🌙41. Notte

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I giorni successivi furono strani per Nina, tutto sembrava sospeso in attesa di qualcosa, ma con il suo compagno di nuovo vicino se li godé ugualmente al massimo delle possibilità.
Girarono l'isola, i visoni mostrarono loro la devastazione che Jack aveva portato, la vecchia città e le peculiarità del paesaggio e della fauna locale. Ogni tanto Law spariva per riunirsi con i suoi alleati e ogni volta tornava con un mucchio di informazioni nuove.
Appresero della scomparsa di Sanji, dettagli su quegli alti samurai che si erano presentati all'improvviso, scoprirono il motivo per cui il tirapiedi di Kaido aveva operato quella carneficina, fu loro rivelata l'esistenza e la natura del poigne griffe di Zou.
Law era generoso nei particolari quando riferiva tutto ciò alla ciurma e a ogni dettaglio corrispondeva una sua riflessione sui possibili sviluppi futuri. Intanto la cosa certa era che si erano alleati con i samurai per aiutarli a riprendersi la loro posizione a Wano.
Nina di solito era la prima a esser messa a parte delle novità e insieme a lei Kiki, almeno quando non stava giocando con Momonosuke.
Quelle notti le trascorsero a parlare e rimuginare sui possibili piani di attacco, mentre se ne stavano a mollo in una deliziosa pozza termale illuminati solo dalla luna crescente.
Nina amava il calore di quell'acqua, le scioglieva tutte le tensioni e i dolori delle vecchie ferite che continuavano a tormentarla.
Il compagno si era prodigato per stiracchiarla per bene sin dalla sera in cui si erano ricongiunti e seguitava con una certa solerzia a ogni occasione buona.
«È meraviglioso qua, come hai trovato questo posto?» Domandò l'uomo facendosi scivolare fino al petto dentro la piscinetta.
«Me l'ha mostrato Wanda, quando le ho detto che soffrivo di dolori.» Rispose lei chiudendo gli occhi e appoggiandogli la testa sulla spalla ancora asciutta.
«Quindi lo conoscono in tanti?»
«Credo di sì, io non ci ho mai trovato nessuno comunque.»
Law arrossì guardandola rilassarsi accanto a lui. La sua pelle morbida e bianca riluceva sotto la luna, persino la profonda cicatrice che dalla clavicola le arrivava al fianco sembrava amalgamarsi al suo incarnato.
«Mi ha spiegato che in realtà è solo acqua di mare riscaldata dal corpo dell'elefante.»
L'uomo alzò gli occhi al cielo pensando a quelle fastidiosissime e imprevedibili inondazioni.
«Non ci avevo pensato, in effetti le terme qua sarebbero impossibili.» Commentò cingendole il fianco sott'acqua. Sentì al tatto anche l'altro brutto squarcio che le partiva dalla base del collo e le percorreva la schiena per intero. Era più largo di quello anteriore ma meno profondo, ogni volta si dimenticava che quei ricordini erano lì e quando li vedeva o li toccava lo riportavano immediatamente ai momenti in cui aveva creduto di perderla.
Strizzò gli occhi per allontanare quei pensieri e le lasciò un dolce bacio sui ricci.
«Noi cosa dovremmo fare adesso?»  Chiese la donna.
Law la spostò in avanti allontanandola dal bordo e le si posizionò dietro.
«Attendere pazientemente e rilassarci.» Mormorò afferrandole dolcemente le spalle e iniziando a massaggiarle.
«E poi?»
«E poi, quando Cappello di paglia si sarà ripreso il cuoco, inizieremo le danze.» Parlava piano mentre le sue dita esperte modellavano la sua schiena muscolosa come fosse semplice creta e facendola sospirare.
«Non mi frega come ci dividiamo, ma voglio che rimaniamo insieme.» Sussurrò Nina piegando la testa per il piacere. In quel momento, Law si fermò.
La compagna si voltò contrariata.
«Che fai?» Protestò.
«Be' è che... avevo pensato diversamente.»
A quelle parole Nina si voltò completamente verso di lui, i suoi seni sfioravano il pelo dell'acqua.
Non disse nulla, gli parlò con gli occhi come spesso faceva e lui continuò: «Avevo intenzione di andare con Cappello di paglia e raggiungervi a Wano.»
«Perché?»
«Perché altrimenti non ci sarebbe uno sano di mente insieme a loro, mentre voi avreste Kin'emon.»
Nina lo scrutò con il suo tipico sguardo indagatore che sfoggiava quando una risposta non la soddisfaceva.
«Perché non possiamo venire con te?»
«È pericoloso, sarete più tranquille ad aspettarci a Wano.»
La donna alzò il sopracciglio.
«Sono tranquilla dappertutto Law.» Rispose secca.
«Lo sai cosa intendo.» Le rispose affettuosamente facendole abbassare gli occhi.
«Ma potrei tornarti utile, portaci con te.» Il suo tono era totalmente cambiato, adesso era una supplica disperata.
Il solo pensare di passare anche una sola settimana senza di lui le instillava un'agitazione incontrollata. Non ricordava il momento esatto, ma a un certo punto la sua sola presenza le era divenuta indispensabile: lui la calmava, la riportava coi piedi per terra, la faceva ragionare. Non poteva accettare di trascorrere mai più giorni solitari come quelli su Zou, mai più.
In uno scatto lo abbracciò, stringendolo per non farlo scappare come se volesse abbandonarla in quell'istante, sentiva lo stomaco pesante e il petto in subbuglio e non le piaceva per nulla. Le veniva da piangere.
L'uomo ricambiò la stretta e la baciò sulla spalla.
«Non ci vorrà molto vedrai.» Le disse accarezzandole la schiena.
«Non mi interessa, non voglio mai più che ci separiamo.» Le tremava la voce, si avvertiva benissimo quanto fosse sinceramente turbata.
«Nina non fare così, guarda che torno eh.» Così dicendo se la staccò di dosso per guardarla negli occhi, che nel giro di un istante passarono dalla tristezza alla rabbia.
«Non fare promesse che non puoi mantenere.» Lo rimproverò fredda.
«Nin-»
«No! Non hai idea che inferno ho passato qui mentre non c'eri e non sapevo come stavi e cosa dire a Kiki.» Una grande lacrima le rotolò sulla gota, ma la sua espressione tradiva furia.
«È andato tutto bene dai.»
«Davvero?» Tuonò guardandogli il braccio che evidentemente gli era stato tranciato e riattaccato.
L'uomo si infastidì.
«Questo? Non è nulla e non mettiamoci a fare a gara a chi ha rischiato di farsi ammazzare più volte perché vinceresti tu.» Le rispose osservando le profonde cicatrici che aveva sul petto.
Un'altra lacrima le bagnò il viso.
«Eravamo insieme.» Disse con un'inquietante calma e mordendosi la lingua.
«Non fa differenza.»
«Sì che la fa!» Esplose lei. «Non succederà un'altra volta, non lo permetterò!» Gridò furiosa continuando a piangere.
Law scosse il capo e si alzò in piedi e Nina lo imitò.
«È ridicolo.» Bofonchiò contrariato.
«Se succede un'altra volta, sarà l'ultima che io sia con te o no.» Pronunciò quelle parole con una lucidità e freddezza tale che Law fu pervaso dal brivido più lungo che ricordasse.
Sgranò gli occhi e il peso della consapevolezza in quella dichiarazione lo schiacciò fino a piegarlo.
«Cosa stai dicendo?» Non poteva credere alle sue orecchie e adesso era lui quello preso dal panico. La sua dolce Nina, che per Kikyo e solo per Kikyo era sopravvissuta ed era andata avanti, stava scomparendo e di fronte ai suoi occhi c'era una sosia perfetta.
La donna non rispose, di nuovo gli si buttò addosso e lo strinse forte singhiozzando.
Law la cinse con le braccia dolcemente, quasi avesse paura di spezzarla più di quanto non lo fosse già, le baciò il capo innumerevoli volte sussurrandole di calmarsi e rassicurandola che non sarebbe andato da nessuna parte.
Da quella prospettiva vedeva perfettamente quanto grande fosse la sua cicatrice, per la prima volta dopo molto tempo provò odio sincero verso qualcuno che non fosse Doflamingo. Se in quel momento avesse avuto di fronte il Grand'Ammiraglio della Marina sarebbe stato capace di strozzarlo con le sue stesse mani per ciò che aveva fatto alla sua compagna.
«Troveremo qualcuno che può aiutarti.» Le sussurrò cullandola in quell'abbraccio liberatorio.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora