Kiki si svegliò capricciosa la mattina seguente, Bart tentò di fermarla, ma volle a tutti i costi andare nella cabina della madre.
Nina dormiva profondamente e non sentì la porta aprirsi, si destò solo quando la piccola le si avvinghiò addosso in lacrime.
«Kikyo che c'è?» Domandò la donna frastornata e con voce roca.
«Voio stare con te.» Piagnucolò la piccola.
«Va bene amore, però dormiamo. Mamma è stanca.» Disse sbadigliando.
«Non si può giocare?»
«Più tardi si può, va bene?»
I suoi occhioni scuri ancora bagnati la osservarono circospetti.
«Ba bene mamma.» Disse infine, stendendosi a fianco a lei.
Bart affacciato alla porta, non emise un suono. Si limitò a richiuderla silenziosamente.
Le due uscirono dalla cabina solo nel tardo pomeriggio, tenendosi per mano e trotterellando qua e là.
Il sottomarino era semi-deserto ed erano già diversi minuti che camminavano, quando incrociarono Spugna.
Questi fece un sorriso a metà tra il gioviale e il sadico, si grattò la testa da sopra la cuffia viola e le salutò.
«Dove sono finiti tutti?» Domandò Nina.
«Sembra vuoto eh? È sempre così per quelli che restano a bordo.» Gracchiò l'uomo divertito.
«Sono già andati?» C'era un velo di tristezza nel suo tono.
«Solo Narvalo, Bepo e Shachi. Volevano salutare gli uomini piccoli quei sentimentali.»
«Mamma anche io voglio.» Piagnucolò Kiki.
«Dobbiamo chiedere al capitano tesoro.»
«Oh non so se lo troverai, è chiuso nel suo buco e non è ancora uscito.» Ridacchiò Spugna.
«Voglio bedere gli uomini piccoli.» Insistette la piccola.
«Dopo li vediamo tesoro, adesso andiamo a mangiare.»
Il pancino della bambina emise un rumore stiracchiato a quelle parole.
«Babbene.» Concordò.
Nina non aveva per nulla fame, il suo stomaco era chiuso dalle emozioni e dalle preoccupazioni, ma lo stesso cucinò con amore un bel pranzo per la piccola e qualcosa per se stessa.
Andarono sul ponte a banchettare, accompagnate dal dolce infrangersi delle onde e dagli urli dei gabbiani.
Il cielo era limpido, non si scorgeva una nuvola all'orizzonte e in quell'azzurro una fresca brezza salmastra accarezzava i loro corpi.
Kiki si stava gustando un uovo sodo quando Penguin si unì a loro.
La donna aveva smesso di farci caso, ma il cappello con su scritto il suo nome la fece sorridere appena lo vide aprire la porta.
«C'è qualcosa anche per me dolce Nina?» Chiese famelico.
«Vieni a vedere.» Lo invitò la donna.
«Bieni a bedere.» Le fece eco la figlia.
L'uomo si sedette con loro e spizzicò qua e là parlottando con le due a bocca piena.
«Domani forse ripartiamo.» Le avvisò tra un discorso e l'altro, tenendo in mano del pane arrostito.
«Abbiamo già finito?» Chiese Nina intristita.
«Credo di sì, me l'ha detto Law mentre venivo di qua.»
«È veglio!» Esclamò Kiki entusiasta e con ancora in mano il cucchiaio si alzò e scappò dentro a corsa.
Penguin la osservò divertito, mentre la madre non provò nemmeno a fermarla.
«Chissà com'è che le sta così simpatico.» Si domandò a voce alta.
«È un tipo, ma gli piacciono i bambini, ci sa fare.»
«L'ho notato.» Ridacchiò lei.
Quelle parole la fecero sentire più al sicuro di come si fosse mai sentita da sei mesi a quella parte e non poté fare a meno di immaginarsi che tipo di padre sarebbe stato, nel caso lo fosse mai diventato. Le gote le si colorarono di rosa.
«Mi dispiacerebbe però partire domani, qui è così tranquillo.» Continuò Penguin, riprendendo il discorso di poco prima.
«Anche a me, è un peccato che gli altri non l'abbiano vista.»
«L'abbiano bista.» Ripeté la voce della piccola Kikyo da dietro la porta aperta. Poi ridacchiò in quel modo così genuino che a Nina si sciolse il cuore senza nemmeno vederla.
«Fate un pranzo in veranda?» La voce del capitano giunse moscia e stanca alle loro orecchie.
Si voltarono e lui era lì con Kiki in braccio immerso in una conversazione apparentemente di vitale importanza.
La madre sospirò e sorrise nel vedere quel quadretto.
Law era vestito con la sua felpa gialla e i soliti jeans maculati e si toccava gli orecchini dorati con la mano destra, mentre il suo braccio sinistro sorreggeva la piccola.
