7. Flashback

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La nave di Barbabianca era ancorata in una baia tranquilla, con le acque placide che riflettevano la luce calda del sole al tramonto. Il cielo si tingeva di rosa e arancio, mentre stormi di gabbiani volavano sopra la Moby Dick starnazzando.
L'intera ciurma era riunita sul ponte e il più tranquillo di loro si stava mangiando le unghie.
L'aria era densa dell'odore salmastro del mare e del profumo delle tavole di legno della nave, che emanavano un caldo aroma di resina.

Ace camminava nervosamente avanti e indietro, passando di tanto in tanto una mano tra i capelli neri, il cuore gli batteva forte nel petto ed era sudato da capo a piedi.
Marco, con il suo solito atteggiamento calmo e i capelli biondi mossi dalla brezza marina, gli diede una pacca sulla spalla.
«Calmati, fratello. Tutto andrà bene.» Disse con un sorriso rassicurante.
Vista, con il suo sorriso sereno e la barba ben curata, annuì mentre sorseggiava una bevanda.
«Sì, Ace. Nina è forte. Perché non vai dentro a vedere se sei così preoccupato?»
«Perché sono già svenuto tre volte.» Ridacchiò nervosamente l'uomo, grattandosi il collo.
All'interno della cabina, Nina era circondata dalle donne della ciurma, che l'assistevano amorevolmente. Gela, con la sua grazia naturale e il kimono bianco, teneva le mani di Nina, sussurrandole parole di incoraggiamento.
«Stai andando benissimo, Nina. Respira.»Disse con voce dolce ma ferma.
La stanza era avvolta da un'atmosfera di attesa, riempita dall'odore delle erbe medicinali e dal calore delle lampade a olio.
Il vecchio Barbabianca, seduto fuori su una sedia vicino alla porta, ascoltava ogni grido e ogni sospiro con gli occhi chiusi, sforzandosi a non intervenire. La sua immensa figura, solitamente imponente e minacciosa, era ora un simbolo di tenerezza e protezione.
«Nina, siamo tutti qui per te.» Affermò Gela con la sua voce dolce e rassicurante, mentre i suoi occhi si inumidivano di emozione.
Ogni momento si susseguiva lento, carico di tensione e aspettativa. Il rumore delle onde che si infrangevano contro lo scafo della nave sembrava amplificare l'attesa.
A un certo punto, dopo ore, finalmente un pianto dolce e acuto riempì l'aria.
Il chiacchiericcio si spense e il silenzio cadde sul ponte, seguito da un'esplosione di gioia.
La porta della cabina si aprì lentamente e Gela uscì con un sorriso raggiante.
«È una bambina!» Annunciò con la voce ricolma di emozione.
Ace balzò verso la porta, ma Marco lo fermò con una mano gentile.
«Aspetta un attimo. Lascia che sistemino le cose lì dentro o sverrai di nuovo.»
Quando finalmente gli fu permesso di entrare, Ace trovò Nina stanca e pallida, con un piccolo fagotto tra le braccia. Si avvicinò lentamente, ignorando l'odore del sangue e del sudore, il cuore gli batteva all'impazzata.
«Sei incredibile.» Sussurrò alla compagna, chinandosi per baciarle la fronte bagnata.
Nina sorrise, i suoi occhi erano pieni di lacrime di felicità.
«Guarda, Ace. La nostra bambina.» Disse con voce tremante, il suo cuore esplodeva di amore e orgoglio.
Ace prese la piccola tra le sue braccia, sentendo la pelle morbida e calda contro la sua. La guardò muoversi e aprire la bocca, aveva i capelli nerissimi e una spruzzata di lentiggini sul minuscolo nasino. Una connessione immediata e un amore travolgente lo lasciarono senza parole.
«È bellissima.» Mormorò, mentre le lacrime gli rigavano le guance. Sentì il peso di tutte le sue paure svanire, sostituite da un sentimento dolcissimo di amore, un amore così profondo che non riusciva a spiegarsi.
Fuori dalla cabina, la ciurma festeggiava.
Vista- che aveva i baffi tutti spettinati- sollevò una bottiglia di sake, ridendo e brindando con gli altri.
