💪🏼21. Braccio

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La settimana successiva arrivò il tanto agognato momento per Nina di liberarsi di quel gesso invalidante.
Narvalo aveva voluto un'altra cena per festeggiare l'evento e si era svegliata insolitamente presto per prepararla. Nina le stava dietro mentre l'altra era ai fornelli e le suggeriva arricchimenti e condimenti da aggiungere, ancora con l'arto costretto in quella morsa.
«L'altra volta l'ha preparata Spugna e ha fatto sembrare tutto così facile.» Si lamentò la donna dai capelli castani all'ennesima dose sbagliata.
«Oh tranquilla Narvalo, vedrai che sarà buonissima, senti che profumo.» La incoraggiò Nina.
«Piuttosto, quando vengono a segarti quel coso? Almeno mi aiuti tu.»
«Non ne ho idea, Penguin mi ha detto che me lo toglierà Law quando avrà finito con le sue cose.» Fece spallucce.
«Sempre a progettare quell'uomo, io non lo capisco.»
«Che vuoi dire?» Chiese Nina incuriosita, alla ricerca di informazioni.
«Hai notato che non si è visto mai in queste settimane? Se ne sta sempre chiuso nel suo studio a fare chissà che, studiando chissà cosa.»
Nina, che già aveva potuto spiare qualche conversazione da quando era tornata in piedi, fece la vaga.
«E che male c'è?»
«C'è di male che i pirati non fanno questo.»
Il suo tono era esasperato e girava la zuppa talmente veloce da aver formato un mulinello.
«Studiare?»
«Studiare, progettare piani. I pirati vanno all' avventura, rubacchiano qua e là e sono contenti così. Che bisogno c'è di aspirare a diventare un imperatore del mare?»
Nina ridacchiò.
«Ha un piano per diventare imperatore?» Domandò tra il serio e il faceto.
«Oh non posso parlartene, ma è una cosa da fuori di testa.»
Così dicendo versò la zuppa ormai cotta in una grande ciotola, Nina la coprì con noncuranza e cambiò argomento immediatamente.

Era già l'ora di cena, ma Nina aveva ancora il suo odiato fardello al braccio.
«Vieni cara, mettiti qui accanto a me.»
«No accanto a me.»
Litigavano Penguin e Shachi vedendola in piedi incerta.
Alla fine si mise tra i due e la piccola Kiki in braccio.
«Credete che verrà?» Domandò loro mangiando sgraziatamente la zuppa con la mancina.
«Ha detto che veniva oggi, no?» Chiese Shachi a Penguin.
«Sì.»
«E allora verrà, non preoccuparti. Prima della mezzanotte sarai leggera come una foglia.»
«Come un grazioso petalo vorrai dire.» Lo corresse Penguin con tono galante.
«Piuttosto che fine ha fatto anche Bepo?» Si domandò Bart.
«Oh saranno insieme a inventarne una delle loro.» Rispose sicura Narvalo, scottandosi poi la lingua per non aver soffiato a sufficienza sul cucchiaio.
Non ebbe il tempo di lamentarsene che i due sbucarono parlottando uno di fianco all'altro dal corridoio di sinistra.
«Benite ché si fredda!» Li esortò Kiki entusiasta alla loro vista.
«Scusate, stavamo delineando i dettagli.» Si giustificò l'orso mentre prendeva posto, il capitano invece non parlò.
Guardò Nina con espressione ambigua, mentre lei si tirava su la parte frontale della tuta che le stava scivolando sul petto. Penguin e Shachi sbollirono in un istante.
«Già... il gesso.» Notò Law.
Nina gli sorrise come mai aveva fatto e fece per alzarsi.
«Ferma.» Le intimò prendendo la spada.
La donna si impaurì, ma non si mosse.
«Room.»
La donna strizzò gli occhi e strinse Kiki, udì un rumore di taglio, poi il braccio che diventava più leggero e un tonfo.
Quando riaprì le palpebre il suo braccio era di fronte a lei nudo, puzzolente e pieno di peli scuri.
«Che schifo.» Commentò, mentre Law rinfoderava l'arma.
«Non un ottimo preludio a una cena.» Commentò Bepo, che ricevette una valanga di insulti mentre sorseggiava del tè.
«Be' io andrei a lavarlo.» Annunciò Nina.
«Vuoi una mano?»
«Due?»
Si offrirono Penguin e Shachi entusiasti prima di scambiarsi un'occhiataccia.
«Ce la faccio da sola, grazie.» Sorrise lei imbarazzata e fece di nuovo per alzarsi.
«Aspetta un attimo.» Disse il capitano con tono perentorio mentre si accomodava al lato opposto.
«Abbiamo degli affari da discutere.»
«È proprio necessario che io puzzi di taleggio mentre ne discutiamo?» Gli rispose secca.
«No.» Disse lui infastidito.
«Allora torno subito.» Comunicò in modo assertivo, ignorando il suo sguardo.

