La cella era buia, ma non silenziosa.
I lamenti dei prigionieri nelle stanze vicine, i passi pesanti delle guardie e ogni tanto il suono ruvido di catene mosse nel sonno.
Kobi, seduto contro il muro, stava ancora cercando di dare un senso a quella presenza bionda accanto a lui seduta nella stessa posizione da giorni.
Nina, con le spalle magre coperte solo da brandelli di lino e sangue rappreso, guardava davanti a sé con le gambe rannicchiate.
Parlò senza girarsi:
«Non vedevate l'ora di farmi fuori, vero?» Lo accusò rabbiosa.
«Che vuoi dire?» Replicò il ragazzo intimorito. Era la prima volta che sentiva la sua voce da quando gli aveva parlato il giorno in cui era stata spostata lì.
«Mi avete cercato in lungo e in largo per farmi la pelle e per fare fuori la mia bambina. Non è così?» Le parole le uscirono di getto con un'aggressività che raramente aveva mostrato.
Kobi esitò e scosse il capo, anche se lei non poteva vederlo.
«Non so di che parli, io non faccio più parte della Marina da anni ormai.»
Nina si lasciò andare a una risata isterica, poi lo guardò famelica, sembrava volesse divorarlo vivo.
«E quello è un costume di carnevale immagino. Non sei stato tu a nominare Garp?»
Kobi si ritirò pauroso.
«Non è un costume di carnevale, faccio parte di una squadra speciale, ma non sono un marine.»
A quelle parole la donna sembrò calmarsi.
«Garp come sta?» Gli chiese pacatamente.
«Bene suppongo. Non fa altro che preoccuparsi di tua figlia.»
«Digli di non struggersi troppo, lei sta bene.» Lo liquidò la donna.
Passò qualche secondo. Poi fu Kobi a rompere la quiete. «Garp... si preoccupa sempre per gli sbandati come noi, mi ha cresciuto come un secondo padre. Mi ha preso sotto la sua ala quando ero un ragazzino impaurito. È brusco, spietato a volte, ma... è anche l'uomo più giusto che conosca.»
Nina annuì lentamente.
«Lo so.» Concordò. Si trattenne dal fargli notare che aveva mandato a morire suo marito, il suo stesso nipote, pur di seguire la sua giustizia arbitraria. «Anche troppo.» Si limitò a concludere, sentendo spegnersi in lei ogni energia residua.
Il sole alto colpiva i massi spigolosi di Hachinosu, gettando lame di luce tra le grate arrugginite. Dentro la cella, le urla confuse di un attacco lontano iniziarono a risuonare come un'eco promettente. Esplosioni, clangore d'acciaio, il ruggito inconfondibile del caos.
Nina alzò il capo di scatto. «È ora.»
Kobi la fissò incredulo, mentre lei allungava le mani verso le loro catene come una pazza. Il metallo tremò appena, poi iniziò a mutare.
In pochi istanti si sgretolò in nugoli di falene nere e luminose, che presero il volo in un turbine silenzioso. Le maglie si dissolsero dalle caviglie e dai polsi dei due.
«Frutto dell'Efemera.» Gli sussurrò Nina, con un mezzo sorriso, sembrava una strega folle e il ragazzo rabbrividì.
Senza perdere tempo, attraversarono i corridoi aprendo cella dopo cella.
Le catene cedevano sotto il potere della sua metamorfosi, i prigionieri liberati si guardavano attorno spaesati. Alcuni gridavano, altri li seguivano correndo, pronti a sfruttare l'unico spiraglio di libertà.
Il portone interno della prigione cedette con uno schianto metallico, le cerniere arrugginite erano state spezzate dall'infiltrazione di piccole falene luccicanti. I prigionieri, sporchi, laceri e accecati dalla luce dopo giorni o mesi nel buio, uscirono uno dopo l'altro, guidati da Nina e Kobi.
Il mondo esterno li investì come un urlo.
Fuori, Achinosu bruciava.
Il cielo era una massa di fumo e fuoco, rigato da esplosioni che coloravano le nubi con lampi arancio e cremisi. Il terreno tremava sotto i piedi, il fragore degli scontri echeggiava tra le rovine del cranio colossale che dominava l'isola. Le ossa del teschio, nere e spezzate in più punti, si alzavano come torri contorte sopra l'orizzonte rosso sangue.
In mezzo al caos, Garp combatteva.
La sua figura torreggiante era un fulcro di forza. Ogni pugno scagliato sembrava scuotere l'aria, spaccare la roccia, aprire voragini tra i nemici. L'Haki si diffondeva intorno a lui come un'onda nera e dorata, piegando la volontà degli avversari prima ancora del colpo. I Sottoposti di Barbanera pirati brutali, alcuni deformi, altri armati con artiglieria rubata , lo circondavano, ma nessuno riusciva a fermarlo.
«È... lui?» Sussurrò un prigioniero accanto a Nina, con voce spezzata dall'incredulità.
Kobi annuì, con gli occhi fissi sul campo di battaglia. «Sì. Garp 'l'eroe' ed è venuto a prenderci.»
A sinistra, una scarica di fucili automatici fece crollare una sezione di muro, le schegge volarono da tutte le parti come insetti impazziti. Da un'altra direzione, un'esplosione sollevò fumo e detriti, mentre due pirati si lanciavano su un marine con grida feroci.
I colori erano violenti: l'azzurro dell'acciaio, il rosso acceso del fuoco, il nero dell'Haki che scintillava attorno alle armi dei più forti.
Nina si voltò verso i prigionieri. «Seguiteci e restate uniti! Se ci separano, non sopravvivrete nemmeno un'ora qui fuori!»
Un lampo improvviso abbagliò tutti: una cannonata partì dalle scogliere dell'isola, diretta proprio verso il centro dello scontro. Garp sollevò un masso gigantesco, forse un pezzo del cranio, e lo lanciò con precisione disumana, distruggendo il proiettile in volo con un'esplosione che fece tremare la terra.
Kobi si voltò verso Nina, che aveva il volto coperto di cenere e sudore. «Se troviamo un punto alto... forse possiamo segnalare la nostra posizione. Ci sono delle navi della Marina laggiù.»
Lei annuì, le falene erano già pronte sulle sue mani. «Ci troveranno. Ma prima... dobbiamo sopravvivere.»
Si lanciarono nel caos, alle spalle c'erano i prigionieri liberi, davanti a loro la guerra.
Corsero disperatamente tra i soldati nemici, con le poche forze che avevano e tutti verso le navi ormeggiate in lontananza dietro la figura di Garp.
Il vice-ammiraglio li incoraggiava spavaldo tra un cazzotto e l'altro finché sul campo di battaglia non calò il silenzio.
L'isola sembrò trattenere il respiro, mentre Kuzan appariva dalla polvere.
Garp lo fissò con occhi duri e nel suo sguardo c'era tutto il peso del passato: i giorni nella Marina, le risate lontane, le decisioni che avevano scavato solchi tra amici.
Kuzan lo osservava con il volto impassibile, ma le scarne spalle rigide tradivano il suo conflitto interno.
Poi si mossero.
Il pugno di Garp si abbatté per primo, scagliandosi come un meteorite, carico di Haki e pura volontà.
L'impatto col suolo sollevò una colonna di pietra e polvere e il terreno si aprì in fenditure irregolari.
Kuzan rispose trasformando il suo braccio in ghiaccio, che si propagò in un'onda gelida sotto i piedi dell'eroe della Marina.
I due poteri si scontrarono con uno schianto assordante, una nota cupa che fece vibrare l'intera isola.
«Perché hai scelto questo, Kuzan?» Garp ruggì, la sua voce risuonò come un rullo di tamburi di guerra.
Il silenzio fu la risposta, interrotto solo dal suono del ghiaccio che crepitava. Poi Kuzan parlò piano: «Il mondo che volevamo salvare... non esiste più.»
Garp si scagliò di nuovo verso di lui, stavolta più veloce, ogni colpo tradiva un urlo soffocato, un rimpianto esploso.
Kuzan schivava, parava e congelava l'aria attorno, ma ogni cazzotto di Garp lo ricacciava indietro, scavando nella sua resistenza.
Il cielo si oscurò, non solo per le nubi di fumo e gelo, ma per la tensione crescente.
Ogni impatto faceva tremare le fondamenta dell'isola. Le ondate di Haki si fondevano alle scariche glaciali e i colori esplodevano: il nero profondo del rivestimento di Garp contro il bianco brillante delle lame ghiacciate di Kuzan.
Man mano che lo scontro proseguiva, le frasi si facevano più taglienti.
«Hai tradito la Marina, Aokiji.»
«E tu? Hai mai messo in dubbio gli ordini a cui hai obbedito per una vita intera?»
Un pugno di Garp sfondò uno scudo di ghiaccio, schiantandolo a terra. Kuzan si rialzò con il fiato pesante e una parte del viso lacerata, ma già ricoperta da un sottile strato gelido.
Attorno a loro, i combattimenti secondari si fermarono, i pirati e i prigionieri voltavano lo sguardo verso i due colossi.
Era come vedere un padre scontrarsi con un figlio perduto.
Garp sollevò il braccio destro, il pugno tremante ma non per debolezza: era la rabbia. Era il cuore. Il colpo si caricò e con un ruggito venne rilasciato.
Un'onda d'urto spazzò via ogni cosa nel raggio di decine di metri. Il ghiaccio si frantumò, le pietre volarono, il cielo stesso sembrò spaccarsi.
Quando la polvere si posò, Garp e Kuzan erano ancora in piedi, ansimanti, ma lo sguardo dell'uno inchiodava l'altro.
Nessuna vittoria, nessuna resa. Solo due volontà incrollabili che si respingevano a vicenda.
E il mondo, intorno a loro, cominciava a cadere a pezzi.
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The worst generation
Fanfikce"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
