🩵 57. Abbracci

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I giorni seguenti trascorsero lenti e colmi di attesa. Cappello di paglia era ancora disperso in una qualche prigione a Udon, i membri della sua ciurma ancora divisi si prodigavano a raccogliere più informazioni possibili in vista dell'imminente attacco all'isola degli orchi.
Tra i pirati heart aleggiava una certa incertezza sul da farsi: da un lato speravano che la missione su Onigashima andasse per il meglio, dall'altro erano certi che lo Shogun non si fosse affatto fatto imbambolare dal discorso delirante di Tonoyasu, l'uomo che era stato giustiziato.
In ogni caso sarebbero state necessarie più armi e più alleati, anche perché gran parte si trovavano ancora imprigionati.
«Perché non li libera? Il riccio dai capelli blu ha detto che era uno scherzo.» Si chiese Narvalo tra sé e sé durante uno dei loro ritrovi serali.
«Evidentemente non gli ha creduto.»
«O è così tronfio da non voler ammettere di essersi sbagliato.»
Si fecero eco Bepo e Penguin.
«In ogni caso qualcosa non quadra, per la miseria.» Brontolò Bart. «Chi gli dice tutte queste cose al testone viola?» Domandò.
«Noi non abbiamo fiatato.»
«Nemmeno un cenno.» Dissero Shachi e Penguin.
«Il capitano dice che sospettano ci sia una spia.» Li informò Bepo.
«Tra noi?» Indagò Narvalo.
«Tra loro: mi ha raccontato che succedevano le stesse stranezze anche 20 anni fa.»
«È quel bruttone di Razzo che non vuole mai farmi vedere le sue magie.» Accusò Kiki.
«Tesoro non dire così, Raizo è un brav'uomo, tutti loro lo sono.» La rimproverò Nina.
«Ma le magie?» Insistette a braccia conserte.
Nina alzò gli occhi al cielo e le sistemò il vestitino verde.
«Te le farà vedere prima o poi. Kanjuro te le ha mostrate subito?»
«No.» Ammise la piccola.
«Quella balena era orribile.» Osservò Bart arcigno, facendo ridere tutto il gruppo.
Nina si alzò e aprì la porta per uscire a fumarsi una sigaretta.
Sospirò osservando la grande luna bianca sopra di lei e chiuse gli occhi quando avvertì il tocco dell'aria fresca sul suo volto.
Prese un tiro, mentre in sottofondo i grilli frinivano instancabilmente e gli alberi facevano ondeggiare le loro chiome cariche di frutti ancora acerbi.
Tutto si muoveva intorno a lei, persino le minuscole stelle sfarfallavano nella volta celeste, eppure niente cambiava e il tempo pareva immobile.
«Godimocela ora questa calma, ché poi non ci sarà il tempo.» La voce di Bepo la distrasse da quel concerto notturno.
«Non ti logora stare qui ad aspettare mentre tutti sono all'opera?» Domandò Nina.
«Anche noi siamo all'opera in un certo modo.»
«Ah sì?»
«Stiamo facendo il lavoro più importante credo io: raccogliamo provviste, informazioni, acqua, armi.»
«Non il più esaltante.» Sbuffò una nuvola bianca.
«Solo perché c'è poca azione, non significa che il nostro operato valga di meno.»
«Saremmo molto più utili laggiù io e te.» Protestò la donna.
Bepo la guardò coi suoi soliti occhi neri e accennò un sorriso.
«Più persone ci sono a proteggere la bambina e meglio è, il capitano non sceglie mai a caso.» Il suo tono era fermo, ma la dolcezza con la quale aveva pronunciato l'ultima frase intenerì la donna.
Si volevano tutti davvero bene e si fidavano ciecamente l'uno dell'altro, anche se a volte se lo dimenticavano, non c'era giorno in cui ogni membro della ciurma non fosse fiero e convinto del sogno del proprio capitano.
«Tu sei stato il primo a stare con lui?»
«Sì.» Rispose tronfio come se avesse appena vinto una gara di qualche tipo.
«Com'era all'inizio?» Fece un altro tiro e lo osservò guardare per terra per concentrarsi.
«Era freddo dove stavamo e io ero da solo, ma mi ha preso con sé e mi ha curato senza fare domande.»