Cinque minuti più tardi fu di nuovo a tavola e la puzza di formaggio era sparita. Adesso indossava il tutone anche sul braccio e le donava non poco.
Kiki si era spostata vicino a Bepo e stava mangiando con gusto dei funghi saltati.
«Allora, di che volevi parlare?»
I presenti si scambiarono sguardi eloquenti tra di loro, probabilmente già sapevano. La tensione generale si poteva tagliare con un coltello.
Il capitano finì di masticare e inghiottì il suo onigiri prima di iniziare.
«Della tua permanenza qui.»
«Me ne andrò appena attraccherete al prossimo porto.» Affermò la donna riprendendo a mangiare da dove aveva interrotto.
«Ma nel frattempo sei qui e abbiamo un problema.» Le lanciò uno sguardo che la fece sentire nuda. «Tu mi nascondi delle informazioni.»
«Non capisco di cosa parli. Vuoi sapere il mio numero di scarpe?»
L'uomo sorrise beffardo, da quegli occhi grigi trasudava una fame che aveva visto in pochi uomini. Si sentì in soggezione e iniziarono a sudarle le mani, ma continuò a mangiare come niente fosse.
«Vorrei sapere chi stiamo portando a bordo.»
«Sapete tutto ciò che vi serve sapere su chi state portando.»
Law strinse il pugno e le rivolse lo sguardo più intimidatorio che riuscì a trovare, ma riconobbe che era difficile intimidirla.
«Non credo.» Le rispose.
«Io credo di sì.» Gli fece eco da quelle labbra umide e più rosse del solito.
«Mi stai nascondendo qualcosa che potrebbe mettere in pericolo il mio equipaggio.» Strinse le bacchette tra le mani, mentre tutti gli altri lo guardavano preoccupati.
«È questo l'unico pretesto che ti è venuto in mente? Metterei in pericolo il tuo equipaggio?»
Chiese retorica, sorseggiando il brodo con apparente tranquillità, senza degnarlo di uno sguardo. Il capitano stava impazzendo per capire come farle vuotare il sacco.
«Mi dispiace, ma se non parli saremo costretti a interrompere qui il tuo viaggio.»
La donna lo guardò quasi stupita che si fosse spinto a tanto. La sua voce era tesa e tutto il suo corpo rivelava il medesimo stato d'animo.
«D'accordo, però preferirei che iniziassi tu.» Asserì lei, senza staccargli gli occhi di dosso, aspettando il momento in cui avrebbe abbassato i suoi.
«Prego?»
«Nella mia condizione dovrei sbandierare i miei segreti al primo rookie che mi fa gli occhi da cattivo?» Fece un plateale segno di diniego, facendo ondeggiare l'indice a destra e a sinistra. «Dammi tu un motivo, un'informazione per un'informazione, ad esempio: a cosa ti servono quei cuori, chirurgo della morte?» Domandò trionfante.
L'uomo sgranò gli occhi.
«Mi hai spiato...» Dedusse disgustato.
Nina lo guardò di sottecchi con il suo sguardo d'ambra.
«Tu non ce l'hai vero?» Chiese divertita.
«La percezione.» Aggiunse.
«Cos- io... no.» Abbassò finalmente gli occhi grigi.
La donna fece una risatina, poi riprese: «Ne ho incontrati a decine come te: hai annusato un'occasione per raggiungere i tuoi scopi e adesso vuoi che io te la serva su un piatto d'argento.» Sbatté la mano sul tavolo. La ciurma si ritrasse all'indietro.
«Dimmi chi sei. Perché la Marina vuole tua figlia?» Alzò la voce e si protese minaccioso verso di lei.
«Mamma.» Piagnucolò Kiki inascoltata.
«Non avrai nulla da me.»
«Dimmelo.» E così dicendo tirò su con il pollice la spada dal fodero.
A quella vista Nina liberò il suo haki del re conquistatore, investendo tutti i presenti e tramortendo la figlia.
«Posso farti molto più male di quello che tu puoi fare a me.» Lo minacciò. «Stai attento contro chi ti metti, Trafalgar D Water Law.» Scandì bene l'ultima frase. Il volto inespressivo e il corpo fermo, apparentemente inerme, trasudavano una potenza sconosciuta, terribile e sicura di se stessa.
L'uomo si sentì schiacciare e sgranò di nuovo gli occhi dallo stupore, lasciando ricadere la spada nel fodero.
«Come sai il mio nome?» Domandò terrorizzato.
«Appunto.» Gli fece notare Nina, alzandosi da tavola e prendendo in braccio la figlia incosciente.
«C-chi sei tu?» Domandò lui infine, senza più nessuno scopo intimidatorio.
«Sono quello che vuoi, ma spera che ti sia amica.» Lo avvertì mentre se ne andava.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora