C'era qualcosa di diverso nell'aria quel pomeriggio, una sensazione frizzantina fece starnutire Kiki un paio di volte mentre vestita di rosa teneva la grande mano di Penguin che le cantava una canzoncina inventata sul momento.
Attraversarono il sentiero e in poco tempo arrivarono all'alta gradinata che portava all'entrata ovest della città.
In quei giorni l'avevano percorsa abbastanza da sapersi già orientare in quelle strette vie costeggiate da edifici rotondi e verdognoli.
La gigantesca rete che copriva il paese smorzava il flusso d'aria esterno, rendendo più sopportabile il pizzicore che insorse in tutti loro una volta scesi a terra.
«Dev'essere polline.» Ipotizzò Penguin reggendosi il cappellino bianco mentre starnutiva a sua volta.
«Polline.» Ripeté Kiki distrattamente con il naso grondante.
Nina la prese in braccio e la pulì prontamente.
«Sembra odore di bruciato.» Osservò la donna noncurante.
Il paese era strano.
Di tutta la folla che si radunava in quelle vie solitamente non erano rimasti che gruppetti sparuti che si aggiravano circospetti fingendo di non esistere, i negozi erano quasi tutti chiusi così come i bar, meta preferita di Penguin.
«C'è qualcosa che non va.» Disse l'uomo vedendo ombre basse sgattaiolare tra i vicoli interni.
«Ma va?» Lo motteggiò Nina, aggiustandosi il gigantesco tutone con il jolly Roger dei pirati heart.
«Troviamo gli altri e andiamocene di qui, ho una brutta sensazione.» Aggiunse guardando la figlia che spensierata trotterellava al fianco dell'uomo.
Girarono per diversi minuti nel luogo, le costruzioni tondeggianti aiutarono parecchio la loro ricerca dato che era più facile sbirciarsi intorno.
Vestiti in fogliame appesi ad asciugare sventolavano silenziosi sopra le loro teste.
Penguin seguitava a canticchiare per Kiki per renderle più sopportabile la tensione.
«Una bella, bella città
Oggi Kiki visiterà
C'è una bella casetta qua
E un'altra la la la.»
La piccola rideva e emulava la melodia.
Nina era seria e camminava dietro di loro in completo silenzio, voltandosi qua e là per provare a capirci qualcosa.
«Per di qua.» Decretò a un certo punto dopo aver udito un suono insolito e preoccupante.
Si infilarono in una strada secondaria in cui la pavimentazione appariva più irregolare e diversi topini di campagna fuggirono alla loro vista.
«Shhh.» Intimò la donna a Penguin che seguitava a canticchiare per la piccola. Si fermarono vicino a una casupola dal cui tetto sbucava un gigantesco salice piangente.
Nina guardò in alto tra quelle fronde verdi e lattiginose che penzolavano mogie sulle loro teste mosse da un lieve venticello.
«Lo senti?»
«Che cosa dolce Nina? Il mio amore per te?» Broccolò Penguin.
«No, il silenzio. C'è troppo silenzio.»
Penguin si fece pensieroso.
«Non si sente nemmeno un uccellino cantare.» Osservò.
In quell'istante gli occhi della donna scorsero un sussulto anomalo tra i rami. In un secondo fece materizzare una manciata di falene dalle ali affilate come rasoi che precise e silenziose di scagliarono a gran velocità verso quel movimento.
Sbam
Si udì un pesante tonfo, qualcosa si era schiantato sul fragile tetto della casupola e lo aveva stroncato.
La donna guardò Penguin terrorizzata.
«Vai via, corri. Porta Kiki.» Gli ordinò secca. L'uomo non provò nemmeno a protestare, la piccola aveva imparato da tempo a ubbidire alla madre quando faceva quella faccia.
Fuggirono prontamente, mentre la donna si sollevava in aria sorretta da uno sciame di falene bianche che scomparvero quando ebbe poggiato i piedi sul tetto.
Non ebbe nemmeno il tempo di vedere di cosa si trattasse che la freccia di una fiocina scoccata quasi a bruciapelo le sfiorò la gota sinistra. Riuscì a evitare di essere colpita in pieno, tuttavia un grosso taglio sanguinante le si aprì sul volto.
Saltò indietro provando a farsi un'idea di chi fosse l'arciere, ma lo schiocco un altro dardo la costrinse ad arretrare ancora.
«Chi sei?» Gridò alla polvere.
