6. Flashback

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La luce del mattino si riversava attraverso le finestre della cabina del capitano, creando un'atmosfera calda e accogliente.
Il cielo era dipinto di un azzurro limpido, con sottili pennellate di nuvole bianche che sembravano danzare al ritmo del vento.
Il sole nascente gettava una luce dorata sulle onde dell'oceano, che scintillavano come diamanti liquidi.
Il cinguettio degli uccelli marini si mescolava al dolce mormorio delle onde che si infrangevano delicatamente contro lo scafo della nave. L'aria era fresca, carica del profumo salmastro del mare e dell'aroma pungente delle alghe. Dal ponte, si poteva sentire il lontano richiamo delle balene e il fruscio delle vele che si gonfiavano sotto la brezza mattutina.
L'odore di legno umido si mescolava a quello del sale marino, creando un bouquet inconfondibile che parlava di avventure e libertà. Il canto degli uomini della ciurma, intenti a prepararsi per la giornata, risuonava nell'aria, aggiungendo una nota di vivace energia a quel quadro perfetto.
Barbabianca sedeva a capotavola, la sua figura imponente e maestosa occupava gran parte della stanza. Aveva un piatto di cibo davanti a sé, ma l'appetito sembrava svanito.
La sua pelle, pallida e leggermente sudata, contrastava con la robustezza della sua figura, mentre le profonde occhiaie raccontavano di notti insonni. Con una mano tremante, teneva le bacchette, ma il gesto sembrava faticoso, come se ogni movimento richiedesse un'enorme forza di volontà.
Le labbra, secche e screpolate, si piegavano in un sorriso stanco mentre cercava di inghiottire un boccone: da qualche tempo il cibo aveva iniziato a essere pesante nel suo stomaco. Anche il suo respiro era affannoso, interrotto da ogni tanto da un colpo di tosse che risuonava nel silenzio della cabina. Nonostante tutto, c'era una determinazione instancabile in lui, un fuoco che continuava a brillare, rivelando la forza che lo aveva sempre contraddistinto.
Di fronte a lui Nina sorrideva mentre versava il tè nelle tazze.
La colazione era semplice ma abbondante: pane fresco, frutta, formaggi e una caraffa di succo di arancia.
Nina, con i suoi lunghi capelli neri che riflettevano i raggi del sole, era un contrasto perfetto con l'aspetto ruvido e imponente di suo padre.
«Buongiorno, papà.» Lo salutò, porgendogli la tazza di tè.
Barbabianca la accettò con un grugnito di gratitudine.
«Buongiorno, mia cara. Dormito bene?»
«Sì, ho dormito come un sasso.» Mentì Nina, prendendo posto accanto a lui. La donna si riempì il piatto, cercando di mascherare il suo affaticamento con un dolce sorriso. Gli occhi, annebbiati e cerchiati di scuro, tradivano una notte senza sonno, ma lei si sforzava di apparire vivace e di mantenere viva la luce che tanto amava mostrare a Barbabianca.
«E tu?»
«Come sempre.» Rispose lui con un sorriso di circostanza. Appariva stanco e provato, con la pelle pallida e opaca che accentuava le profonde occhiaie. I lineamenti del viso, solitamente forti e decisi, erano incavati e segnati.
«Sai, non c'è niente di meglio che iniziare la giornata con una buona colazione e la compagnia della mia bambina.»
Nina rise, riempiendo la cabina della sua felicità.
«Non sono più una bambina, papà.» Gli fece notare con delicatezza.
«Lo so.» Disse l'uomo, addentando una pesca, il suo tono diventando più serio. «E ne sono orgoglioso ogni giorno. Ma per me, sarai sempre la mia piccola.» Concluse con tono dolce.
Nina arrossì leggermente, prendendo un pezzo di pane e spalmando sopra un po' di burro. «Allora, di cosa vogliamo parlare oggi?»
Barbabianca prese un morso di frutta, riflettendo per un momento.
«Sai, stavo pensando alla nostra prossima destinazione. C'è un'isola che voglio visitare, un posto dove non siamo stati da molto tempo.»
«Quale isola?» Domandò la donna interessata.
«L'isola di Zilpha.» Rispose il padre. «È un posto tranquillo, pieno di ricordi. Era una delle nostre prime tappe quando hai iniziato a viaggiare con noi.»
Nina annuì incuriosita.
«Sì, mi ricordo. È lì che ho visto il mare per la prima volta. Mi sembra di percepire ancora tutto chiaramente.»
«Esatto.» Disse Barbabianca con un sorriso nostalgico che fece increspare i suoi lunghi baffi. «Voglio tornare lì. Penso che la ciurma possa beneficiare di un po' di tranquillità. E anche tu, mia cara, meriti un po' di riposo.»
«Mi piacerebbe molto, sarebbe meraviglioso rivedere quel posto con occhi nuovi. Abbiamo vissuto così tante avventure da allora...»
Barbabianca annuì.
«E ognuna di esse ci ha reso più forti. Tu sei cresciuta così tanto, Nina. Non solo come combattente, ma anche come persona. Vedere il mondo ti ha cambiata in modi che nemmeno io potevo prevedere.»
L'omone si fece piccolo piccolo mentre con la mano le accarezzava delicatamente il volto.
Nina sorrise, guardando suo padre con affetto. «E tu sei sempre stato al mio fianco, guidandomi e proteggendomi. Non avrei potuto chiedere un padre migliore.»
Barbabianca allungò il collo e la baciò sulla fronte.
«E tu sei stata la luce della mia vita, Nina. Ogni giorno con te è un dono.»
Le confessò tristemente.
«Non dire così papà, ne verranno molti altri.» Gli ricordò, distogliendo lo sguardo.
