Tonarono svelti nel sottomarino e con un bottino niente male.
Law lo affidò a Bepo che sparì di sotto non appena furono tutti saliti sul ponte.
«Penguin sei tremendo come diversivo.» Gli disse Shachi battendogli divertito una pacca sulla spalla che rimbombò in quei corridoi.
«Scusa se non mi sento a mio agio vestito da donna!» Esclamò lui, continuando a camminargli di fianco verso la loro stanza.
«Il vestito penso che possiamo buttarlo.» Disse Narvalo all'amica, mentre guardava i due davanti a loro.
«Teniamolo, magari capita un'altra occasione del genere.» Ridacchiò Nina divertita.
«Domattina vediamo in che condizioni è.» Disse la donna sbadigliando e strusciandosi gli occhi castani.
Si diedero la buonanotte e le loro strade si divisero dentro quei passaggi freddi, Nina tuttavia non andava verso la sua cabina.
Era ancora presto per dormire e Kiki stava con Bart quelle notti, così tornò di sopra per andare a vedere le stelle sul ponte.
Salì più piano che poté e aprì la porta.
La fresca brezza salmastra della notte entrò nelle sue narici, dandole un sollievo inspiegabile.
Le mancava quell'aria, il colore del cielo, il canto dei gabbiani e il suono scrosciante delle onde sulla nave. Voleva goderselo finché poteva.
Il ponte tuttavia non era deserto.
«Che fai qua?» Domandò al capitano che si era seduto per terra con la schiena appoggiata alla paratia.
L'uomo la guardò come se avesse visto un fantasma.
«Ho preso anche questa, era un peccato lasciarla lì.» E così dicendo alzò la bottiglia di liquore mezza piena che stavano bevendo in quella cantina.
«Oh giusto.» Fece per voltarsi ma l'uomo la fermò.
«Oh andiamo vieni qui. Guarda che non mordo.»
Nina sospirò e si chiuse la porta dietro.
Gli si sedette di fianco e lo guardò per bene sotto la luce bianca dell'esile spicchio di luna che stava nascendo.
Aveva qualche graffio sul viso e del sangue secco sotto al naso.
«Come stai?» Gli domandò a voce bassa.
«Sono stato meglio.» Replicò bevendo un sorso di liquore.
«Questo lo vedo.» Lo prese in giro lei. Poi tirò fuori il suo fazzoletto e iniziò a strusciargli via quelle croste rinsecchite da sopra le labbra.
Law chiuse gli occhi e appoggiò la testa indietro.
Aveva l'aria esausta e insoddisfatta.
«Che c'è?» Gli domandò la donna, mentre seguitava a pulirlo.
«Niente, volevo offriti un sorso ma ora mi dispiacerebbe interromperti.» Mormorò lui, sempre tenendo gli occhi ben chiusi.
«Non bevo molto, ma grazie.» Gli disse dolcemente e continuò la sua opera.
«C'è qualcosa che non va?» Le chiese lui a bruciapelo, girando il capo verso di lei e aprendo gli occhi.
«Che vuoi dire?» La sua voce tremolò. Quello sguardo le colorò le gote di rosa.
«Sei silenziosa.» Le fece notare strizzando le palpebre.
«Oddio scusa, ti ho fatto male?»
«No no, continua pure.» Si rilassò di nuovo.
«Ho fatto, veramente.» Gli comunicò sorridente.
«Ora lo vuoi un sorso?» Le propose avvicinandole la bottiglia.
La donna sospirò.
«Questa roba aiuta a dormire?» Domandò afferrandola e studiandone il contenuto sotto i gentili raggi lunari.
«Solo se ne bevi un paio.»
La donna fece spallucce e se la portò alle labbra. Se le bagnò, facendo l'espressione di qualcuno che aveva mangiato un limone.
«Preferisco la birra.» Decretò riappoggiandola per terra.
«La prossima volta la prendiamo se vuoi.» Propose, accarezzandole il braccio leggermente scoperto dalla tuta.
Nina non rispose, si limitò ad appoggiare la schiena alla balaustra e ad accendersi una sigaretta.
«Mi piace come lo fai.» Esordì Law osservandola nostalgico dopo minuti interi di silenzio.
«Cosa?»
«I gesti che fai quando fumi, mi ricordi una persona che non c'è più.» Spiegò abbassando il capo.
Nina piegò le ginocchia e se le prese con le mani.
«È buffo, mi sembrava ti desse fastidio.» Disse sbuffando una nuvola bianca.
Il rumore dolce della risacca e il rollio del Polar Tang li cullava.
«E quindi tu lo stavi facendo accanto a me.» Ridacchiò lui, senza riuscire a staccarsi da quel profilo perfetto.
«Non mi importa più di dare fastidio.»
«Mi piace anche questo.»
«Non sei molto bravo a comunicare cosa ti piace.» Lo motteggiò divertita.
«No, per niente.» Concordò Law tornando a scrutare il cielo buio.
