L'anno successivo trascorse relativamente tranquillo.
Nina si era accordata con il capitano per insegnare alla ciurma tutto il necessario ad entrare nel Nuovo Mondo. Law non si sentiva affatto preparato a mettere in pratica il suo articolato piano così com'era ed era certo che nessuno di loro fosse pronto ad affrontare le sfide che li attendevano successivamente.
Si allenarono tutti molto duramente, reclutarono nuovi membri man mano che battevano a tappeto tutte le isole della Grand Line, Nina risvegliò il suo frutto appena prima che al capitano dei Pirati Heart fosse concesso l'ingresso nella flotta dei 7.
Nel giro di qualche mese avevano già raggiunto la quota di 96 cuori collezionati, i 4 mancanti se li erano procurati sull'ultima isola prima della base della Marina a Marineford, dove li avevano consegnati e stipulato l'accordo con il Governo Mondiale.
Era filato tutto così liscio che nessuno di loro poteva crederci, Bepo, che raramente esprimeva qualsiasi tipo di emozione, si ritrovò con la mandibola per terra alla notizia.
Kikyo cresceva forte e gentile tra le amorevoli cure della sua famiglia acquisita e ogni giorno si faceva più sagace e più alta.
Aveva quasi 5 anni quando gli attacchi a sorpresa della CP-4 si erano fermati e qualche volta aveva persino potuto vedere il nonno.
Solcare i mari non aveva mai avuto per lei un sapore tanto rassicurante, o almeno non da quando aveva memoria.
Spesso viaggiavano sopra l'oceano piuttosto che sotto, forti della protezione data dalla posizione del loro capitano e nessuno aveva mai osato attaccarli, nemmeno altri pirati che li avevano casualmente incrociati: ne erano terrorizzati.
La nomea sinistra del rookie allontanava anche i cuori più intrepidi e se non ci riusciva quella, ci pensava la pessima fama di Nina.
Poco prima che il suo capitano ottenesse la protezione del Governo, l'organo aveva proposto proprio a lei quel posto vacante dopo una ferocissima battaglia in particolare, nella quale aveva quasi ammazzato un marine molto famoso.
Non era nelle condizioni di rispondere all'invito quando le giunse la suddetta missiva, così Law inviò per lei l'unica replica che si sarebbe potuto aspettare dalla donna: il disegno di un dito medio alzato con un insulto appuntato sotto.
La ciurma tutta aveva riso a crepapelle nel vedere l'illustrazione, tutti tranne lei che in quel momento non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti.
Aveva il volto semi-ustionato nella parte destra, i capelli bruciati dalle sue stesse falene di fuoco, diverse costole spezzate e gravi danni agli organi interni e alcune fratture a braccia e gambe quando era stata portata di peso sul sottomarino da Bepo.
Il capitano era riuscito a fare un lavoro certosino per quasi 8 ore, prima di dichiararsi soddisfatto e rimettere a lei il compito della sua stessa guarigione.
Aveva deciso di non svegliarla dopo l'operazione, ma di lasciarla sedata e intubata per qualche giorno ancora, data l'entità dei suoi danni.
Gli era stato accanto tutto il tempo e quando non la vegliava era con la figlia.
Per una settimana intera andò a letto la sera dopo aver esaurito tutte le sue lacrime, abbracciando Kikyo e senza riuscire a togliersi dalla testa l'immagine della sua amata che rantolava a causa dei polmoni pieni di sangue, piangendo e promettendo che non se ne sarebbe andata proprio da nessuna parte.
Adesso stava lì, alimentata da una sonda, respirando grazie a una macchina e con il corpo interamente ricoperto di bende bianche come il suo colorito.
La parte peggiore di tutta quella storia tuttavia non era ancora arrivata.
La mattina del settimo giorno, il capitano decise che era arrivato il momento di svegliarla definitivamente. In quel periodo aveva significativamente ridotto la somministrazione dei farmaci che la tenevano addormentata fino a eliminarli completamente. Secondo i suoi calcoli avrebbe dovuto svegliarsi a breve.
Le passò due lunghe dita sulla gota sinistra, sentendola gelida al tatto e le lasciò un piccolo bacio sulla porzione di volto non fasciata.
C'erano solo lui e Bepo in quel momento, ma l'intera ciurma era stata allertata e in caso di necessità sarebbe accorsa.
Era mattina presto e Kiki dormiva ancora profondamente nella stanza di Law.
