🎋68. Festa

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La festa era finita, ma nessuno sembrava voler andare a dormire e alcuni di loro erano usciti nell'ampio giardino interno del palazzo reale.
L'area versava in stato di semi-abbandono: il laghetto al centro era quasi sommerso dalle alghe, tanto che le carpe facevano fatica a nuotare. I sassolini che ricoprivano il suolo non venivano sistemati né riaggiunti da anni e erano ammucchiati qua e là alla rinfusa, mentre le statue in pietra che raffiguravano i loro dèi erano scurite e piene di borraccina. L'erbaccia era cresciuta un po' ovunque, persino sul ponticello di legno marcescente che attraversava il piccolo fiumiciattolo artificiale che usciva dal laghetto.
Il vento fresco portava l'odore di pini e terra bagnata, mentre le stelle sembravano più vicine del solito, come a volersi chinare a celebrare insieme la loro vittoria.
Kiki correva avanti e indietro tra Kin'emon e Raizo, stringendo in mano una piccola lanterna scassata che aveva trovato tra i resti della battaglia.
Kin'emon sedeva su uno dei massi che costeggiavano lo stagno e osservava la bambina con sorriso paterno, il suo kimono arancione era leggermente spiegazzato dopo la lunga giornata.
«Kiki-chan, non ti stanchi mai?» Le domandò, tradendo stanchezza nei suoi occhi luminosi.
Raizo, accovacciato accanto a lui, stava riparando un ventaglio rotto.
«Non credo che questa piccola sappia cosa significhi fermarsi.» Commentò con tono scherzoso, lanciando a Kiki uno sguardo affettuoso. Il primo aveva un bicchiere di sakè ormai vuoto in mano, il secondo cercava di mantenere un contegno nello spulciare quel ventaglio malridotto, nonostante le guance rubiconde e gli occhi un po' velati dall'alcol.
Kiki si fermò di colpo con la lanterna che oscillava pericolosamente nella sua mano. «Non sono stanca! Voglio vedere le lucciole» Dichiarò, puntando un dito verso un cespuglio lontano dove piccoli bagliori gialli iniziavano a farsi strada nel buio.
Il suo kimono troppo grande svolazzava mentre raccoglieva piccoli fiori sulla sua strada.
Momonosuke, con la sua nuova statura imponente, cercava di mostrarsi solenne, ma il sorriso che gli scappava ogni tanto tradiva la sua fanciullezza. Kiki si avvicinò a lui con le braccia piene di fiori e lo guardò con occhi scintillanti.
«Momo! Guarda, sono per te!» Gli porse il mazzo disordinato, una combinazione di margherite, papaveri e qualche filo d'erba.
Momonosuke si grattò la nuca, imbarazzato. «Oh... grazie, Kiki. Ma cosa dovrei farci?»
Kin'emon rise forte, puntando un dito verso di lui.
«Per dinci ragazzo! Le ragazze ti danno i fiori e tu chiedi cosa farne? Hai tanto da imparare, Momonosuke-sama!»
Raizo annuì con un sorriso.
«Esatto! Dovresti metterli nei capelli. Così sembri ancora più... ehm... principesco.» L'uomo singhiozzò.
«Nei capelli? Non farò mai una cosa simile!» Replicò incredulo.
La bimba inclinò la testa, confusa.
«Perché no? Anche la mamma lo fa.»
Prima che Momonosuke potesse protestare, Kiki era già salita su una roccia accanto a lui, allungandosi per infilare uno dei fiori tra i capelli ben pettinati.
«Ecco fatto!» Esclamò soddisfatta, saltando giù.
Kin'emon si tratteneva a stento dal ridere e Raizo gli diede una pacca sulla spalla.
«Devo ammettere, Momonosuke-sama, ti dona.»
Momo si guardò intorno imbarazzato, cercando di mantenere la compostezza.
«Va bene, va bene, basta scherzare. Kiki, vieni qui!»
Prima che la bambina potesse reagire, Momonosuke la prese al volo e la sollevò sopra la sua testa, facendola ridere a crepapelle.
«Ah, adesso vediamo chi è più svelto!»Esclamò, fingendo di metterla su un ramo basso di un albero lì vicino.
Kiki scalciava e rideva, urlando tra le risate.
Kin'emon e Raizo osservavano la scena, entrambi con un sorriso affettuoso.
«Almeno qualcuno riesce a tirargli fuori un po' di spensieratezza.» Mormorò il ninja.
«Dopo tutto quello che abbiamo passato, un po' di risate fanno bene a tutti.» Rispose l'altro.