«E non vi siete mai separati?»
«Mai.» Disse con un po' di commozione.
«Quanti anni avevi?» Nina era diventata molto curiosa.
«Sette o otto. Eravamo tutti piccoli.»
«Poco più grandi di Kiki.» Commentò lei osservando all'interno dell'abitazione la piccola sbadigliare.
«Avevamo tutti bisogno di una famiglia e così ce la siamo creata.»
«È sorprendente come siate simili in questo aspetto alla ciurma di mio padre. Era destino che vi trovassi.»
«E che noi trovassimo te.» Gli sorrise teneramente.
«Dopo tanto vagabondare è un po' come se fossi tornata a casa mia.»
«Grazie Nina, anche noi siamo felici di averti dato dimora, sei quello che mancava a questa ciurma.»
La donna buttò a terra il mozzicone e sbuffò l'ultima nuvola bianca.
«Una rompiscatole?» Ridacchiò.
«Un contraltare per il capitano. È sempre stato molto concentrato su di sé e sulle sue idee, non ha mai avuto molta voglia di ascoltarne delle nuove.»
«L'avevo notato.»
«Da quando ci sei tu che lo contraddici, anche noi altri abbiamo preso il coraggio per dire la nostra.» Si batté il petto candido.
«Non potevate prima?» Domandò confusa.
«Non che lo avesse vietato esplicitamente, ma a volte pareva così convinto delle sue teorie che plagiava tutti noi e lo seguivamo senza porci il minimo dubbio.»
Abbassò gli occhi e il capo, come se si vergognasse di stare dicendo qualcosa di proibito.
«Ha una bella parlantina, non si può negare.» Osservò lei sorniona.
«Da quando ci sei tu sembra prendere più in considerazione anche i nostri dubbi, non è più così burbero e sbrigativo.»
La donna lo guardò e si lasciò andare in una grossa risata.
«Che c'è da ridere?» Chiese confuso l'orso bianco.
«Se ora non lo definiresti burbero o sbrigativo, non mi immagino com'era prima.» Spiegò lei, beccandosi un'occhiata di biasimo da Bepo.
«Non mi piace che ne parli così, ha fatto tanti progressi, gli vanno riconosciuti.» Protestò lui.
«Non intendevo sminuire niente, non lo conosco da tanto quanto lo conosci tu e non potrei commentare nemmeno volendo, mi divertiva solo il fatto che adesso non lo considerate più un brontolone.» Si spiegò asciugandosi un occhio.
«Per i suoi standard? Adesso è un pezzo di pane.» Aggiunse lui.
«Di chi state sparlando?» Si infilò nella conversazione Shachi.
«Di nessuno.»
«Di Law.» Si fecero eco Bepo e Nina.
«Uhh discorsi scottanti, ditemi tutto.» Curiosò lui.
«Mi stava raccontando di quanto fosse burbero in passato.» Disse la donna.
«Eh sì, ma ha sempre avuto un cuore d'oro e noi tutti in questa ciurma lo sappiamo.» Sorrise amabilmente a Bepo che lo ricambiò.
«Ci ha preso moribondi, quando non avevamo nessuno al mondo e chi ha ridato la salute e una famiglia senza giudicarci mai.»
Da sotto l'occhiale nero scese una lacrimuccia.
«E poi dolce Nina ci ha portato te che sei una dea scesa in terra.» Da sotto i suoi occhiali sbucavano ora due cuori rosa pulsanti.
«E tu ci hai dato persino una figlia.» Aggiunse Bepo commosso.
La donna sorrise con gli occhi lucidi mentre da dentro la casa vedeva Bart prendere delicatamente in braccio una Kiki ormai addormentata per portarla nel suo letto.
I tre si guardarono e non poterono fare a meno di abbracciarsi forte forte.
«Anche io dolce Nina.» Si udì la voce di Penguin e altre braccia si aggiunsero.
«Che fate? Aw.»
«Anch'io.» Si incalzarono Narvalo e Hakugan.
«Che succede?»
«Sono tutti ammattiti, eh va be'»
Nel giro di qualche minuto tutta la ciurma si trovava fuori la casa in un gigantesco abbraccio di gruppo.

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