🗿38. Bon voyage

53 2 0
                                        

«Voglio che tu raggiunga gli altri.» Law era serio, si era calmato e adesso riusciva a ragionare lucidamente.
«Adesso?» Domandò Nina, mentre si aggirava con lui nella base.
«Adesso. È pericoloso qui.» La sua voce nasale non lasciava spazio a contrattazione.
«Cosa farai tu?»
«Ho un piano.»
«Strano.» Ridacchiò la donna e quel suono era il più bello che il capitano avesse sentito nell'ultima settimana.
«Tu non preoccuparti, vai. Ci vediamo là.» Le sfiorò la mano con la sua.
«Quando torni?» Chiese intristita.
«Quando avrò finito a Dressrosa.» Asserì lui con convinzione.
«Dressrosa? Era programmata tra almeno un mese.»
«Se va tutto come stabilito, partiamo entro settimana prossima.» Nel suo sguardo si poteva percepire la fame.
«Che farai se qualcosa va storto?» Gli sussurrò.
«Mi arrangio come al solito.»
«Chiamami se hai bisogno, lo sai che posso raggiungerti quando voglio.»
Avevano oltrepassato lateralmente quasi l'intero edificio, quei corridoi metallici le ricordavano il Polar Tang. Si era sentita un po' a casa in quei mesi.
«Lo so. Adesso vado da loro.»
«Aspetta...»
Nina tirò fuori di tasca un sasso dipinto di quelli che amava creare Kikyo. L'aveva portato con sé quando si erano separate come una sorta di amuleto, sopra c'era disegnata una falena bianca.
«Tieni. Ricordati di noi mentre non siamo insieme.»
Law lo osservò con un mezzo sorriso, poi la baciò.
«Mi ricordo di voi anche senza questo.» Se lo rigirò tra le lunghe dita. «Ma è proprio carino, lo prendo volentieri.»
«Portalo indietro tutto intero, Kiki ci tiene molto.»
«Oh è uno dei suoi.» Lo osservò più attentamente nei suoi dettagli.
Era un comune ciottolo di fiume grigiastro, ma il disegno che campeggiava sopra lo rendeva unico. La pittura bianca era leggermente sbeccata ai lati, probabilmente per l'usura.
«Vedo se riesco a portare una tinta adatta quando torno.»
«Pensa solo a portare indietro il tuo culo.» Ridacchiò la donna strizzandogli una natica a sorpresa da sopra il pesante cappotto.
L'uomo la guardò atterrito e accennò una risatina nervosa mentre arrossiva violentemente.
«Dai, non qui.» Protestò sommessamente.
Nina ridacchiò con soddisfazione, poi gli lasciò un bacio sulle labbra calde.
«Trattameli bene.» Gli ordinò scherzosamente.
«Sarà fatto.» Gongolò lui ancora imbarazzato.
Si guardarono per un lungo istante. Gli occhi grigi dell'uomo trasudavano ammirazione in ogni micro espressione, ogni tremolio delle palpebre, ogni piccola ruga che si formava loro attorno era una lettera d'amore verso colei che stavano attentamente osservando. Le iridi calde di Nina lo ricambiavano con una nota di commozione per la loro separazione, la prima da quando si era unita alla ciurma e in cuor suo sperava anche l'ultima.
Insieme avevano girato per molte isole, troppe da nominare, abbastanza per dirsi complici in quel viaggio in lungo e in largo. Su ogni nuovo sentiero avevano scoperto qualcosa di nuovo l'uno dell'altra, ad ogni combattimento avevano migliorato la loro intesa e dopo ogni immersione potevano dirsi sempre più una famiglia.
Una piccola lacrima solitaria le colò sul viso a quei ricordi.
«Non piangere dai.» La invitò l'uomo toccato allo stesso modo dalla situazione. Le passò la mano sulla gota morbida, proprio sulla cicatrice.
«Lo sai che è inutile dirmelo.» Ridacchiò lei con gli occhi lucidi.
«Mi mancherai frignona.» Sorrise e la abbracciò forte donandole un altro sospiro pregno del suo profumo muschiato. I loro stomaci si fecero piccoli piccoli e i loro cuori batterono più forte all'unisono.
«Torna presto e tutto intero, non dureremo molto senza capitano.»
«Sarò io a non durare molto senza te che mi pari le chiappe.» Confessò stringendola ancora.
La donna ridacchiò ancora.
«Invece sei migliorato, non prendi più le botte come una femminuccia.»
«Già solo se le prendessi come una certa femminuccia di mia conoscenza mi andrebbe bene.» Confessò sarcastico facendola ridere di nuovo.
Chiuse gli occhi cercando di marchiare quel dolce suono gioioso nella sua memoria per provare a estrarlo a suo piacimento.
Niente sarebbe mai stato come l'originale, ma anche la pallida imitazione del ricordo gli andava bene.
Le passò una mano tra i ricci capelli biondi che profumavano di gelsomino e poi sciolse l'abbraccio.
«Buon viaggio.»
«Buon viaggio.»

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora