🌲50. Pinolo

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L'inusuale banchetto si protrasse fino a notte fonda tanto che la catapecchia iniziava a impregnarsi dell'odore di olio di rospo.

Il giorno seguente ogni ospite inatteso aveva lasciato di buon ora la collina e la solita calma si era di nuovo impossessata della ciurma dei pirati heart, tuttavia quelle ore di quiete non erano destinate a durare a lungo.
Nina aveva avvertito una certa energia già dalla metà della mattina, sensazione liquidata come fervida immaginazione dal vocione possente di Bart.
«Tu pensi troppo e forse hai ancora i postumi di ieri sera.» Aveva decretato l'omone mentre spaccava la legna per il fuoco con la sua notoria forza bruta.
«Io le credo e tu sei un cafone.» L'aveva difesa Narvalo sbadigliando.
Jean Bart aveva snoffato infastidito.
«La nostra Nina ha una percezione straordinaria, dovremmo darle più retta.» Aveva aggiunto Penguin adorante, mentre trasportava i ciocchi dentro la casupola.
«Effettivamente ci azzecca spesso.» Notò Hakugan grattandosi i capelli a punta.
«Cinquanta berry.» Propose Nina con aria beffarda. «Scommetto cinquanta berry che entro stasera qualcosa accadrà.» Precisò spolverandosi la tunica celeste incrociata alta sul collo.
«Sì, accadrà che mi sarò rotto le palle di stare qui sopra ad aspettare e avrò preso a calci nel culo qualcuno.» Bofonchiò Bart.
«Oh andiamo non essere così rancoroso.» Lo sgridò Narvalo.
«Non sono rancoroso, mi sono solo frantumato i coglioni di stare qui con le mani in mano.» Si lamentò lui.
«E allora spacca la legna, testa a pinolo.» Lo provocò Shachi aggiustandosi gli occhiali da sole.
L'occhiataccia che gli arrivò lo fece sloggiare di lì più rapido di un fulmine.
«Vedrai come sarà a pinolo la tua di testa quando te l'avrò aperta come una tellina.» Gli urlò dietro il gigantesco energumeno mentre lo inseguiva.
Kiki rise di gusto a quella scena, reggendosi il pancino per il troppo divertimento.
C'era un'aria tesa che non tutti riuscivano a sostenere.
L'animo generale era pessimo e ogni giorno che passava si sfaldava in loro la convinzione di riuscire a completare il piano. Si stavano convincendo che fosse stato un errore lasciar partire metà della ciurma alleata alla volta di Whole Cake Island e serpeggiava la convinzione che la restante parte del gruppo fosse bella che andata sotto il potere di Big Mom.
Qualche sera prima persino Law aveva manifestato le sue insicurezze alla compagna, al ritorno da una delle sue incursioni notturne nella capitale.

Le si era steso a fianco ancora vestito, destandola dal suo sonno leggero e illuminato dalla debole luce di un minuscolo spicchio di luna calante, aveva tirato le lenzuola con la sua lunga figura.
Nina si era voltata dalla sua parte e aveva aperto gli occhi ambrati.
«Sei tornato.» Gli aveva sussurrato sorridendo, prima di avvertire un brividino di freddo portato dal vento notturno.
«Sì, scusa non volevo svegliarti.» Le aveva mormorato lui baciandola sulla gota.
«Tranquillo... che fai vestito?» Aveva domandato lei piano osservandolo.
Era semi seduto sopra le coperte, con la schiena poggiata al muro, le braccia incrociate e l'aria preoccupata.
«Niente, pensavo...» Si giustificò.
«Dai dormi.» Lo esortò la donna portandosi a sedere al suo fianco e togliendogli il cappello.
Lui potette solo guardarla mentre gli sbottonava la camicia e gliela sfilava, gli toglieva le scarpe, i pantaloni e sistemava tutto  lì vicino.
Nina aveva i capelli un po' in disordine, gli occhi gonfi e la voce pesante, indossava una camicetta da notte di cotone con le spalline, la sua preferita e lo osservava con tutto l'amore del mondo.
«Sei stanco?» Gli chiese mentre lo copriva.
«Sì...» Rispose lui abbassando il capo sconsolato.
«Che c'è?» Domandò ancora lei, accarezzandogli delicatamente una guancia.
Law le afferrò la mano morbida e profumata e la trattenne sulla sua pelle calda. A Nina vennero i brividi.
«Che c'è?» Insistette, ma al suo persistente silenzio in risposta si fece più avanti e lo abbracciò.
L'uomo circondato dal buio nascose il viso nel collo profumato di lei e la strinse a sé più forte che poteva, prendendo avide boccate della sua fragranza buonissima.
«E se non funzionasse?» Bofonchiò dopo qualche istante.
«Di questo hai paura?» Mormorò lei dolcemente accarezzandogli la schiena nuda.
«Sì.» Ammise amaramente.
«Troveremo il modo di farlo funzionare.» Lo incoraggiò, continuando con la mano a disegnare i contorni neri dei suoi tatuaggi, poi si tirò indietro e sciolse l'abbraccio per lasciargli un bacio sulle labbra.
«Stavolta non ho un piano B.» Spiegò riaprendo gli occhi grigi.
«Non abbiamo mai un piano B.» Constatò Nina accarezzandogli i capelli nerissimi.
«Avremmo dovuto studiarlo forse.» Osservò grattandosi il collo.
«E perché? A me questo piace.» Lo stuzzicò iniziando ad accarezzargli i tatuaggi sul petto.
«Ci sono stati troppi imprevisti, non sappiamo neanche se Cappello di Paglia tornerà.»
«Arriverà e raggiungeremo il nostro scopo.» Gli rispose calma, piegando le ginocchia di lato.
«E se così non fosse? Oddio ho passato anni a perfezionare tutto e ora che siamo qui non torna più nulla.» Disse disperato.
Nina interruppe i suoi grattini stupita, lo prese per le spalle e si portò la sua testa in grembo.
«Shh.» Sibilò accarezzandogli ancora i capelli.
«Se non funziona sai che facciamo?»
L'uomo scosse il capo sulle cosce seminude della compagna.
«Prendiamo il culo e andiamo a cercarci altri alleati, sai a quanti stronzi ha pestato i piedi Kaido?»
Law era interessato dalle sue parole, ma improvvisamente anche da altro che stava lì in bella mostra davanti a lui. Arrossì violentemente guardando la donna in quella mise che poco lasciava all'immaginazione.
«Che problema c'è? Prendiamo quattro o cinque capitani con le chiappe bruciate e le bruciamo a lui. È un imperatore, ma avrà un limite di resistenza.»
Law chiuse gli occhi, godendosi finalmente quelle carezze.
«Hai ragione.» Affermò secco.
Riaprì le palpebre e sorrise beffardo mentre afferrava la compagna e la tirava sotto di sé.
Nina cacciò un urletto, poi ridacchiò divertita.
Law le prese il viso tra le mani e iniziò a riempirlo di bacetti, finché le gote non le si arrossarono. Le strinse forte i fianchi morbidi, poi cominciò a disegnare con un lungo dito le sue cicatrici.
«Kiki dov'è?» Le sussurrò all'orecchio.
«Dorme con Bepo di là.» Rispose lei accaldata.
«Room. Silence.» Concluse Law.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora