L'aria era frizzantina al tramonto, il sole pesante e stanco calava piano piano dietro le montagne, illuminando Wano con deboli raggi di un arancione scuro
Nina sedeva su un ceppo, al suo fianco c'era Robin che aveva appena fatto rapporto sulla situazione a palazzo.
Era vestita di viola, i suoi lunghi capelli neri erano acconciati alla moda delle geishe di Wano e portava un leggero trucco sulle labbra.
Li aggiornò sull'imminente sfilata della Oiran e sul fatto che sarebbe stata presentata allo Shogun a breve.
Law la osservava serio mentre le gote gli si tingevano di un rosa tenue.
Nina gli sorrise quando la guardò imbarazzato.
Si spostò il cappello a coprirsi meglio la fronte e le domandò:
«Quando potrai tornare ad aggiornarci?»
«Non ne ho idea onestamente.»
Rispose lei facendo spallucce.
«Dolce Robin, torna presto a deliziarci con la tua bellezza.» La esortò Shachi.
Penguin annuì energicamente mentre i suoi occhi assumevano una preoccupante forma di cuore.
«Siete due molestatori.» Osservò Narvalo disgustata.
«Solo con le belle donne.» Si difese Penguin.
«E per te è una scusante?» Gridò la donna, andandogli in contro e liberando uno dei suoi poderosi cazzotti sulla sua testa. Il tonfo rintontì persino Kiki che stava lì ad ascoltare.
«Se non puoi salire, parla con lei.» Le consigliò Law incrociando le lunghe gambe, che gli si scoprirono un poco dalla tunica incrociata.
«Con lei?» Domandò Robin guardando Nina perplessa.
Nina per tutta risposta aprì la mano e da questa uscì una bella falena bianca.
«Posso vederti e sentirti attraverso di loro se non sono troppo distante.» Spegò Nina laconica mentre guardava Kikyo sbadigliare.
«Interessante il tuo potere...» Osservò la donna.
«Se ne vedi in giro, siamo noi che ti stiamo cercando.» Aggiuse Law guardando Nina a sua volta.
«Ci vedono molto male, ma compensano con un ottimo udito.» La bionda sorrise divertita e a Law sembrò di vedere di nuovo il sorgere del sole.
«Mamma ho fame.» Si lamentò Kikyo salendole in braccio e aggrappandosi con la manina all'alto scollo del suo abito.
«Adesso mangiamo tesoro.» La rassicurò.
«E dopo andiamo a dormire, mezza calzetta.» Aggiunse Law vedendola sbadigliare ancora.
«Io non sono una cazzetta!» Replicò lei piccata, facendo ridere tutti i presenti.
«Allora è un vizio.» Constatò Kanjuro a voce bassa da dietro.
I suoi capelli neri e boccoluti diventavano sempre più lunghi e le sue lentiggini sempre più evidenti.
Nina le accarezzò il viso imbronciato con amore e le baciò la testolina profumata.
«Io a questo punto andrei.» Li avvertì Robin.
Law annuì e si alzò in piedi, Nina lo guardò con aria dispiaciuta.
«È quasi buio, resta qui.» Le propose.
«Domattina potrai andartene con tutta calma.» Finì la donna.
Robin sorrise di gratitudine.
«Penso che mi farà bene una pausa.» Sospirò strusciandosi gli occhi chiari.
«Non mangerai i miei biscotti, vero?» Chiese Kiki preoccupata.
Robin strabuzzò gli occhi per quanto era carina.
«Non credo.» Le rispose divertita.
«Vieni trombetta, andiamo a mangiare.» La esortò Law.
La piccola fu in piedi in un attimo e in un istante fu dietro al padre gongolando al suono congiunto di "poti poti".
«Fanno sempre così?» Domandò Robin incantata.
«Anche peggio.» Sbuffò Nina intenerita.
Il sole stava definitivamente rotolando al di sotto della linea dell'orizzonte, si iniziava a sentire un certo fresco.
«Com'è quassù?» Robin la guardava con l'aria di chi voleva sapere qualcosa in più.
«Si sta bene, non passa mai nessuno. Dalle tue parti invece?» Replicò Nina distrattamente, non si era accorta degli occhi dell'altra su di sé. La tecnica della donna la affascinava incredibilmente, inoltre aveva sentito parecchie storie sul suo conto. Molte di queste probabilmente erano state distorte, ma di certo non si poteva dire che ne trasparisse la figura di una madre amorevole.
«C'è troppa gente con intenzioni non chiare.» Disse Robin con un'occhiata che pareva volerla trapassare da parte a parte.
«Non mi chiedere di fare a cambio perché è un no.» Ridacchiò Nina.
«Ci ho provato.» Le rispose la geisha divertita.
«Come ci sei arrivata qui Nico Robin?» Stavolta era lo sguardo ambrato di Nina a volerla trapassare e sembrava riuscirci molto bene. I suoi occhi si erano induriti, le sue sopracciglia aggrottate e sulle labbra rosa erano increspate.
«Che vuoi dire? Siamo arrivate insieme...»
«Non intendo questo... come sei arrivata dove sei ora?»
Robin le sorrise gentilmente.
«Grazie ai miei amici.» Rispose serena.
«L'archeologa migliore del mondo... mio padre mi diceva che avrei potuto essere come te un giorno.»
«Barbabianca?»
«Sì, mi raccontava la tua storia e la cattiveria della Marina, mi diceva che eri da qualche parte da sola senza nessuno al mondo e ora... guardati.» Nina si accese una sigaretta.
«Ho trovato la mia famiglia.» La anticipò Robin.
«Da piccola volevo disperatamente venirti a cercare per salvarti, lo sai?» Sbuffò una nuvola di fumo dalle labbra morbide.
«Non mi avresti mai trovata.» Ridacchiò Robin sistemandosi i capelli corvini. «Modestamente sono sempre stata brava a nascondermi.» Aggiunse.
Il cielo aveva perso tutta la luce, le ombre si stavano allungando su di loro, Nina provò un brivido e si sistemò la scollatura che Kiki aveva stiracchiato poco prima.
«Mio padre mi diceva che un giorno se lo avessi voluto avrei potuto mettermi sulle tue tracce.» Prese un altro tiro.
«Non ne hai avuto bisogno.» Le rispose calma l'altra.
«Non l'ho più voluto.» Espirò una densa nuvola bianca.
«Hai avuto altro a cui pensare.»
«Ogni tanto ci rifletto sai, cosa resta dei sogni di infanzia? Mi ricordo che volevo così tanto incontrarti, poi a un certo punto l'ho desiderato per l'ultima volta senza nemmeno rendermene conto.»
«Si chiama crescere suppongo, cambiano le priorità, si pensa alle cose che contano...»
Nina la guardò di nuovo con la sigaretta in bocca.
«E chi lo dice che i sogni di una bambina non contino?»
Robin rimase in silenzio.
«Ma adesso che ho realizzato quello della me del passato, comunque non sento niente. È trascorso troppo tempo e troppo dolore.» Abbassò gli occhi gialli.
«Attraverso il dolore si scoprono le cose importanti, per me è stato così.» Le rispose Robin dolcemente.
«O si scopre che niente è importante...» Quelle parole le uscirono dalla bocca con una naturalezza disarmante, come se non le avesse pensate prima di esternarle, eppure erano state ragionate fin troppo.
L'altra fece per dire qualcosa, ma nulla uscì dalla sua bocca.
Si alzò e le si mise di fianco, poggiandole una mano sulla spalla.
«Vorrei dire alla te bambina che è rimasta lì dentro che sono molto felice di incontrarla e la ringrazio per i pensieri buoni che ha avuto per me.» Sorrise. «E all'adulta di ascoltare quella bambina anche se non ci è più abituata, perché lei è lì e non ha intenzione di farsi ignorare.»
Nina sbuffò e la guardò con occhi che ridevano.
«Grazie.» Le rispose sincera mettendole la mano sulla sua.
«Dolci principesse la cena è quasi pronta!» Esclamò Penguin con voce stridula da dentro la casupola.
«Arriviamo!» Risposero in coro le due.
«Fai un piatto in più!» Urlò ancora Nina.
«Lo so che abbiamo questa meravigliosa fata ospite.»
«No, sta arrivando anche il nasone!»
Robin ridacchiò.
«Questo posto sta diventando una mensa.» Borbottò Penguin seccato che a unirsi a loro non fosse una fanciulla.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