Momonosuke aveva appena rimesso a terra Kiki, che gli sistemava i capelli con le mani minuscole e pasticcione, quando il suono leggero di passi sulla ghiaia li fece voltare. Nina stava avvicinandosi con un sorriso gentile e la sigaretta accesa tra le dita, il kimono elegante che indossava risplendeva sotto la luce soffusa delle lanterne appese ai rami degli alberi. Era di un blu intenso, ricamato con farfalle dorate che sembravano prendere vita ogni volta che si muoveva. I suoi capelli corti, ricci e biondi incorniciavano un viso arrossato dall'alcol, accentuato dalla lieve curva delle labbra dipinte di rosso.
«Kiki, non stai dando troppo fastidio a Momonosuke-sama, vero?» Le chiese con voce calda, posando lo sguardo sulla bambina.
«No, mamma! Stavamo giocando!» Replicò  la piccola tutta contenta, correndo verso di lei per aggrapparsi alla sua mano.
Nina ridacchiò e rivolse uno sguardo al ragazzo, sbuffando una nuvola di fumo.
«Devo dire che ti dona il fiore, Momo. È un tocco... principesco.»
Lo Shogun arrossì visibilmente, portando una mano ai capelli per rimuovere l'oggetto della burla.
«Non fateci caso, è stata un'idea di Kiki.» Borbottò, cercando di recuperare la compostezza.
Kin'emon aprì la bocca per dire qualcosa, ma fu interrotto da un tonfo pesante e il tintinnio di una katana che cadeva sul terreno.
«Che diavolo...» Si lamentò una voce roca, accompagnata dal rumore di passi poco coordinati.
Zoro emerse dall'interno del castello visibilmente brillo, con una bottiglia di sakè quasi vuota in mano. Il suo haori verde scuro era slacciato e lasciava intravedere i muscoli ancora segnati dalle ferite della battaglia. Quando alzò lo sguardo e incontrò quello di Nina, per un istante si fermò, indeciso se fare un passo avanti o tornare indietro.
Lei gli sorrise, inclinando la testa.
«Io non ci andrei in giro con tutte quelle spade barcollando in quel modo.» Gli disse, poi lo fulminò con lo sguardo.
Lui le rivolse un sorriso storto, cercando di darsi un tono.
«Non barcollo. Mi sto... adattando al terreno.»
Replicò alzando la bottiglia in segno di sfida, poi abbassò gli occhi. Nina aveva una presenza che gli metteva i brividi: c'era qualcosa nei suoi occhi che gli dava l'impressione di poterlo mettere al tappeto con un solo sguardo.
La figlia invece corse verso lo spadaccino, tirandolo per l'haori.
«Zoro! Vieni a giocare con noi! Anche Momo stava giocando!»
«È questo il mio gioco.» Borbottò lui, scuotendo ancora la bottiglia davanti alla piccola e al suo entusiasmo travolgente.
«Non mi sembra in condizione di scappare qua e là.» Lo punzecchiò Kin'emon.
Zoro si passò una mano tra i capelli, visibilmente in difficoltà.
«Non scappo. Faccio pause strategiche.»
«Come no.» Replicò Nina, incrociando le braccia divertita e mettendolo incredibilmente a disagio.
Alla fine l'uomo si lasciò cadere a terra con un grugnito e tenendo le sue spade.
«Va bene, resto qui. Ma niente fiore nei capelli come quello lì.»
Le risate di tutti si fusero nella quiete della notte, accompagnate dal fruscio delle foglie mosse dal vento e dal tenue bagliore delle lanterne.
Mentre il vento fresco della sera portava con sé il profumo dolce dei fiori notturni, un'altra figura si fece avanti dal sentiero illuminato che portava al palazzo. Nico Robin avanzava con la grazia di una dama e il suo sorriso sereno sul volto. L'abito lungo, di un viola scuro ornato da sottili ricami d'argento, ondeggiava dolcemente a ogni passo. I capelli neri le cadevano in morbide onde sulle spalle, incorniciando gli occhi celesti e profondi che sembravano leggere i pensieri di chiunque le fosse accanto.
Robin si sedette accanto a Nina, in un angolo tranquillo. La storica osservava il panorama notturno, il cielo stellato sopra la Capitale era ora libero dalle nubi della battaglia.
«Devo farti le mie condoglianze.» Robin parlò con tono basso e misurato.
L'altra annuì lentamente, stringendo il tessuto del suo abito.
Robin lasciò che il silenzio riempisse il vuoto per un attimo, prima di aggiungere: «Quando Luffy sarà re dei pirati, il suo nome sarà ricordato tra quelli dei guerrieri più coraggiosi mai esistiti. Te lo prometto.»
Le accarezzò una spalla con affetto e Nina alzò lo sguardo umido.
«Grazie.» Le rispose, contenendo a fatica tutta l'emozione del momento.
«Sai, tu e Kiki mi ricordate mia mia madre e me.»
Un lieve sorriso incurvò le labbra di Nina.
«Anche tu le andavi dietro nelle sue avventure?»
«Succedeva di rado, la maggior parte delle volte non me lo permetteva. Kiki è una bimba fortunata.»
Nina sospirò e il suo sorriso scomparve.
«A volte mi chiedo se sia giusto continuare a trascinarla in questo mondo. Ho provato a farle fare una vita normale, ma non ci è stata concessa.»
Robin fece scorrere una mano tra i capelli scuri e poi la appoggiò sull'avambraccio scoperto della donna.
«Le vite normali non sono garantite per nessuno di noi. Però puoi darle qualcosa di più importante: la forza di scegliere la propria strada insieme a chi le vuole bene, come hai fatto tu.» La rassicurò.
«Si sta perdendo la spensieratezza dell'infanzia, la bellezza di giocare con i suoi coetanei. Vedessi com'era felice quando ha conosciuto Momonosuke.»
«Perché non le fate un fratellino o una sorellina?» Azzardò Robin, ma si pentì immediatamente osservando la sua espressione.
«Ci abbiamo provato... non è mai arrivato.» Una grande lacrima le rigò il volto.
«Scusa... ho sbagliato a chiedere.»
«Non ti preoccupare.»
Le due donne rimasero in silenzio per un momento, osservando il gruppo intorno a loro che nel frattempo si era fatto più fitto. Zoro rideva con Killer e Jinbe, mentre Law, Kid e Marco discutevano di strategie future.
«Non le manca nulla, finché ha con sé la sua mamma e il suo papà, Nina. Io avrei ucciso per essere come lei, fidati.» Esordì di nuovo.
«Grazie Robin.» La guardò con affetto sincero e le rivolse il sorriso più tenero che riuscì a mettere insieme sul momento. L'altra ridacchiò con la sua voce cristallina.
«Ti va?» Le propose, tirando fuori una bottiglia di sake e due bicchieri con tre mani spuntate dal nulla.
«Mi hai convinto.»
Alzarono un brindisi silenzioso, bevvero, poi tornarono a guardare il resto del gruppo.
Un tonfo improvviso suscitò l'attenzione di tutti i presenti, che si voltarono verso la fonte del rumore.
Yamato con sguardo fiero si fece strada nel giardino trascurato, visibilmente ubriaco e trascinando pesantemente la sua mazza.
«Un trionfo!» Esclamò sedendosi vicino a Kin'emon e Raizo.
«Non avrai bevuto troppo?» Gli chiese Momonosuke preoccupato.
«Ma no...»
E poi splash cadde dentro il laghetto terrorizzando le carpe.
I due foderi rossi lì presenti, più ubriachi di lui, tentarono di tirarlo fuori senza successo finché non riuscì a rialzarsi e uscire da solo.
Kiki rise sguaiatamente a quella scena, attirando la sua attenzione.
«E questa nanerottola da dov'è uscita, hic?» Gridò platealmente.
Nina rizzò le orecchie a quelle parole apparentemente minacciose.
«È stata con noi tutta la sera. Dai, siediti per bene e calmati.» Lo invitò Momonosuke.
«Come osi? Io sono Oden!» Esclamò lui su di giri.
«Va bene, va bene. Vieni qui, da bravo, così.» Kin'emon lo fece sedere composto, mentre Kiki non smetteva di ridere.
Yamato la guardò di nuovo.
«Ma sai che sei la copia sputata di quel tizio hic... come si chiama?» Farfugliò in stato confusionale.
Zoro lì vicino sbuffò e alzò gli occhi al cielo, disturbato da quell'ennesima presenza confusionaria.
«È la figlia di Ace.» Grugnì.
A quelle parole Yamato rise forte, urlando ben più di quanto avesse fatto fino a quel momento.
«E piantala!» La ammonì Raizo, tappandosi le orecchie.
«Scusate, hic. Mi ha fatto ridere questa battuta, però ci assomigli un sacco, sai pulce?»
Kikyo aveva smesso di sorridere, la guardò con aria offesa.
«Tu sarai una pulce!» Le rispose a tono facendole la linguaccia. «E poi non è una sbattuta, il mio papà si chiama davvero così.» Concluse, nascondendosi colpevole dietro Momo.
