I giorni trascorsero lenti, il tempo sembrava dilatarsi e contrarsi un disegno distorto e disturbante.
La presenza dei suoi compagni di viaggio distraeva poco la donna dai pensieri che ormai erano divenuti incessanti e morbosi. Spesso aveva mal di testa, dormiva poco e anche alzarsi e giocare con Kiki era un compito gravoso ai suoi occhi.
Ogni volta che la sua mente interrompeva il vortice, questo ripartiva spontaneamente più immersivo che mai.
Pensava a suo padre, a Ace, alla vita che le era stata rubata e non riusciva a scrollarsi di dosso la rabbia feroce che da dentro la mangiava. Solo la risata della figlia le donava conforto per brevi momenti, poi il loop ripartiva sempre uguale a se stesso.
I dolori erano aumentati in quel frangente, soprattutto alla spalla e al ginocchio e non le davano tregua, soprattutto la notte. Non vedeva l'ora che Law tornasse anche per farsi dare una sistemata alle ossa e il giorno in cui finalmente lo rivide, le parve una visione ultraterrena.
Era sera e stava per mettere a letto la piccola quando una delle sue falene da guardia la allertò da dentro il bosco.
Chiuse gli occhi e si concentrò: vide colori vividi di fronte a sé e contorni poco definiti.
Le falene avevano una vista tremenda, ma comunque riuscì a identificare un paio di loro. Il primo portava una inconfondibile palandrana nera, l'altro un cappello di paglia.
Riaprì gli occhi scoprendo che la luce giallognola della lanterna risultava ora straordinariamente brillante.
«Kiki c'è papà.» Le mormorò sorridendo per la prima volta da settimane.
La piccola già intontita dal sonno si strusciò distrattamente un occhio con la manina.
«Papà?» Domandò conferma.
«Sì, sta venendo da noi. Andiamo?»
Gli occhi della piccola si illuminarono di pura gioia e ci mise un istante a rimettersi in piedi e uscire alla casetta.
«Aspetta Kikyo, avvisiamo anche gli altri.»
Nel giro di un paio di minuti una discreta folla di suoi compagni erano radunati all' imboccatura del bosco.
«Dov'è ora?» Chiese Spugna goffamente, sistemandosi bene il cappello.
«Sì infatti.» Gli fece eco Riccio di Mare.
«Non ci avrai fatto uscire per niente spero.» Bofonchiò burbero Bart.
«La nostra splendida Nina non lo farebbe mai.» Commentò Penguin broccolando.
«È vero, è troppo bella per fare una cosa del genere.» Lo sostenne Shachi con degli insoliti cuori che gli strabuzzavano da sotto gli occhiali neri.
«Oh fatela finita e pazientante, mascalzoni che non siete altro.» Ordinò Narvalo seccata.
«Ma è l'ora del mio sonno di bellezza.» Protestò Hakugan.
«Ma hai una maschera, chi deve vederti?» Osservò saggiamente Bepo.
Nel brusio generale carico di aspettative, alcune figure si facevano largo tra la boscaglia.
«Papààà!» Esclamò Kikyo in lacrime appena scorse il suo cappello maculato.
Non si era tolta il pigiamino rosa cipria, tanta era stata la fretta di rivederlo, che non voleva attendere un minuto di più.
In mezzo al drappello di gente che lo accompagnava, la bimba vide solo lui nitido e meraviglioso in tutta la sua rassicurante statura. Le sue lunghe braccia calde la avvolsero e la sollevarono e nemmeno in quel momento riuscì a vedere chi altro la circondasse perché aveva gli occhi pieni di lacrime e l'udito pieno degli schiocchi dei suoi baci affettuosi.
La piccola non riuscì a emettere che qualche rantolo mentre lo osservava sorriderle e non capì nemmeno le domande che le aveva rivolto: rifocillata com'era di amore e contentezza, nulla più riusciva a entrarle nelle orecchie.
Appariva quasi confusa, mentre il resto della ciurma si riuniva intorno al padre e lo strizzava prepotentemente, e così su di giri da non riuscire a parlare.
La folla si diradò e mano a mano la piccola recuperò la calma dall'euforia, iniziando a notare volti nuovi intorno a sé.
Li squadrò tutti da capo a piedi molto attentamente con i suoi vispi occhioni scuri.
«Hai visto tesoro? Questi sono nostri amici.» Le spiegò l'uomo sistemandosela meglio in braccio, lei gli avvolse le mani intorno al collo silenziosamente.
Una bella ragazza dai capelli arancioni le si avvicinò cortesemente.
«Ciao piccolina, sono Nami, loro sono Rufy, Usop, Robin...» Le sorrise interrompendosi. «Li imparerai, non preoccuparti.»
Kiki aveva iniziato a osservare un punto più in basso e in silenzio.
«Lui è Momo, vuoi giocare con lui?» Le domandò il padre dandole un altro bacetto sulla fronte.
«Sì.» Sussurrò timidamente lei.
Law la riappoggiò per terra, ma ci mise un po' prima di farla staccare dal suo cappotto nero.
«Kiki non sporcarti il pigiama, tra poco dobbiamo tornare a letto.» Le ricordò Nina mentre la guardava parlottare con quello strano ragazzino imbarazzato e dalla pettinatura insolita.
«Che figata Traf, hai una figlia! Non me lo avevi mica detto.» Commentò entusiasta Rufy sfoggiando un sorriso che andava da un orecchio all'altro.
