La festa a bordo della nave di Barbabianca stava lentamente giungendo al termine. Le lanterne oscillavano lievemente al ritmo delle onde, diffondendo una luce calda e soffusa che illuminava i volti stanchi ma felici della ciurma.
L'aria era satura dell'odore del mare, del rum e degli ultimi residui di cibo arrostito.
I suonatori avevano da tempo abbandonato i loro strumenti e adesso erano sparpagliati qua e là a chiacchierare ubriachi con altri membri della ciurma.
Ace, con i capelli neri disordinati e il tatuaggio che brillava alla luce delle lanterne, guardava il ponte principale da una posizione defilata all'ombra di un albero maestro. I suoi occhi socchiusi, scuri come la notte, erano fissi su Nina.
Con il cuore che batteva forte e un tarlo che gli tormentava il cervello da settimane, aveva ormai raggiunto la conclusione che non avrebbe potuto resistere ancora a lungo restando solo a guardare.
Nina era appoggiata al parapetto, con un bicchiere di birra quasi finito in mano, aveva raccolto i lunghi capelli neri in una coda di cavallo che ondeggiava dolcemente con la brezza marina. Il sapore della birra le pizzicava ancora le labbra piene, mentre il suo sguardo ambrato si perdeva distratto nelle onde scure. Nonostante la leggera ebbrezza, la mente di Nina era insolitamente lucida, ma qualcosa quella sera la distraeva.
«Hai già dato forfait?» Chiese una voce alle sue spalle. Era Marco, con un sorriso amichevole sul volto.
«Non sono una grande fan delle feste ripetute così spesso.» Rispose Nina con un'alzata di spalle. Un brivido di freddo portato dal vento notturno le attraversò le ossa.
«Non sei la sola.» Affermò il fratello con un cenno del capo verso Ace. «Anche lui sembra più interessato a qualcos'altro stasera.» Con un'occhiata complice, l'uomo si allontanò, lasciando Nina a riflettere sulle sue parole.
Ace, intanto, aveva visto la scena e, spinto dal fastidio che gli provocava il modo di fare dei due, si fece coraggio e si avvicinò. Il cuore gli pulsava forte nel petto, ma decise di non volersi tirare indietro.
«Posso unirmi a te?» La sua voce suonò leggermente incerta e carica di tensione, era un miracolo che non avesse balbettato.
Nina si voltò sorpresa notando il suo sorriso timido a increspargli il mare di lentiggini che aveva sul volto.
«Certo.» Rispose educatamente, cercando di mascherare la sua agitazione con una calma apparente. Il cuore le batté più forte e non poté fare a meno di notare quanto Ace fosse attraente alla luce soffusa delle lanterne.
I suoi occhi neri come pozzi tradivano una gentilezza rara e la sua bocca rosa fece un'adorabile smorfia di nervosismo.
Ace le si avvicinò e si poggiò con i gomiti sul parapetto, la donna poteva sentire il calore del suo corpo muscoloso e scoperto a pochi centimetri da lei. La sfiorò leggermente con la mano, quasi fosse uno sbaglio e un altro brivido le corse lungo la schiena. Anche lui sentì l'elettricità del contatto e si trovò a trattenere il respiro per un momento.
«Non sei tipo da stare in disparte, stai bene?» Domandò Nina, cercando di rompere la tensione che sentiva crescere tra loro.
«Mi sento sempre un po' in disparte, perciò... mai stato meglio.» Le rispose l'uomo, i suoi occhi neri erano fissi nei suoi. Sentì il desiderio di prenderle la mano, di avvicinarsi ancora di più, ma si trattenne.
Nina lo guardò, cercando di capire il significato di quelle parole.
«Cosa intendi?»
«Da quando sono arrivato, non mi sono mai ambientato veramente, avete uno strano modo di essere pirati.» Spiegò lui, distogliendo lo sguardo e passandosi una mano tra i capelli.