«Alla nuova arrivata nella famiglia di Barbabianca!» Esclamò, la sua voce si mescolava con le risate e i brindisi della ciurma.
Barbabianca, con un sorriso orgoglioso, osservava la scena.
«Questa bambina sarà amata e protetta da tutti noi. È la nostra nuova principessa.»Dichiarò con la sua voce tonante ma dolce, il suo cuore era più che mai pieno di gioia e speranza.
Izo, con una leggera risata, aggiunse: «E avrà un'intera ciurma di fratelli e sorelle che si prenderanno cura di lei.» Guardando affettuosamente i suoi compagni che gioivano.
Ace uscì dalla cabina, con la neonata stretta tra le braccia e fu accolto da un coro di esclamazioni felici e applausi, nessuno si burlò delle sue gote bagnate, poiché molti altri avevano iniziato a piangere all'annuncio di Gela.
Marco si avvicinò e posò una mano sulla spalla di Ace.
«Adesso sei ufficialmente nel club dei padri.» Disse con un sorriso complice.
Ace rise, il cuore leggero e pieno di gioia. «Grazie, Marco. Non potrei chiedere una famiglia migliore.» Rispose, guardando i volti sorridenti della ciurma che considerava ormai la sua vera famiglia.
Barbabianca si avvicinò, guardando la piccola con occhi stanchi, ma colmi di orgoglio.
«Come la chiamerete?» Chiese, la sua voce tradiva un misto di curiosità e affetto. Il labbro gli tremò mentre osservava le sue manine stringere le dita di Ace.
«Kikyo.» Rispose con la gola chiusa.
La ciurma riprese a festeggiare, brindando al nuovo membro della famiglia, mentre la sera calava lentamente e la nave di Barbabianca, avvolta in un'atmosfera di amore e felicità, diveniva un luogo di celebrazione e speranza. Le risate e i brindisi si mescolavano con il suono delle onde e il profumo salmastro del mare, creando un'armonia perfetta.
A un tratto, un Barbabianca probabilmente ubriaco si lasciò andare alle emozioni e le lacrime iniziarono a rigargli il volto segnato dal tempo.
Questo colpì tutti gli altri: Marco, solitamente impassibile, si asciugò gli occhi con il dorso della mano; Izo abbracciò Vista, entrambi visibilmente commossi. Le risate si trasformarono in singhiozzi di gioia e commozione, e l'intera ciurma scoppiò a piangere, lasciando che le emozioni fluissero liberamente.
I festeggiamenti proseguirono fino a tarda notte, che bel frattempo era calata sulla nave di Barbabianca, portando con sé una fresca brezza marina.
La ciurma, stanca ma felice, si era ritirata nelle proprie cabine, mentre Ace e Nina erano nella loro, con la piccola Kikyo addormentata tra le braccia di sua madre.
Ace osservava Nina con uno sguardo pieno di amore e meraviglia.
La luce soffusa delle lanterne illuminava i loro volti, creando un'atmosfera intima e rassicurante.
Sentiva che era il momento di affrontare una questione delicata, e il peso della responsabilità lo affliggeva.
«Nina.» Sussurrò Ace al suo orecchio.
La donna nel frattempo era stata lavata e cambiata e ora giaceva nel suo letto con il marito.
«Dobbiamo parlare di una cosa importante.»
Nina sollevò lo sguardo dal viso sereno della figlia, leggendo l'apprensione negli occhi di dell'uomo.
«Di cosa si tratta, Ace? Ho sonno.» Chiese, anche se una parte di lei temeva già la risposta.
L'altro prese un respiro profondo, cercando le parole giuste.
«Devo tornare a dare la caccia a Teach. Ha tradito la nostra famiglia e deve essere fermato.»
Nina abbassò lo sguardo, avvertiva il cuore appesantito dalle parole dell'uomo. Le emozioni si mescolavano dentro di lei: l'amore per Ace, la paura per la sua sicurezza, e la responsabilità verso la figlia.
«Tra quanto vuoi ripartire?» Mormorò infine, stringendo dolcemente la piccola tra le braccia.
Ace si avvicinò e le poggiò la testa su una spalla, prendendo la mano libera di Nina nella sua.
