Nina sedeva su una poltrona quando sentì bussare alla porta.
La stanza era piccola e grigia, arredata in modo spartano e terribilmente fredda. Aveva pochi mobili in metallo, la maggior parte chiusi a chiave, un letto e una poltrona grigiastra posta davanti a un grande camino chiuso.
Nina portava un cappotto verde smeraldo che le arrivava fino ai piedi, che contrastava con i suoi occhi ambrati e i suoi corti capelli biondi. Era stata costretta a tagliarli di netto diversi mesi prima: le si erano bruciati fin quasi allo scalpo. Con l'occasione aveva deciso di abbandonare la sua solita tinta nera e optare per il suo colore naturale: un biondo caldo al contrario di quello di suo padre.
Si era assopita di fronte al camino quasi spento, ma il rumore la svegliò.
«Avanti.» Ordinò con tono deciso, in contrasto con il suo viso assonnato.
La grande porta metallica si aprì e due soldati completamente celati da un pesante scafandro giallo ne fecero capolino.
«Signora buongiorno.» La salutò uno dei due con riverenza.
«Che succede?» Domandò senza troppi convenevoli.
«Siamo venuti da lei perché non riusciamo a trovare il signor Law. C'è un problema.»
Spiegò quello davanti.
«Di che si tratta?» La donna si massaggiò le tempie voltandosi con il busto nella loro direzione.
«Degli stranieri hanno fatto incursione sull'isola, non riusciamo a respingerli.»
«Quanti sono?»
«Quattro o cinque, le stime non sono chiare.»
«Da quanto tempo?»
«Almeno un'ora signora.» Confessò con vergogna.
«Sappiamo chi sono?»
«Negativo, ci dicono siano già arrivati al lago, ma non abbiamo informazioni certe. Hanno sbaragliato tutti gli ostacoli.»
«Pessimo rapporto.» Commentò la donna infastidita. «Devo andare a controllare?»
«Sì signora.» Rispose lui ingobbito mentre la donna si alzava dalla poltrona e gli passava accanto.
Era la più bassa in quella stanza, ma si percepiva bene come fosse temuta.
I due, seppur nascosti da quell'insolita divisa, pendevano dalle sue labbra e non osavano aggiungere una parola di più per non scontentarla ulteriormente.
Lasciò una zaffata di profumo al mughetto lungo tutto il corridoio.
Il clima esterno era insopportabile, raffiche di vento misto a neve sferzavano le bianche colline dell'isola. Il gelo entrava nelle ossa e non ne usciva mai, Nina lo odiava profondamente. Le risultava persino difficile respirare per l'aria che le entrava violenta e congelata nelle narici.
Sorvolando la zona verso il lago al centro dell'isola, individuò una truppa vestita di giallo che stava scortando dei prigionieri verso la base. Un brivido di disgusto le salì lungo la spina dorsale nel pensare agli esperimenti che sarebbero loro stati somministrati.
La nuvola di falene che la sorreggeva in volo tremolò con lei.
Non ci impiegò molto a scovare gli intrusi mentre tentavano di attraversare maldestramente il lago che divideva l'isola nelle due zone.
Due anni prima, poco dopo la guerra per la supremazia, il luogo era stato stravolto nella sua interezza dalla battaglia tra i due contendenti al titolo di Grand'Ammiraglio per cui una parte ne risultava un coacervo di fuoco, lava e vulcani; l'altra era completamente congelata e soggetta a pesanti nevicate.
Il lago di forma tondeggiante situato nell'esatto centro dell'isola rappresentava l'unico passaggio utile da una parte all'altra.
Nina scorgeva 4 sagome, già arrivate nella parte innevata che si inoltravano indisturbate in direzione della base.
Senza troppi complimenti si abbassò e scagliò loro contro una pioggia di falene incendiarie.
Erano 3 uomini e una donna, quest'ultima- accortasi prima di tutti della sua presenza- attivò il potere di un frutto, scaraventando tutti al di fuori del cono di fuoco.
Aveva i capelli neri e lisci, gli occhi celesti e non era affatto vestita per affrontare il freddo dell'altro lato, nessuno di loro lo era.
Materializzò una miriade di mani che li strattonarono un centinaio di metri più in là.
Nina si abbassò ancora di quota, senza mai toccare terra, ma seduta a gambe incrociate sul suo sciame candido li osservò.
Erano tutti caduti per terra.
C'era un ragazzo dal lungo naso e i capelli afro, un altro portava tre spade e aveva i capelli verde acqua, l'ultimo pareva un centauro. Indossava un paio di larghi pantaloni a pinocchietto, la parte posteriore un mezzo abito da samurai.
La donna si avvicinò alla loro altezza appena spento il suo fuoco covando un dubbio in seno.
In tre si rialzarono rapidamente, l'uomo dai capelli verdi sguainò due spade e la guardò minaccioso.
La donna arretrò e il nasone le si posizionò dietro.
Nina era ancora concentrata sul ragazzo dai pantaloni corti che si era incastrato con le gambe aggiuntive non riuscendo a rialzarsi.
Stava lanciando una serie di invettive al proprio didietro e solo dopo un minuto tornò in posizione eretta.
C'era qualcosa che non andava nella sua conformazione, ma la mente della donna adesso era concentrata solamente sul suo volto.
Lo spadaccino era teso come una molla verso di lei, la attaccò non appena fece per spostarsi.
«Taglio dell'orco.» Gridò lanciando un fendente potentissimo a distanza.
Nina fece appena in tempo a evitarlo, distratta com'era dal loro capitano. Durante la schivata si alzò di molto in aria, per poi ricadere velocissima e inesorabile sull'uomo, con un pugno che lo abbatté all'istante.
Il nasone e la donna furono sbalzati indietro dallo schianto, il ragazzo dai capelli verdi si rialzò immediatamente e con un solo salto arretrò di diversi metri.
L'altro ragazzino moro si sistemò in posizione di attacco.
«Cappello di paglia.» Lo chiamò Nina tra lo sgomento e il minaccioso.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