«Davvero? Mi dispiace, mi sembrava che ti fossi fatto degli amici.» Commentò lei intristita.
«Diciamo di sì, ma sento che mi manca una spinta per buttarmi alle volte.» Confessò roteando il bicchiere mezzo vuoto e bevendone l'ultimo sorso. Era brillo e forse questo era ciò che gli serviva.
«Pensi che sia colpa nostra? Pensi che ti escludiamo?» Indagò lei preoccupata, appoggiandogli una mano sull'avambraccio.
«Assolutamente no. Non c'è stato giorno in cui io non mi sia sentito coinvolto in quello che fate e che siete. È solo che... devo imparare a buttarmi, anche con le emozioni e anche se non sono molto bravo.»
Ace prese un respiro profondo, l'odore del mare e del rum che gli riempiva i polmoni.
La donna gli sorrise con il sorriso più dolce che avesse mai visto, seppure la luce fosse poca e instabile, gli sembrò per un istante che la nave fosse illuminata a giorno.
Il cuore gli saltò un battito e il solito familiare calore gli si fece largo nel petto. Ogni giorno gli appariva più bella di quello precedente, ma in quel momento in particolare era da mozzare il fiato: i capelli raccolti mettevano in risalto il suo viso perfetto, il vestito bianco e morbido che portava nascondeva o metteva in risalto le sue forme a ritmo del vento e aveva un profumo da andare fuori di testa.
«Tu sei bravissimo finché continui a provarci. Comprendo che da esterno non sia facile amalgamarsi, ma noi ti daremo tutto il tempo che ti serve e anche di più se vorrai.» Gli disse dolcemente mentre continuava a guardarlo con quegli occhi che parevano quelli di una sirena per come lo incantavano.
Restò in silenzio perché non sapeva cosa dire e probabilmente aveva l'espressione più idiota che l'essere umano potesse mai concepire, ma non gli importava, perché a Nina sembrava piacere e così fece un altro respiro. Sentiva il cuore in gola e la testa leggera, mentre lei gli era così vicina e non accorgendosi dell'effetto che gli faceva.
«Grazie.» Disse alla fine con voce faticante e stiracchiata dall'ondata di sentimenti che lo stavano travolgendo e che mai avrebbe saputo descrivere a parole. Gli salirono le lacrime per la frustrazione e così distolse di nuovo lo sguardo.
«Tutto bene? Ho detto qualcosa di sbagliato?» Si preoccupò lei, avvertendo un peso tremendo sullo stomaco. Forse aveva straparlato e lo aveva offeso. Ah, la sua maledetta boccaccia!
«Sì, cioè no, cioè...» Sbiascicò lui imbarazzato senza guardarla. «Tu non dici mai niente di sbagliato, è questo il problema.» Sputò forzatamente, quasi da sembrare arrabbiato. La verità è che cercava disperatamente di far crollare un muro, senza la certezza che dall'altra parte vi fosse una risposta piacevole e questo non riusciva proprio a gestirlo.
Nina lo guardò confusa.
«Ho provato a uccidere tuo padre e, quando sei venuta per farmela pagare, hai finito per aiutarmi. Senza che nessuno ti avesse obbligato, mi hai dato lezioni, mi hai invitato a ballare con la tua famiglia, mi hai fatto prendere parte a missioni importanti che mai mi sarei potuto sognare di intraprendere come nuovo arrivato.» Sputò di nuovo, con tono quasi contrariato, come se stesse elencando dei torti subiti.
«Chi te lo ha detto che sono stata io?» Domandò dura.
Ace la osservò con il sorrisetto di chi ha beccato un bambino con le mani nella marmellata.
«Marco ha una bella parlantina quando è ubriaco.» Ridacchiò.
«Lo uccido.» Asserì lei.
«Non c'è niente che hai detto di sbagliato, non c'è niente che hai fatto di sbagliato con me, anzi...» Fece una pausa per prendere aria. «Forse una cosa c'è, tu... mi tratti come tratti un tuo fratello.» Affermò e le si fece più vicino, abbastanza perché lei potesse odorare il suo fiato che sapeva di rum.
