Il sole del mattino cominciava appena a tingere di rosa e arancione il cielo sopra Wano. La bruma leggera avvolgeva i sentieri di pietra che serpeggiavano tra gli alberi di ciliegio in fiore. Petali rosa pallido danzavano nell'aria, mossi da un vento gentile, e un profumo delicato e dolce riempiva l'ambiente. Le campane lontane del villaggio suonavano lente, un segno che il nuovo giorno era iniziato.
Nina si era alzata di buon ora dopo aver passato una nottata insonne tormentata dai pensieri, come spesso le accadeva.
Era uscita dalla sua stanza solo all'alba e fuori, nel giardino interno dove aveva conversato con Robin la sera prima, si era ritrovata davanti il fratello con il sorriso da un orecchio all'altro.
I suoi grandi occhi seri erano cerchiati da occhiaie profonde e la sua chioma bionda appariva più spettinata del solito.
«Anche tu ti sei svegliata con un certo languorino?» Le chiese, poi la osservò meglio.
I suoi dolci occhi ambrati erano velati dall'insonnia e due solchi scuri risaltavano al di sotto.
«Penso che abbiamo avuto ancora lo stesso problema.» Ridacchiò lei rivelando una complicità che non se ne era mai andata.
I due si erano allontanati dal palazzo in cui tutti gli altri ancora sonnecchiavano dopo i festeggiamenti.
«Quando eri piccola e Teach ti faceva arrabbiare, non dormivi mai la notte. Ti ricordi?» La interrogò divertito, mentre proseguivano sul sentiero verdeggiante dietro il castello.
«Perché tu dormivi quando papà ti sgridava?» Lo incalzò la donna ridacchiando.
«Mamma mia, quante partite di carte ci siamo fatti nel cuore della notte.» Le rammentò nostalgico.
«Sì e tu imbrogliavi sempre.» Lo fulminò l'altra.
«Non imbrogliavo, usavo solo una strategia alternativa per vincere.» Si difese lui, tirando su i palmi delle mani ai lati della testa.
«Va bene, va bene.» Tagliò corto Nina.
«Ti ricordi quando venivi a svegliarmi perché avevi avuto un incubo?» La stuzzicò.
«E poi quando te lo raccontavo, ti suggestionavi anche tu e finivamo tutti e due a rintanarci nella cabina di Satch.» Rise lei.
«Quante gliene abbiamo fatte passare a quell'uomo.» Ammise Marco.
«Era colpa sua, si faceva vedere troppo gentile con noi. Se ci avesse preso a calci come Vista, non ci saremmo più azzardati a tornare una seconda volta.» Fece spallucce la donna.
Camminando tra i ricordi, si trovarono sotto un grande ciliegio vicino a un ruscello. L'acqua chiara scorreva con un gorgoglio rilassante, e qualche uccellino si era già svegliato, cinguettando tra i rami.
Marco indossava un kimono leggero di un azzurro tenue, decorato con motivi di onde che si increspavano. I suoi capelli biondi erano scompigliati dal vento, ma sembrava non farci caso. Il suo sguardo era sereno, ma con una sfumatura di malinconia.
Nina, accanto a lui, portava un kimono bianco con dettagli dorati e rosa. I suoi capelli corti e ricci rilucevano sotto primo sole del giorno e il suo portamento era elegante nonostante gli occhi segnati dalla stanchezza.
«Non abbiamo mai avuto il tempo di fare questo, vero?» Disse Marco, tirando fuori dalla tasca una piccola striscia di carta: la sua vivre card. Il suo tono era pacato, con una nota di dolcezza che nascondeva un rimpianto.
Nina lo guardò sorpresa.
«No, non l'abbiamo fatto. L'ultima volta... è stato tutto così caotico.»
La voce di Nina era ferma, ma il suo sguardo tradiva un'emozione profonda. Aveva ancora vividi i ricordi di quella fuga precipitosa, quando aveva lasciato Marco e la sua famiglia per scappare con sua figlia.
