👘44. Vestiti

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Il tempo trascorreva lento e inafferrabile in quella scatola di metallo che pareva ogni giorno più piccola.
I pirati heart non sembravano farci caso, ma il sollievo generale fu palpabile quando si diffuse la notizia che la loro meta era vicina.
Kin'emon si era spostato nella cabina di pilotaggio quel giorno per dare indicazioni precise a Hakugan che comunque restava molto confuso a proposito della morfologia dell'isola.
I passetti scomposti di Kiki risuonavano chiari in tutto il sommergibile così come quelli di Momo mentre giocavano ad acchiapparsi. Le loro risate riempivano l'aria stantia.
Nella stanza del capitano, male illuminata dalla sua lampada da tavolo in metallo, si erano riuniti Kanjuro, Zoro, Robin, Bepo, Frankie, Usop e Law, che discutevano degli ultimi preparativi.
Kanjuro si era prodigato nell'esporre le abitudini e i costumi del luogo, i suoi tabù e gli atteggiamenti da tenere.
Era stato coinciso e aveva loro regalato persino qualche disegno esemplificativo.
«Adesso vorrei dire una cosa io, sarò breve.» Prese la parola Law dopo essere rimasto in silenzio per tutto il tempo. Inghiottì la saliva, sembrava molto teso.
«Riguarda quello che ha chiesto Zoro l'altro giorno.»
«Cosa hai chiesto?» Domandò Usopp.
«Già, ho fatto domande?»
«A me sembra tu abbia passato il tempo a bere da quando siamo qui.» Osservò Frankie.
«Non c'è molto altro da fare.»
«Lasciate Nina fuori dall'azione il più possibile.» Li avvertì Law.
Kanjuro lo guardò confuso.
«Perché? Non vuoi che la tua mogliettina si sporchi le mani?» Lo provocò Zoro divertito.
«Già, tutti dobbiamo contribuire. Perché ci dici così?» Si informò Usop.
«Non sta bene da quando... le ha lasciato troppe conseguenze fisiche e mentali.» La voce gli tremava. «Per questo non vorrei coinvolgerla.»
«E lei lo sa?» Chiese Nico Robin a braccia conserte.
«Sì.»
Usop alzò un sopracciglio.
«Comunque non dovrebbe stare su una nave pirata se è così deboluccia.» Commentò.
Tutti gli astanti lo guardarono divertiti.
Law invece scoppiò in una risata inaspettata che spezzò totalmente la tensione nella stanza.
«È impazzito.» Disse Frankie.
«Lo sapevo che prima o poi dava di matto.» Aggiunse Usop.
«Non è impazzito.» Lo difese Bepo con aria seria.
«Lo vedrete da soli.» Disse l'uomo asciugandosi una lacrima. «Poi non dite che non ve l'avevo detto.» Aggiunse calmo.
Il gruppetto lo scrutò confusamente, ma nessuno azzardò nel porre altre domande poiché l'uomo aveva rapidamente cambiato discorso come se non volesse approfondire ulteriormente l'argomento.
Erano ancora intenti a discutere quando il pomello schioccò e la porta si aprì.
«Mamma mia che puzza qua dentro.» Disse la voce di Nina. «Oh ecco perché.» Aggiunse vedendo il drappello di persone lì riunite.
«Che puzza! Che puzza!» Cantilenò Kiki scorrazzando per la stanza.
«Papà siamo arrivati!» Esclamò correndogli  in contro festante. L'uomo si abbassò e aprì le braccia per acchiapparla e la strinse forte a sé.
La piccola gli si aggrappò al collo e iniziò a riempirlo di baci.
Indossava una salopette di jeans e la sua maglia a righe bianche e rosse, ma a Nina non era riuscito di metterle le scarpe, così i suoi piedini rotondi dondolavano nudi in braccio al padre.
«Che carina.» Sussurrò Robin con gli occhi sgranati.
«Papà di devo dire una cosa.» Gli confessò in imbarazzo.
«Dimmi tesoro.» Le rispose accarezzandole una gota.
Kikyo si guardò intorno in silenzio e decise che in quella stanza c'era troppa gente.
«Nell'orecchio.»
Il padre girò il capo e la bimba subito mise le mani a coppa intorno al suo orecchio e iniziò a bisbigliare mentre i riccioli neri le ricadevano sulla fronte.
La bocca di Law assunse una curvatura all'insù nell'udire quelle parole e quando ebbe finito la guardò più innamorato che mai.
«Va bene?» Domandò conferma lei.
Law guardò Nina a braccia conserte sulla porta, indossava ancora il suo vestito blu informe ed era sempre più bella. Gli fece un cenno di assenso sorridendo.
«A mamma va bene?»
Kiki si voltò verso la madre.
«Sì che gli va bene.»
«Allora va bene anche a me. Quando lo vuoi fare?»
La piccola batté le mani per la contentezza.
«Quando siamo arrivati.» Aveva un sorriso che andava da un orecchio all'altro.
«Che carina.» Si lasciò sfuggire di nuovo Robin mentre gli altri guardavano in silenzio.
«Dovremmo cambiarci.» Li informò Nina laconica entrando nella stanza.
Ognuno di loro fece per alzarsi a quello che sembrava un ordine perentorio.
«Non abbiamo ancora finito, ti dispiace aspettare un minuto?» Le propose Law.
Gli altri si risedettero.
«Certo, un minuto. Vado di là.» Ridacchiò lei mentre apriva cassetti e sportelli.
«Mamma voglio il vestito verde.»
«Law il vestito verde?» Domandò la compagna frugando in un cassetto sotto al letto.
«L'abbiamo buttato a Roney Island, era tutto bruciacchiato.»
«Già.»
«Già.» Le fece eco Kiki.
«Vieni tesoro, scegli quello che vuoi.»
A quelle parole la bimba scese dalle braccia del padre e rapidamente fu di fianco a Nina per indicarle la sua preferenza.
Si chiusero la porta dietro non prima che la donna avesse intimato al compagno di darsi una lavata e una cambiata a sua volta.
«Tanto comunque non potrete mettervi quella roba.» Li informò Kanjuro lievemente in imbarazzo.
«Lo sa, lo sa... come te la cavi con le balene?»
«Cosa?» Lo guardò perplesso Kanjuro.
«Ti ricordi cosa hai promesso?» Un'espressione beffarda gli si dipinse in volto.
«Il disegno Kanjuro.» Gli rammentò Kin'emon.
«Oh no.»
La combriccola scoppiò a ridere mentre l'uomo dai capelli scarlatti si ripiegava afflitto su se stesso.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora