati dai suoi amici.
«Perché non portiamo qualcosa anche a loro?» Ma non ebbe modo di ricevere riscontro, che una figura a dir poco inquietante si palesò loro.
Sembrava un uomo, aveva i capelli castani che formavano una stella marina intorno al suo capo e il suo volto era completamente nascosto da una maschera bianca che presentava solo due fessure per gli occhi.
Kiki, che aveva appena iniziato ad assaggiare qualcosina, si mise a piangere e gli lanciò il cucchiaio.
Shachi indignato lo rimproverò: «Ma insomma Hakugan, ti sembra il modo di spaventare così le nostre ospiti?»
Questi si voltò verso di loro e sordo agli insulti dei due farfalloni disperati, senza presentarsi, si rivolse a Nina e le chiese: «Lo mangi quello?» Indicando il piatto di spaghetti di fronte a lei.
«N-no, prego accomodati.» Lo invitò malgrado avesse una evidente tonalità bluastra in volto per la fifa.
L'uomo, senza tanti complimenti, le si sedette a fianco e iniziò a risucchiare gli spaghetti da sotto la maschera.
La piccola Kikyo alla visione improvvisa di quell'immagine smise repentinamente di piangere per poi scoppiare in una risata di sincero divertimento.
Tutti i presenti la seguirono subito dopo, mentre il timoniere continuava a far sparire come per magia quel piatto di pasta.
Nel trambusto, non notato, sbucò un altro volto gigantesco e barbuto. Bart però aveva una certa allergia ai momenti conviviali e silenzioso quanto poteva permetterglielo la sua stazza si ritirò nella sala macchine.
Le risa e il chiacchiericcio attirarono persino l'attenzione del capitano, che disturbato nello studio si convinse alla fine ad alzare il sedere e andare a dirne quattro a quei bagordi di Penguin e Shachi.
Attraversò il sottomarino furente, pronto a una sfuriata epocale, poi giunse all'imboccatura della sala macchine e li vide.
L'odore del metallo si era dissipato in quel punto, si sentiva solo una buona fragranza di carne cucinata e persino il clangore del motore si era zittito, coperto dalle voci festanti dell'equipaggio. Sedevano tutti in cerchio e tenevano diverse e invitanti vivande al centro. Bepo stava raccontando qualcosa di incomprensibile poiché coperto dalle risate sguaiate di Shachi e da un'altra più cristallina.
La bimba che Nina teneva in braccio si stava infatti agitando in modo adorabile e agitando un cucchiaio emetteva un suono che Law non sentiva da tempo immemore e che lo smosse nel profondo.
Si incantò a guardare quella piccola creatura euforica, i suoi occhi scuri brillavano più delle stelle, le lentiggini, le sue manine cicciotte e i suoi dentini bianchi come mandorle gli restituirono l'immagine della gioia pura e di fronte a quella non osò intervenire.
«Capitano vieni a mangiare qualcosa?» Lo invitò Penguin.
L'uomo arrossì leggermente per essere stato scoperto a spiare.
«N-non ho fame.»
«Andiamo, è tutto squisito Nina ha cucinato per noi.» Aggiunse Shachi.
«Pe noi.» Ripeté distrattamente Kiki.
Bepo gli fece spazio tra sé e Nina e lo invitò ad accomodarsi.
L'uomo sbuffò.
«E va bene, ma resto per poco ché ho da fare.»
La ciurma esultò.

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