«Lascia fare, non è pericoloso.» Robin tranquillizzò Nina, che era a un passo da alzarsi e portarsi via la figlia.
«Veramente fai? Ace ha avuto una figlia? Hic.»
La osservò bene, poi le si avvicinò per squadrarla ancora meglio.
Le si accovacciò di fronte e prese a toccarle i capelli e a contare le sue lentiggini.
«Lasciala stare Yamato, è solo una bambina.» Lo ammonì Kin'emon.
«Sì, lui è il mio papà!» Ribatté la piccola convintamente, arretrando a ogni suo tocco.
«E quell'altro bellimbusto col cappello a pannolino?» Si informò.
«Anche lui è il mio papà! Ne ho due, mamma dice che quasi nessuno ne ha due, ma io sì.» Adesso il suo tono suonava semplicemente entusiasta.
Yamato restò in silenzio e si voltò verso Nina che li controllava preoccupata.
Si rimise in piedi e le corse in contro, prendendosi una bella centra sul muso quando gli fu troppo vicina.
«Nina!» La sgridò Robin.
Yamato cadde rovinosamente a terra, per poi rialzarsi come nulla fosse.
«Tu lo conoscevi?» Le chiese attendendo con urgenza una risposta.
«Ma che vuoi?» Replicò invece la donna piccata.
«Hic, davvero è sua figlia?» Domandò di nuovo, ignorando totalmente ogni segnale di repulsione da parte sua.
«Sì e quindi?» Lo accontentò sedendosi di nuovo.
Yamato di nuovo si alzò e stavolta riuscì ad avvicinarglisi abbastanza da stritolarla in un abbraccio assolutamente non consensuale.
«Mamma mia che bello conoscerti Pina! Hic, come stava? Era felice?» La sommerse di richieste.
«Mi chiamo Nina, per te Kushina se non ti dispiace. E levati di dosso.» Grugnì la donna staccandosi a forza dalla sua pesante figura.
Quando riuscì a guardarlo negli occhi, questi erano lucidi per l'emozione.
Nina sbuffò e si fece convincere.
«Era felice se ti fa piacere saperlo.» La informò spolverandosi l'abito.
«Certo che mi fa piacere! Eravamo grandi amici, sai?» Reliplicò l'altro con le stelline negli occhi.
«Ma pensa te.» Nina alzò un sopracciglio.
«Ti ha mai parlato di me? Di quando è venuto a Wano?» Le chiese adorante.
I foderi rossi ridacchiavano per la scena imbarazzante.
«Sì mi ha parlato di questo posto.» Nina abbassò lo sguardo nostalgica.
«E di me che ti ha detto?»
«Tu sei quel tipo con cui ha combattuto e poi vi siete ubriacati?» Gli domandò incerta.
«Sì. Hic. Oh che bello allora si ricordava di dover tornare.» Yamato era al settimo cielo, poi una nota di malinconia lo intorpidì.
«Sì, si ricordava ogni cosa.» Ribatté lei infastidita.
«Ma quindi lo avete conosciuto tutti?»
Zoro sbuffò di nuovo, prese le sue spade e la sua boccia e in silenzio rientrò nel palazzo.
«Che ha quello?» Si interrogò Yamato dubbioso.
«Penso che non voglia rovinarsi i festeggiamenti parlando di persone care morte in modo orribile.» Rispose Robin con un largo sorriso sul volto sereno.
«Sì e ha ragione.» La assecondò Nina alzandosi e andando a prendere Kiki.
«Andiamo farfallina, è ora della nanna.» La avvertì prima di caricarsela in braccio e rientrare a sua volta.
«Ma perché nessuno ne vuole parlare con me?» Piagnucolò Yamato.
«Non prendertela. È che erano tutti molto legati a lui e non hanno voglia di rivangare il passato.» Le sorrise ancora Robin.
«Anch'io ero legato a lui, ma morirà anche nei ricordi se nessuno ne parla mai.» Nella sua voce c'era seria preoccupazione.
«L'abbiamo visto morire, per ora è questo l'unico ricordo che ci salta alla mente.»
«E invece non è giusto, hic. Lui era così generoso, simpatico, forte, spensierato. Questo dovrebbe saltare alla mente.»
Robin fece spallucce.
«Kiki! Kiki!» Una voce profonda catturò la loro attenzione.
«Sono andate a dormire, Law.» Lo informò Kin'emon.
«Oh sì grazie, è tardi.» Ringraziò l'uomo barcollando un po', poi fece dietrofront e sparì nel buio del palazzo reale.

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