Per tutta risposta un'alta sagoma scura le si parò di fronte.
Era un uomo imponente, asciutto, con i capelli ricci e neri e vestito come un gangster. In mano aveva una balestra, con già un'altra freccia incoccata e sorrideva sadico da dietro i suoi occhiali violetti.
«Finalmente ti ho trovata.» Ghignò.
«Chi sei?» Chiese di nuovo Nina minacciosa, pronta all'attacco.
«Non potevo credere che quel rookie portasse un bottino tanto grosso, ma la trappola ha funzionato.» Continuò con la sua voce raschiata. Aveva un aspetto davvero inquietante.
«Posso schiacciarti come un pidocchio.» Lo minacciò sogghignando.
L'altro sorrise e cominciò a passeggiare su quel tetto completamente deformato nella sua direzione.
«Oh ma non sono da solo.»
A quelle parole altre tre figure balzarono sulla struttura dai rami del gigantesco salice. Erano tutti uomini, alti almeno due metri e mezzo e ognuno di loro teneva un membro della ciurma in ostaggio, con un coltello puntato alla gola.
«Siete cacciatori di taglie.» Ringhiò Nina osservando i suoi compagni malconci e semi svenuti.
«Più o meno, siamo la CP-4.» La informò divertito mentre ancora passeggiava.
Ad ogni suo passo le assi sotto ai loro piedi tremavano.
«E ve la prendete con dei pesci piccoli come loro? Non molto degno del vostro nome.» Lo provocò, tentando di guadagnare tempo.
L'altro la guardò e sgranò gli occhi verdi palude in una folle risata.
«Ma noi cercavamo te.» Disse poi, con una indescrivibile soddisfazione nella voce.
«Non è una buona idea aggredire i miei compagni.»
«Tu vieni con noi e nessuno si farà male.»
La donna abbassò gli occhi, parve valutare la proposta e rimase in silenzio per qualche secondo.
Poi improvvisamente lo guardò come un giaguaro guarda una gallina ferita.
«No grazie.» Urlò prima di avventarsi contro il capo, sprigionando uno sciame fulmineo di falene dai colori più disparati verso i suoi sottoposti.
Tutti e tre, accecati, avvelenati e feriti dalle lame sulle ali degli animali, mollarono la presa sui pirati.
Contemporaneamente Nina era balzata addosso all'avversario tentando di colpirlo con tutta la sua forza e le mani coperte di haki.
La sferzata fu così fulminea che l'aria tutta intorno si sollevò e con lei polvere grigia e fogliame secco.
Si udì uno schianto, il tetto si frantumò a metà, alcune assi volarono, altre rovinarono al suolo dentro quell'abitazione vuota.
Nina atterrò morbida all'interno, sospinta dalle sue falene e immediatamente cercò con lo sguardo della percezione il suo nemico.
Non aveva colpito che il nudo legno, questi era riuscito a schivare celandosi chissà dove.
«Eccolo.» Pensò, subito prima di operare un brusco spostamento a destra per evitare l'ennesimo dardo proveniente da sopra la sua testa.
Guidata dalla luce esterna, saltò velocemente attraverso lo spiraglio e si ritrovò nuovamente di fronte al gigantesco salice tra i cui rami si trovavano i nemici. Non riusciva a vederli ma avvertiva chiaramente la loro presenza mentre il fogliame minuto e verdognolo oscillava qua e là sospinto dalla brezza.
Per qualche secondo non si udì che il silenzio, nessuna delle due parti si decideva a fare una mossa.
«Vi è scappata la maggior parte del bottino.» Li provocò Nina, con voce ferma e un sorrisetto arcigno.
Un sussulto mosse alcuni dei rami.
«Allora non hai capito.» Le fece eco il capo della Cipher Pol, prima di schiantarle contro altre 4 frecce a vuoto.
«Siamo qui per te.» Concluse saltando giù dal suo nascondiglio e imponendosi di fronte alla donna.
«La CP-4 non dovrebbe fare il lavoro sporco. Il Governo vi ha messo in punizione?» Li motteggiò Nina, mentre l'uomo le puntava nuovamente la balestra.
Altri 2 dardi si liberarono da quell'arma, altri due colpi sprecati.
«La divisione dedicata è occupata.» Commentò lo spilungone laconico. «Vuoi giocare alla schivata ancora per molto?» Le chiese.
«Finché hai frecce da sprecare.» Ribatté Nina divertita.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