«Vorrei poter restare qui con voi, proteggervi e vedere Kikyo crescere ogni giorno, ma se non fermiamo Teach ora, potrebbe causare ancora più dolore e sofferenza alla nostra famiglia.»
Nina annuì, gli occhi pieni di lacrime non versate.
«Tra quanto vuoi ripartire?» Lo guardò con una disperazione difficile da immaginare.
«Il prima possibile.» Temporeggiò lui.
«Che vuol dire per te "il prima possibile"?» Adesso una goccia le era caduta sulla vestaglia pulita.
«Non lo so, domani, dopodomani.» Sussurrò lui dispiaciuto.
La compagna distolse lo sguardo, i suoi occhi non vedevano più bene così pieni di liquido.
«Non andare, stai qui.» Lo supplicò.
«Fino a un mese fa volevi venire a spaccargli il muso insieme a me e ora...» Rispose dubbioso, asciugandole il viso provato dalla fatica con le sue grandi mani.
«Ora hai una persona a cui rendere conto. Non andare.» La donna continuava a piangere disperata e la sua voce ormai era un soffio.
Il rumore del mare riempiva la cabina, creando un ritmo lento e rassicurante. Ace osservava la piccola che dormiva pacificamente tra le braccia di Nina, sentendo un nodo alla gola. «Guarda quanto è piccola.» Commentò l'uomo con un sorriso triste, era oltremodo intenerito, ma non convinto dalle parole di sua moglie.
«Tornerò qui da voi ogni volta che potrò.» Promise, ma a Nina non bastava affatto.
«Non lasciarci Ace, ti prego.» Lo implorò di nuovo, sentendo una sensazione di abbandono inequivocabile squarciarla da dentro. «Non ora, dacci un po' di tempo.» Concluse.
«Se resto qui con voi altri due giorni, non me ne andrò mai più.» Sorrise malinconico, aggiustandole i ricci neri che aveva scompigliati sulla fronte.
«E questo è un male per te?» Protestò Nina, infastidita mentre stringeva più forte la neonata.
«Non è un male per me, ma per la mia missione sì.» Replicò lui, seguitando ad asciugarle le lacrime.
«Nessuno ti ha detto che devi farlo Ace, nessuno ti ha assegnato questa missione, l'hai scelta da solo come hai scelto lei.» Gli si rigirò lei.
«Non voglio scegliere tra le mie scelte. Le voglio entrambe.» Disse mordendosi la lingua a un certo punto.
«Se non scegli, farai male l'una e l'altra.»
«O trionferò in entrambe.» Sorrise, incurante della donna di fronte a sé che lo pregava.
«Ne dubito. Te lo chiedo per l'ultima volta: resta.»
«E io te lo dico per l'ultima volta: a breve ripartirò.»
Nina lo guardò con un disprezzo tale che l'altro si vergognò anche solo di esistere, poi si voltò dall'altra parte con la figlia e rimase in silenzio.
Ace si fece prendere dai sensi di colpa.
«Nina non voglio andare via sapendo che abbiamo litigato.»
«E allora non andare.» Lo incalzò lei inviperita.
«Falla finita.» Riuscì a dire prima di scoppiare a piangere.
«Credi che sia facile per me? Averti lasciata qui incinta è stata la decisione più innaturale della mia esistenza, ma il cuore mi dice che devo fargliela pagare e il cuore non mente mai. Non ha mentito con le mie decisioni nella vita, non ha mentito con te...»
Nina si voltò e gli accarezzò la guancia, il suo era tocco leggero e confortante.
«Le parlerò di te ogni giorno finché non tornerai.»
Ace chiuse gli occhi per un momento, assaporando la sensazione della mano della moglie sulla sua pelle.
«Grazie.» Bisbigliò.
«Questa non vuol dire che io sia d'accordo però, è solo una tregua. Pensa attentamente alle tue priorità Ace.» Concluse con tono quasi minaccioso. Aveva ancora le guance umide per il pianto di poco prima, ma i suoi occhi sembravano appartenere a una persona completamente diversa, priva di sentimenti che non fossero la rabbia e la delusione.

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