Il fratello le porse la vivre card.
«Questa volta, non voglio lasciarti senza. Non importa quanto lontani saremo, se mai avrai bisogno di me, saprai sempre dove trovarmi.»
Nina prese la carta con mani leggermente tremanti, poi sorrise.
«Anche io ho qualcosa per te.» Frugò nel piccolo sacchetto appeso al suo fianco, tirando fuori la propria vivre card, che porse a Marco con un gesto delicato.
«Non importa cosa accada. Se mai sentirai che il mondo ti crolla addosso, saprai dove venire.»
Lui prese la carta e la guardò per un lungo momento, come se stesse imprimendo nella mente quel gesto.
«Grazie, Nina. Anche se...» Fece una pausa, il suo sguardo si addolcì. «Spero di non averne mai bisogno. Voglio che tu sia felice con Kiki e con Law. Voglio che tu abbia la pace che tutti noi abbiamo sempre desiderato.»
Nina abbassò lo sguardo, stringendo la sua vivre card tra le dita.
«E io voglio che tu trovi il tuo posto, Marco. So che tornerai alla terra di papà. So che sarai forte per tutti loro.»
Marco la guardò di lato, il suo volto era segnato dal tempo e dalla battaglia, ma ancora dolce quando si trattava di lei.
«La vita non è mai come ce la immaginiamo. Lo sappiamo bene. Papà ci ha insegnato a resistere, a trovare forza anche quando tutto sembra perduto e tu, più di chiunque altro, questo lo hai imparato.»
Lei abbassò il capo con un sorriso appena accennato che non raggiungeva gli occhi.
«Ho imparato perché avevo una famiglia che mi ha amato, sempre. Siete stati il mio faro. La mia casa.»
Una nota di commozione le tinse la voce, per distrarsi si accese una sigaretta.
Marco si strinse a lei, posando una mano calda sulla sua spalla.
«Sono stati la nostra luce quando tutto intorno era buio. Lo sono ancora.»
Nina alzò lo sguardo, trovando i suoi occhi azzurri che brillavano come il cielo sereno sopra di loro, ma in quello sguardo c'era una tristezza che la feriva più di qualsiasi battaglia.
Un silenzio cadde tra i due, interrotto solo dal rumore dell'acqua e dal fruscio dei petali che cadevano intorno.
«Promettimi solo una cosa.» Sussurrò Nina.
Marco inclinò la testa verso di lei.
«Qualsiasi cosa.»
«Se mai ti sentirai perso, tornerai da me. Io... io ci sarò sempre per te. Noi siamo ancora una famiglia.» Mugolò mentre sbuffava una nuvola di fumo dalla bocca.
Marco chiuse gli occhi per un momento, trattenendo un nodo in gola.
«Lo stesso vale per te, piccola. Sempre.»
Restarono così per un lungo momento, due anime legate da un amore che non avrebbe mai conosciuto confini, nemmeno quelli del tempo e dello spazio. Entrambi sapevano che l'alba avrebbe portato con sé un nuovo capitolo delle loro vite, separate ma unite da un legame indissolubile.
Alla fine, Marco ridacchiò.
«Dai, dobbiamo andare. Gli altri ci stanno aspettando alle terme. E non voglio che ci trovino qui a fare i sentimentali. Soprattutto Zoro.»
Nina rise a sua volta, era una risata sincera che parve sciogliere la tensione nell'aria.
«Sì, non voglio dargli nessun motivo per alimentare i suoi commenti idioti.»
Mentre si incamminavano lungo il sentiero, con i kimono che ondeggiavano leggermente al vento, entrambi sapevano che il loro rapporto era più forte che mai. Anche se le loro strade li avrebbero portati lontani l'una dall'altro, nel cuore di entrambi c'era la certezza che avrebbero sempre avuto un modo per ritrovarsi ovunque fossero.
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The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