«Non sappiamo quanti amore mio, voglio che tu sappia ogni giorno fino all'ultimo quanto io tenga a te.» Asserì guardandola con occhi innamorati.
«Falla finita, te lo chiedo per piacere.» Lo rimbeccò lei infastidita.
«Di fare cosa? Di dirti quanto ti voglio bene?»
«Di fare il vecchio in fin di vita! Tu resterai con noi ancora per moltissimo tempo!» Sbottò lei, tirando una manata sul tavolo.
«Tesoro, io-» Balbettò interdetto.
«Lo sappiamo tutti che non sarai con noi per sempre, non c'è bisogno di tirare fuori questa storia ogni volta!» Lo incalzò la donna.
Barbabianca restò in silenzio per alcuni minuti, ascoltando il suono del pane che Nina masticava rabbiosa.
«Io sono un vecchio in fin di vita amore mio, prima o poi dovrai accettarlo.»
Le disse gentilmente, bevendo un sorso del suo amato tè. «Ma sappi che difenderò la mia famiglia con le unghie e con i denti fino all'ultimo respiro, questo posso prometterlo.»
Le sorrise, mentre osservava una lacrima solcare il suo viso e cadere sulla fetta che teneva in mano.
Nina non rispose, quando ebbe finito di mangiare si alzò e uscì per andare a prendere un po' d'aria.
Aprì la porta e lì vi trovò Marco e Tatch bloccati nell'atto di bussare.
«Buongiorno.» La salutarono all'unisono, ma non ricevettero che un cenno del capo dalla donna prima che se ne andasse.
I due si guardarono confusi e entrarono.
La cabina di Barbabianca era spaziosa e ornata di legno scuro, lucido e ben curato. Le pareti erano decorate con mappe ingiallite e trofei di battaglie passate.
Un grande tavolo di quercia occupava il centro, carico di carte nautiche, bottiglie di rum e un piccolo spazio dedicato ai pasti. L'aria era satura dell'odore di legno antico e del leggero aroma di tabacco.
Seduto al tavolo, Barbabianca, imponente ma stanco, osservava mesto ciò che rimaneva della sua colazione.
«Buongiorno figlioli.» Li salutò gioioso il patriarca.
«Buongiorno a te padre.» Lo salutarono in coro i due.
«Comincia già di prima mattina?» Osservò Marco, sedendosi di fianco al capitano.
«Le passerà, deve ancora accettare... tutto questo.» Replicò pensieroso l'uomo.
Satch sorrise e prese posto a sedere.
«Le farò un buon pranzo che le solleverà il morale.» Promise.
«Allora? Perché ci hai fatti chiamare?» Chiese Marco pragmatico.
«Per aggiornarvi sulla prossima meta e... prendete pure se volete.» Affermò avvicinando loro un piatto con frutta e formaggi.
«Grazie.»
«Grazie.»
Dissero e senza tanti complimenti si buttarono sul cibo.
«Volevo anche chiedervi del ragazzo che si è unito a noi recentemente.» Concluse il capitano.
«Afe?» Chiese Tatch con la bocca piena.
«Sì, come vi sembra? Si sta comportando bene?» Si informò apprensivo.
«Beniffimo direi, eh Marco?»
«Sì, nulla da dire. Segue gli ordini e ha sangue freddo.»
«E con voi come si comporta? Mi sembra che si stia integrando bene.» Constatò bevendo un sorso di tè.
«Fi fi, partecipa sempre alle feste-»
«Per Dio Satch, inghiotti prima di parlare.» Lo rimproverò Marco, beccandosi un'occhiata di fuoco dall'altro, che tuttavia ubbidì.
«Dicevo... viene alle feste e si ubriaca con noi. Mi sembra sereno.» Finì il cuoco.
«Confermo.» Asserì laconico Marco.
«Mi aveva convinto subito, da quando si è fatto il tatuaggio dopo essersi unito a noi, ma volevo sincerarmene. Nina mi ha chiesto spesso di andare in missione con lui, volevo capire come si stava comportando.»
«Nina lo ha anche allenato per un po'.» Lo informò Marco.
«Già, ma per due o tre lezioni, poi non lo ho più visti.» Aggiuse Satch, afferrando una pera.
«Sì me lo ha detto. Sapete perché hanno smesso?» Domandò l'uomo.
«A Nina non piaceva molto, la sentivo urlargli contro inviperita per tutto il tempo.» Ridacchiò Satch.
«Ma senti che pettegolo!» Commentò Marco.
«Però mi ha chiesto di portarlo con sé le ultime volte...» Pensò ad alta voce Barbabianca.
«Sembra che ora vadano d'accordo, non preoccuparti padre. Ieri sera mi pare di averli visti parlare tranquillamente.» Lo rassicurò Marco.
«Ti sembra?» Chiese il capitano.
«Era troppo ubriaco per ricordarsene.» Lo motteggiò Satch, facendo scoppiare tutti in una risata.
«Mi preoccupava la sua gelosia nei miei confronti, tutto qua.» Aggiunse l'omone ancora ridacchiando.
«Oh, ci ha provato a stempiarlo per fargliela pagare. Io testimone, ma lui se l'è giocata bene.» Disse Satch.
«Ah sì? Cosa le ha detto per convincerla a lasciarlo in pace?» Tuonò incuriosita la voce del capitano.
«Nulla, si è messo a piangere.» Affermò il cuoco, facendo di nuovo scoppiare tutti a ridere.
«Oh, ha trovato il suo punto debole non c'è che dire.» Notò Barbabianca, asciugandosi una lacrima.
«Mi piace quel ragazzo.» Disse Satch, soffiandosi il naso. Aveva riso così tanto da farsi venire il mal di pancia.
«Anche a me.»
«Anche a me.»
Si fecero eco gli altri due.

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