Sbarcarono vivi per miracolo dopo essere riusciti a risalire la gigantesca cascata che era la porta di ingresso del paese.
Era così grande che lo sciabordare continuo dell'acqua si udiva a chilometri di distanza e così ripida che i motori a tutta bastavano appena per avanzare di qualche centimetro.
Impiegarono ore per la traversata e quando giunsero alla cima erano più intontiti che mai per la posizione scomoda che avevano assunto durante tutta la risalita.
Chi si era attaccato al mobilio saldamente ancorato al pavimento, chi era finito sulla parete opposta e qualcun altro era rimasto impigliato alla porta dai pantaloni e aveva fatto ridere tutta la ciurma.
«Non è divertente.» Affermò Usop massaggiandosi le terga, mentre ancora qualcuno faceva battute di spirito sulla sua biancheria intima.
«Mi piacerebbe sapere chi ha progettato quest'isola!»
«Le isole non vengono progettate Zoro.» Lo riprese Robin tranquilla.
«Meno male, perché se lo trovo gli tiro un pugno in pieno muso.» Asserì Frankie.
«Dove pensate di andare conciati così?» Intimò Kin'emon facendoli arrestare.
«Coraggio prendete una foglia... già sapete.»
Gli avventori si guardarono tra loro sconsolati e in men che non si dica avevano tutti un nuovo abito ben più adatto ai costumi del posto.
«Seguitemi e cercate di non dare nell'occhio.» Li esortò il samurai.
L'isola era un paradiso: distese di verde si stendevano a perdita d'occhio, l'erba era così folta e così alta ai lati della strada che pareva un mare quando il vento la accarezzava. Ovunque si potevano sentire animali al lavoro tra i rami degli alberi centenari sparsi qua e là e la brezza profumava di pulito. Più si addentravano nel paese, più vedevano fiumiciattoli e ruscelli che li accompagnavano nel viaggio.
Camminarono ancora e ancora e sorpassarono fattorie, villaggi e boschi fino a giungere a una cittadina piuttosto grande sulla quale si stagliava ritta e giudicante una collina.
Più procedevano, più Kin'emon, Kanjuro e Raizo si coprivano la faccia e arrivati alla base della collinella parevano praticamente dei cesti di panni sporchi.
Risalirono e risalirono fino a giungere a un edificio diroccato e evidentemente abbandonato.
Più si avvicinavano, più i samurai diventavano silenziosi e quando arrivarono di fronte al vecchio palazzo e videro delle lapidi scoppiarono in lacrime.
«Mamma perché Cazzuro piange?» Domandò Kiki osservando preoccupata il suo preferito.
«Questo è un cimitero amore, le persone ci piangono a volte.» Le rispose la donna.
«E perché?»
«Perché sotto la terra ci sono i loro cari.» Replicò Law che stava al suo fianco, prendendola in braccio.
«Sono andati via per sempre?»
«Sì tesoro.»
Gli occhioni furbi di Kiki si riempirono di lacrime.
«Come il nonno e papà Ace?»
Nina e Law si guardarono per un istante, poi la donna abbassò gli occhi e sospirò.
«Sì tesoro.» Le rispose Law.
«Ma tu non vai via mai vero?» Tirò su col naso e lo abbracciò forte.
«Tra mille anni.» Le rispose esterrefatto baciandole la testolina scura.
«E sono tanti?»
«Tantissimi.»
Kiki fece un cenno di assenso e si asciugò gli occhi.
L'uomo la rimise a terra e tutti la osservarono camminare verso i tre e dir loro qualcosa che li fece sorridere all'istante.
Nina la guardava con gli occhi lucidi e il nodo alla gola, Law prontamente la prese per le spalle e se la avvicinò per baciare anche la sua testa.
«Stiamo facendo un bel lavoro credo.»
«Sì.» Mugolò lei con voce nasale, prendendogli la grande mano tatuata che aveva appoggiata sulla spalla.
«Oi piagnistei, dov'è che possiamo accomodarci?»
«Zoro!» Lo sgridò Robin.
«Sei proprio un insensibile!»
«Già.»
Si fecero eco Frankie e Usopp mentre piangevano come fontane davanti a quella scena.
I samurai si ricomposero velocemente.
La piccola di voltò verso di lui e lo guardò in cagnesco.
«Tu sei un brutto cattivo.» Gli disse facendogli la linguaccia.
«Kiki!» La rimproverarono in coro i genitori.
«Ma che ho detto?» Si domandò Zoro a voce alta.
«Venite per di qua, vi facciamo vedere.» Li esortò Kin'emon con voce nasale.
Il gruppo lo seguì dentro quello che pareva lo scheletro in mattoni bruciacchiati di un edificio un tempo lussureggiante.
Ovunque erano cresciute piante e borraccina e si sentivano rumori sinistri rimbombarvi dall'interno.
«È rimasto abbandonato per vent'anni dopo l'incendio.» Commentò Raizo.
«Che diamine c'è successo qui?» Si lamentò Zoro, spolverandosi della fuliggine dal suo nuovo vestito da samurai.
«Il culmine di una guerra contro il nostro clan.» Spiegò Kanjuro, mettendo una mano sulla spalla di un Momonosuke molto provato da quelle immagini.
«Dobbiamo confessarvi un altro piccolo dettaglio.» Esordì Kin'emon.
Spiegò lungamente a tutti di come si era svolto il conflitto, della cattiveria di Orochi e Kaido, di come erano stati mandati in avanti nel tempo e più parlavano più i presenti restavano a bocca aperta.
Mostrarono loro l'immagine che avevano scelto come simbolo della rivolta, descrissero loro il tatuaggio che portavano i sostenitori del clan Kozuki e li portarono sulle loro tombe che stavano lì a riprova del fatto che nelle loro parole risiedesse la verità.
Quel racconto si rivelò un viaggio nel viaggio.
«Perché non lo avete detto prima?» Domandò Law sospettoso.
«Senza vedere queste, ci avreste mai creduto?» Chiese Kin'emon indicando le tombe.
«Mai.»
«Decisamente no.»
«No.»
«Forse sì.»
«Ma tu credi a tutto Zoro.» Commentò Robin.
«Solo se ho bevuto il giusto.» Ridacchiò lui.
Già nel pomeriggio i quattro di Cappello di Paglia erano partiti per ottenere le mansioni previste dal piano. Zoro sarebbe stato un ronin errante, Robin una geisha praticante, Usopp un commerciante e Frankie un apprendista carpentiere.
I loro programmi iniziavano a prendere vita e da quel momento non si poteva più tornare indietro.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