«Kiki però ti piace e questo basta.»
«Puoi dirlo forte.» Sorrise sereno.
«Perché ci hai volute qui così tanto?» Domandò seria.
«Perché non dovrei volervi?»
«Oh andiamo, nessuno si prende a bordo la nipote del re dei pirati senza un motivo valido.» Prese un altro tiro.
«Mi piacete, avete creato un bell'ambiente.»
«Solo per questo? Nessun altro dei tuoi strani piani?» Gli domandò scettica.
L'uomo ci pensò su qualche istante.
«Hai la mia stessa fame, la riconosco quando la vedo.» Le confessò tirandosi su con la schiena. «Non ti basta centrare un obbiettivo, lo vuoi far esplodere e passare al successivo ancora più grande.»
«Io non ho obbiettivi.» Dissentì lei calma, spegnendo la sigaretta.
«Oh sì che ne hai. Devo ricordarti come hai conciato quei tipi stasera?» Il suo sguardo si era acceso.
«Per un fine che era tuo, non mio.»
«Per proteggere quelli a cui vuoi bene. L'hai fatto con Kikyo, lo hai fatto stasera.»
«Io la definirei più come la base di ogni squadra degna di tale nome.» Precisò la donna.
Law sospirò.
«Ci sarà mai una volta in cui mi darai ragione?»
«Sì: quando avrai ragione.» Rise lei, poi in modo completamente inaspettato gli appoggiò la testa sulla spalla e chiuse gli occhi, facendolo trasalire.
I suoi scuri capelli ricci odoravano di fumo e marsiglia. Le guance infossate e sempre pallide gli presero colore.
Il tremore che avvertiva allo stomaco si fece più acuto e si diffuse in tutto il petto.
«Pensi che loro lassù ci guardino?» Gli domandò lei con voce rilassata.
«Penso che non ci sia nessun dopo.» Disse cinicamente. «Ma continuiamo a portarceli dentro e questo ci distrugge.»
Nina ebbe un singulto.
«Preferiresti dimenticare al pari delle bestie?» Gli domandò seria.
«Preferirei non avere una zavorra che mi tiene ancorato al passato.»
Nina non rispose.
Il suo dolore era troppo fresco per sperare di dimenticarlo, perché con questo avrebbe dimenticato anche tutto l'amore che l'aveva circondata, ma cavolo se lo capiva! Non aveva fatto altro che tentare di non pensare in quei mesi, sperando che con l'abitudine le venisse naturale.
«Riusciresti a chiudere tutto in un cassetto?»
«Non ci sta tutto in un cassetto, mi servirebbe più un baule.» Scherzò amaramente.
«Non mi hai risposto.»
L'uomo rimase muto per qualche minuto e si tolse il cappello, poggiandoselo sulle gambe.
Si spettinò i capelli e tirò su col naso.
«Non posso, non penso che ci riuscirò mai.» Confessò a voce bassa. «Alcune cose, alcune persone non te le scrolli mai di dosso per quanto siano lontane da te.»
«Quindi durerà per sempre, eh?» Gli domandò alzando il capo, prese la bottiglia e bevve un sorso.
«Spero di morire prima o poi.» Ridacchiò.
Nina alzò gli occhi al cielo. Solleticando ancora di più l'ironia del capitano.
Era strano vederlo sorridere, le rughette che gli si formavano accanto al naso e le occhiaie increspate da un'emozione positiva. Le fece un certo effetto che non seppe spiegarsi, le sembrava più bello, più umano.
«Abbiamo una nota di merito oggi.» Gli disse. «Sei riuscito persino a fare un sorriso.» Lo provocò.
«E tu sei riuscita a non piangere.»
La donna ridacchiò.
«Aspettiamo: non è ancora mezzanotte.» Replicò.
Di nuovo quell'espressione divertita di poco prima gli illuminò i tratti.
Nina intenerita gli accarezzò una gota con le dita.
Law la prese per il polso e si riportò il palmo sul volto, poi chiuse gli occhi.
«Ancora.» Sussurrò. Il suo profumo al mughetto lo aveva tradito di nuovo.
La donna arrossì nel sentire le sue grandi mani calde sulla pelle, lo stomaco le si chiuse.
«Law...» Mormorò prendendogli il viso con entrambe le mani.
«Dimmi.» Le sussurrò osservandola.
Aveva di nuovo quello sguardo, ma stavolta non provò neanche a resisterle.
Si sporse verso di lei e la baciò sulle labbra.
Sapevano di fumo e di chewing-gum alla menta quelle graziose pesche mature e avevano una morbidezza devastante.
Per molti minuti giocarono a farle scivolare le une sulle altre tra sospiri e scariche di brividi lungo tutta la colonna vertebrale. Se provavano a staccarsi, tornavano ad attrarsi pochi istanti dopo in una dinamica così perfetta da sembrare di ideazione divina.
Tornarono nel sottomarino quando fuori era quasi giorno e dopo aver finito il liquore.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