«Sì platicamente abevo fame e ho mangiato l'uobo.» Spiegò lei con la massima serietà.
«E solo con un uovo ti è passata la fame?» Chiese allora lui.
«No poi c'era i pollo e... non mi ricoddo ma era buona.» Gli sorrise e lui la ricambiò mentre si avvicinava ai due compagni.
«Ma non hai finito.» Osservò il capitano, mettendo la bambina per terra.
«No abevo da fare.» Disse lei atteggiandosi a donna impegnata.
«Dovevi giocare?»
«Non lo so.» Disse lei prendendo di nuovo il suo posto.
L'uomo sorrise e le si sedette di fianco.
«Partiamo allora? È deciso?» Gli domandò Nina senza guardarlo, mentre spostava un boccolo scuro dalla morbida fronte della figlia.
«Se gli altri non trovano nulla, sì.» Si sistemò il cappello e la guardò con occhi complici e una smorfia divertita appena accennata.
«Possiamo scendere con lei oggi?» Domandò ricambiando l'occhiata.
«Come volete, io aspetto il rapporto da Bepo.»
«Ti accompagno dolce Nina.» Penguin sbuffò fumo dalle narici, provocando un'alzata di sopracciglia infastidita a Law.
«Bediamo gli uomini piccoli!» Esclamò Kiki entusiasta agitando una bella pesca rossa tra le manine.
«Tu non sei più grande di loro.» La motteggiò il capitano.
«Io sono grande.» Replicò incrociando le braccia e alzando fieramente il mento.
Nina rise, mentre l'altro la osservava con sguardo perso.
I suoi occhi giallo scuro si illuminavano raramente in modo così spontaneo, ma quando accadeva si trattava di uno spettacolo di una bellezza indescrivibile.
La donna si portò i lunghi ricci neri all'indietro, rivelando la sua ricrescita dorata alla base e spandendo in aria un odore di mughetto misto a fumo che costrinse Law a voltarsi verso il compagno per non restare imbambolato.
«Vai tu con loro?» Gli chiese premuroso.
«Ma certo! Queste principesse non devono temere nulla in mia presenza.» Broccolò Penguin.
«È bero che ti sei bestito da donna?» Domandò la piccina a bruciapelo, spegnendo tutto il suo entusiasmo.
Nina rise di nuovo e così il capitano.
«Mi stava molto bene.» Replicò lui stizzito, prima di alzarsi con la sua mezza fetta di pane arrostito per le mani.
«Vado a prepararmi per te dolce Nina, aspetta pure qui il tuo principe tanto triste di doversi allontanare da te.» La avvertì con gli occhi a cuore che gli uscivano dalle orbite. Dopodiché sparì all'interno.
«Dabbero gli stava così bene?» Domandò Kiki ancora confusa.
«Ha rubato dei cuori grazie a quello.» Le rispose Law.
«Letteralmente.» Chiarì Nina, senza però saper dissipare l'espressione perplessa della figlia.
Rimasero lì per diverso tempo a chiacchierare. Quando Kikyo seduta tra loro ebbe finito il suo pranzo, le loro mani appoggiate per terra si sfioravano e i loro occhi erano fissi gli uni negli altri.
«Tu non vieni insieme a noi?» Gli chiese la donna.
«Scendo più tardi, quando gli altri avranno finito di sondare il terreno.» Rispose accarezzandole la gota con un dito.
«E mandi Penguin per proteggerci?»
«Oh no, lo mando per essere protetto.» Ridacchiò.
Nina non si era ancora abituata a vederlo così sereno, ne rimase affascinata e sul volto le si dipinse un'espressione inebetita.
L'uomo si avvicinò per baciarla, ma la donna si voltò verso Kiki che li osservava attenta.
«Stasera voglio vedere un bel disegno della città, mi raccomando.» Le disse mentre le guance le divenivano rosate.
«Sì!» Accettò felice la figlia, impaziente di conoscere quello strano posto del quale tutti facevano un gran parlare.
Non passò molto che Penguin sbucò di nuovo sul ponte del Polar Tang.
Aveva cambiato tuta, questa sembrava più pulita e si era improfumato da capo a piedi.
«Le mie protette sono pronte?» Domandò sicuro di sé, credendosi incredibilmente affascinante.
«Sì! Andiamo mamma?» Schizzò in piedi la piccina.
«Andiamo.» Concordò lei, alzandosi a sua volta, imitata da Law.
Kiki trotterellò per dare la mano a Penguin che si avviò verso la scaletta.
Quando i due non erano più visibili e Nina stava per scavalcare la paratia, improvvisamente il capitano la afferrò e la tirò a sé.
Si scambiarono un tenero bacio che fece sobbalzare i loro stomaci, poi si divisero.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