«E come vuoi essere trattato?» Gli domandò in un sussurro carico di tensione, mentre continuava a squadrare la sua figura muscolosa, così vicina, troppo vicina.
«Non come un fratello... io... provo dei sentimenti per te... non potevo accettare che passasse un altro giorno senza dirtelo.»
Nina rimase in silenzio, sorpresa. Il suo cuore batteva all'impazzata e sentì le guance riscaldarsi. Non si sarebbe mai aspettata che Ace provasse qualcosa per lei. Lui, sempre così allegro e circondato da amici, così narcolettico e menefreghista.
«Non so cosa dire.» Ammise la donna dopo attimi di silenzio. «Non sono brava con queste cose, ma credo che stanotte non dormirò.»
«Non devi dire niente.» Rispose Ace, più tranquillo ora che aveva vuotato il sacco.
La sua mano trovò quella di Nina e la strinse leggermente. Il contatto era caldo, confortante, e Nina sentì un brivido di piacere attraversarle tutto il corpo. «Volevo solo che sapessi come mi sento.»
La sincerità negli occhi del ragazzo la colpì. Nina, che aveva sempre detestato discorsi sdolcinati e dichiarazioni plateali, si trovò disarmata, perché adesso che glieli faceva Ace le piacevano eccome.
«Anch'io provo qualcosa per te.» Ammise infine, il tono della sua voce era così basso da risultare quasi impercettibile.
Sul volto dell'uomo si aprì un sorriso immenso di gioia.
Dietro il muro c'era una risposta piacevole, voleva piangere per quanto era felice.
Sorridendole, le si avvicinò un po' di più timoroso, come se la donna potesse scappare da un momento all'altro.
La sua mano si mosse leggera lungo il braccio di Nina e lei sentì un altro brivido, poi le risalì la spalla e le arrivò sul viso rosso e accaldato.
«Non dobbiamo affrettare niente. Possiamo prenderci il nostro tempo.» Le sussurrò facendole torcere lo stomaco, mentre le accarezzava la guancia liscia e rosea come una pesca matura.
«Va bene.» Rispose la donna, sentendo un peso sollevarsi dal petto. «Ma niente discorsi sdolcinati, intesi?»
Ace rise, annuendo. «Promesso.»
Si guardarono e per un momento sembrò che tutto il resto del mondo fosse svanito. Gli occhi di Ace erano pieni di una dolcezza che Nina non aveva mai visto prima e i suoi stessi occhi parlavano di un'attrazione che finalmente aveva trovato il coraggio di ammettere. Era visibilmente eccitata, le sue pupille dilatate e gli occhi lucidi parlavano per lei e Ace che continuava timidamente ad accarezzarla non calmierava affatto la situazione.
Mentre si perdevano in quegli sguardi maliziosi, sentivano le risate dei compagni di ciurma rimasti che continuavano a festeggiare e entrambi avrebbero desiderato che qualcuno di loro arrivasse per tirargli addosso un secchio d'acqua ghiacciata.
Vista la posizione appartata, Marco si avvicinò nuovamente loro con un sorriso sornione. Era decisamente ubriaco.
«Allora? Volete stare qui a discutere sui massimi sistemi o venite con noi?»
«Veramente stavo per andare a dormire.» Rispose Nina, cercando di mantenere la sua solita compostezza.
Poco distante, Thatch stava servendo un'altra porzione del suo famoso arrosto, scherzando con Teach, che non riusciva a trattenere il sorriso a circa tre denti davanti alle battute del cuoco.
«Quanti anni ha? 80? Vieni amico, almeno tu non deludermi.» Bofonchiò Marco a Ace, per poi singhiozzare rumorosamente.
L'altro gli sorrise gentilmente e accettò di buon grado di unirsi agli ultimi festaioli rimasti, mentre Nina entrava sotto coperta guardandoli felice.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