I due si misero comodi ai due lati del letto e osservarono per diversi minuti i monitor che restituivano i parametri vitali della donna.
La frequenza cardiaca stava tornando man mano nella norma, così decisero di rimuovere il tubo che le permetteva di respirare artificialmente, sostenendola solo con una maschera di ossigeno.
Le ore passarono veloci in quella minuscola cabina bianca e asettica e solo in tarda mattinata la donna iniziò a dare segnali di risveglio.
Law schizzò sulla sedia quando la vide aprire gli occhi e guardarlo confusa. Lo stomaco gli si torse e le mani cominciarono a tremolargli.
Si avvicinò a lei che lo osservava in silenzio con quei suoi grandi occhi ambrati vuoti e inespressivi e la chiamò baciandola sulla fronte.
Bepo restò in silenzio, limitandosi a alzarle le coperte fino al petto.
Nina mugolò qualcosa, ancora piena com'era di farmaci poi contrasse tutto il volto in una smorfia di dolore: doveva aver provato a muoversi.
«Nina stai tranquilla, sei tutta rotta non agitarti.» Le disse in un sussurro mentre ancora la ricopriva di baci sul bel viso rotondo.
Lei mugolò di nuovo altre parole incomprensibili, poi richiuse gli occhi e parve riassopirsi.
«Lo sai che oggi non sarà mai sveglia del tutto.» Commentò l'orso seduto dall'altra parte del letto, con le zampe sulle ginocchia.
Law sospirò.
«L'importante è che i suoi parametri siano buoni, non mi interessa se si sveglia oggi o domani.» Asserì mestamente accarezzandole l'unico braccio sano.
A quel tocco Nina riaprì gli occhi stanchi e lo guardò.
Law si inginocchiò di fianco al letto proprio all'altezza del volto di lei e iniziò a mormorarle parole di affetto mentre le accarezzava la guancia.
Di tanto in tanto lei annuiva piano, come se lo stesse capendo veramente, ma fu quando il capitano nominò Kikyo che la luce le tornò nello sguardo.
«L-la mia... bam-bina.» Disse faticosamente con voce rauca.
«Sì, è qui sulla nave. Non vede l'ora di reincontrarti.» Le sorrise e lei gli sorrise in risposta.
«D-dov'è pa-pà?» Chiese lei confusa.
«Papà?» Replicò Law.
«M-mio pa-dre... non è qui.» Ogni sillaba era per lei uno sforzo immane.
Law le sorrise ancora e le passò teneramente una mano tra i capelli bruciacchiati.
«Quando ha finito arriva.» Le rispose.
«V-va be-ne. Sono t-anto stanca.» Prese un profondo respiro facendo altre smorfie di dolore. «S-scusatevi c-con lui... se quan-do a-rriva mi sono ad-dormentata.» Si premurò di avvisare prima di richiudere gli occhi.
I due sospirarono in silenzio osservandola. Sembrava serena, il suo respiro era regolare e le gote le stavano riprendendo colore.
Law continuò ad accarezzarla teneramente per diversi minuti, poi si risedette, tirò fuori un libro dalla tasca della sua felpa gialla e si tolse il cappello appoggiandolo sul letto.
«Promettente.» Osservò Bepo.
«È forte, si riprenderà in fretta.» Aggiunse Law leggermente turbato.
«Di sicuro più in fretta dell'ultima volta, ha preso peso ultimamente.»
«Sì, è proprio bella.» Il capitano non aveva posato gli occhi che per un secondo su quelle pagine, non erano tanto interessanti quanto la donna. Il suo viso si era riempito in quei mesi, le costole non si vedevano più e le sue braccia si erano ammorbidite. Aveva messo un bellissimo strato di grasso sul basso ventre e persino i suoi seni ora sporgevano sotto il tutone beige. Non era mai stata così bella ai suoi occhi, persino in quel momento, con i capelli bruciacchiati e il volto sfregiato dal fuoco, gli sembrava una Venere scesa tra gli esseri umani.
Si voltò verso Bepo che distrattamente osservava il monitor.
«Se portassimo qui Kikyo?» Gli domandò.
Era impaziente, voleva riabbracciarla il prima possibile, sentiva lo stomaco chiuso e un senso di impotenza che lo devastavano.
«Non credo sia un bello spettacolo.»
«L'hai detto anche quando l'abbiamo portata qui.»
«Ma era in fin di vita.» Obiettò l'orso confuso.
«Sono sette giorni che non la vede, inizia a fare storie.»
«Giustamente, ma se aspetta un giorno in più e la vede già lucida non è meglio?»
Law si prese un momento di riflessione.
«Hai ragione.» Concordò, poi posò di nuovo lo sguardo su di lei, che aveva riaperto gli occhi e lo stava fissando attonita.
«Lo so chi sei.» Gli si rivolse con tono accusatorio, la fatica che aveva fatto mezz'ora prima per parlare sembrava dissipata.
«Davvero lo sai?»
«Veramente no.» Ammise lei. Sbiascicava le parole, sembrava ubriaca.
«Ho sete.» Gli disse, tentando di tirarsi su maldestramente dalla posizione supina. Malconcia com'era ovviamente non ci riuscì da sola, così i due le vennero in aiuto prendendola da sotto le spalle.
«Dobbiamo togliere questo se vuoi bere.» La informò il capitano indicando il sondino che le usciva dalla narice destra.
«E cos'è?» Chiese sorpresa della nuova scoperta.
«Ti è servito per mangiare mentre dormivi.» Spiegò l'uomo, intenerito dalla sua sincera confusione. Voleva stringerla forte a sé, avvolgerla in un abbraccio rassicurante, ma si trattenne: lei non avrebbe mai capito.
«Ho dormito?»
«Una settimana.» Le rispose sorridendole. Le gote della donna si colorarono di rosa nel vederlo.
«È tanto.» Commentò Nina tra sé e sé abbassando gli occhi.
«È troppo.» Aggiunse Bepo laconico.
«Oddio! Un orso che parla!» Esclamò con voce infantile sorridendo divertita.
Bepo si ammutolì ripiegandosi su se stesso nella completa disperazione.
«Cos'ha?»
«Lascia fare.» La rassicurò imbarazzato il capitano senza ottenere alcuna risposta se non il suo volto perplesso.
Improvvisamente si era ammutolita, le guance le erano tornate di un pallore innaturale.
«Sono tanto stanca.» Disse con gli occhi semi-aperti.
Law le alzò la testata del letto perché potesse appoggiarsi più comodamente, poi la osservò nella sua interezza.
Le lenzuola fino a poco prima candide e pulite le si erano macchiate di sangue intorno ai fianchi. L'uomo trasalì.
Nina si era addormentata in un torpore che non aveva proprio nulla di naturale.
«Cazzo!» Esclamò lui scoprendola dal lenzuolo, quello che vedette al di sotto lo lasciò senza fiato.
Aveva una chiazza rosso vermiglio gigantesca che si era espansa silenziosamente tutta sotto al suo sedere.
Ancor prima che Bepo commentasse: «Non ha ferite lì.» Law aveva realizzato ciò che era successo.
Si inginocchiò di fianco al letto totalmente incapace di alcuna espressione al di fuori del pianto.
Il pavimento pungeva duramente le sue ginocchia, lo stomaco era torto in una morsa di dolore che gli risaliva fino al cuore. Sentiva come se qualcuno glielo avesse estratto dal petto e lo stesse strizzando con tutta la sua forza. Quell'uomo così imponente, potente e temuto singhiozzava ora inconsolabile stringendo le coperte sporche, mentre Bepo interdetto lo guardava scomparire nella sua stessa disperazione. Si alzò dalla sedia e voltò delicatamente la donna con le zampe bianche per accertarsi da dove provenisse l'emorragia, magari da una ferita che non avevano individuato. Purtroppo non la trovò.
«Q-qui non c'è nulla capitano.» Lo avvisò con un groppo in gola.
Law non riuscì a replicare alcunché, gli pareva di non sapere nemmeno più come respirare.
«C-cosa facciamo capitano?» Domandò Bepo, mentre una lacrima gli scendeva dal grande occhio completamente nero.
L'uomo gesticolò qualcosa ancora inginocchiato di fianco al letto.
Non aveva più la forza di parlare, tantomeno di pensare a una soluzione. Si limitò ad alzarsi e mettersi di nuovo a sedere continuando a piangere in silenzio con la testa tra le mani, mentre il compagno ripuliva la donna e cambiava le lenzuola.
Nina non si svegliò che il mattino dopo, trovando il capitano con gli occhi gonfi assopito su una sedia al suo fianco e Kiki che gli riposava comodamente in grembo.
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The worst generation
Fanfic"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