Robin osservava la bambina con un'insolita attenzione mentre li ascoltava parlottare. A dire la verità con l'arrivo della sera era difficile cogliere i particolari, ma la piccoletta aveva un'aria familiare.
«Sì, io... ecco...» Il dottore si grattò la nuca visibilmente spiazzato. «Dovremmo parlare anche di questo.» Concluse guardando Nina poco distante, che gli fu immediatamente a fianco.
I suoi capelli biondi erano cresciuti un poco dall'ultima volta che si erano visti e profumava ancora di mughetto, la cicatrice sul suo volto pareva leggermente schiarita. Il capitano la guardò imbambolato: era sempre stata così bella?
«Di cosa dovremmo parlare?» Chiese Cappello di Paglia stranito.
Ognuno di loro, compresi i loro accompagnatori, aguzzò le orecchie.
«Law...» Sussurrò Nina attirando la sua attenzione. La donna si guardò intorno seria e non ci fu bisogno di dire altro.
«Non qui, c'è troppa gente.» Commentò l'uomo.
«Ma se siamo solo noi.» Protestò l'altro capitano mettendo il broncio.
Nami intervenne: «Possiamo fidarci dei visoni, ve lo garantisco.»
Nina si convinse solamente quando vide il procione dell'altra ciurma assentire e fece cenno al compagno di continuare, ma non prima di aver sguinzagliato altre falene da guardia nei dintorni.
«Abbiamo aspettato a dirlo perché... la piccola è in una situazione pericolosa.» Law inghiottì la saliva.
«È figlia di un pirata, è normale.» Asserì Zoro laconico.
«Non è figlia mia, non di sangue almeno.» L'uomo abbassò gli occhi, parve cercare le parole giuste per continuare. Nina gli si fece più vicina e gli prese la mano in modo discreto.
«Vi ricordate a Punk Hazard quando ho detto che avevo un conto in sospeso con Sakazuki?» Disse Nina.
«No.» Rispose Lufy infilandosi un dito nel naso.
«È tua nipote, Cappello di Paglia.» Disse secca.
«Ma io non ho figli.» Rispose lui molto confuso dandosi una sonora grattata di capo.
«Ecco chi mi ricordava!» Esclamò Nico Robin entusiasta.
I genitori sorrisero, la madre si accese una sigaretta.
«Non ho capito.»
«Nemmeno io.» Si fecero eco Lufy e Zoro.
«Possibile che siate così testoni?» Gridò Nami prima di far rimbombare per tutta la buia foresta il suono dei suoi pugni sui loro crani.
«Non c'era bisogno.»
«Già.»
Si lamentarono sofferenti.
«È figlia di Ace.» Spiegò Nina con pazienza osservandola saltellare qua e là con Momo.
Sbuffò fuori il fumo due volte, prima che qualcun altro proferisse parola.
Lufy si era fatto torvo in volto, aveva abbassato la testa e si reggeva il cappello con una mano. La sua ciurma lo osservava preoccupata tra la sorpresa e l'incertezza.
«Questa...» Esordì il ragazzo rompendo il silenzio. «Questa è una cosa bellissima.»
Alzò la testa e si voltò verso la piccola con i tondi occhi scuri pieni di pianto. La guardò bene e rivide le lentiggini del fratello, il suo sguardo sicuro, i capelli neri e ondulati.
Scoppiò in lacrime e si sedette, mentre i compagni lo circondavano commossi.
Il procione e il robot pazzo dai capelli celesti parevano fontane, strillavano come forsennati e si abbracciavano.
Robin e Nami si guardarono sorridendo, mentre Zoro e lo scheletro alzavano gli occhi al cielo.
«Perché non ce l'hai mai detto?» Domandò il ragazzo coi capelli afro e il naso lungo con sospetto.
«Non era mia la decisione.» Rispose Law stringendo Nina a sé che continuava a fumare tranquillamente.
«La Marina ci dà la caccia da due anni, puoi biasimarmi?» Spiegò impassibile lei.
«Pe-rò av-rei vo-luto sa-per lo.» Singhiozzò Rufy disperato.
«Ma se eravate scomparsi! A chi dovevo dirlo?» Gracchiò Nina piccata. «E poi mi avreste mai creduto?»
«No mai.» Replicò Usop con noncuranza.
«I-o sì!»
«Anche n-noi!»
Esclamarono Chopper, Frankie e Lufy.
«Voi però credete a tutto, anche ai maiali volanti.» Osservò Robin.
«Maiali volanti?»
«Dove?»
«Mangiamoceli!»
Si incalzarono i tre.
«Ecco appunto.» Commentò Nami rassegnata.
I compagni di Nina nel frattempo ridevano a crepapelle.
Kiki aveva salutato Momo e si era rintanata tra le gonne della madre sbadigliando forte.
«Andiamo a letto mamma?» Aveva domandato con la sua vocina assonnata.
Lufy ancora tutto sporco di moccio la guardava fisso e non poteva credere ai suoi occhi.
«Andiamo tesoro, facciamo vedere prima a papà che bella stanza ci hanno dato.»
«Va bene, vieni papà.» Così dicendo gli prese la manona tatuata e lo tirò verso di sé.
«È arrivato il momento.» Disse Law ridacchiando.
I pirati Heart li anticiparono rientrando nelle casupole mentre il loro capitano si congedava per la notte.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
