Il sole del mattino illuminava Whole Cake Island trasformandola in un paesaggio surreale.
Le case di marzapane brillavano come gioielli sotto la luce dorata, mentre l'aria era satura dell'odore dolce dello zucchero e del burro.
Gli alberi di caramelle ondeggiavano e canticchiavano al vento e il suono allegro di strumenti musicali, come flauti e tamburi, si mescolava ai cinguettii degli uccelli colorati che volavano tra le nuvole di panna montata. Era un paradiso fiabesco, ma Nina lo osservava con occhi stanchi e pieni di angoscia.
Arrivò al porto traballando, il suo mantello strappato e macchiato di sangue le copriva il corpo ferito. Tra le braccia stringeva Kiki, sua figlia ancora in fasce, che dormiva profondamente nonostante il rumore intorno.
Il respiro di Nina era pesante, ogni passo le dava una fitta e cercava disperatamente di ignorare il dolore di quelle ferite inflitte dai cani della Marina.
Sapeva che non aveva scelta: solo un altro imperatore poteva proteggerla in quel frangente e doveva convincere Big Mom a farlo, o sarebbe stata la fine per lei e per Kiki.
La Guerra per la Supremazia si era conclusa da nemmeno un mese e già aveva capito che stare tranquilla da quella parte del mare era impossibile.
Si trascinò nell' entroterra dell'isola alla ricerca di coloro che avrebbero potuto intercedere per lei e si infilò nel bosco fatato dove il paesaggio cambiava in continuazione, ma non per lei che sapeva volare.
La foresta incantata di Whole Cake Island era un luogo surreale, dove alberi di zucchero filato svettavano alti nel cielo, i loro rami intrecciati lasciavano filtrare una luce tenue e ballerina. Il suolo era ricoperto da un manto morbido di muschio che odorava di miele e vaniglia, mentre piccoli Homies in forma di funghi e fiori cantavano melodie dolci, il loro tono giocoso contrastava con l'aria grave che circondava Nina e la sua debole nuvola di farfalle.
Quando vide che il suo obbiettivo era vicino, scese dalla nuvola e si trascinò tra sentieri contorti con il respiro spezzato.
Il peso di Kiki, ancora stretta tra le sue braccia, sembrava aumentare a ogni passo, ma la donna non si fermò.
Ogni tanto il lamento del vento tra le foglie le faceva sobbalzare il cuore e temente di essere ancora braccata.
Alla vista della piccola casa di marzapane di Brûlée, con i suoi muri brillanti e il tetto decorato da praline, Nina sentì le gambe cedere per la stanchezza.
Riuscì appena a raggiungere la porta prima di appoggiarsi contro di essa, poi bussò con pugno debole.
L'uscio si aprì quasi immediatamente e Brûlée apparve, con i suoi abiti eccentrici e il viso largo e sfregiato che si illuminò di sorpresa e successivamente di preoccupazione.
«Nina! Tesoro mio, che ti è successo?» Gracchiò la donnetta, sfregandosi il lungo naso.
Nina crollò contro di lei, incapace di rispondere.
Brûlée la sorresse con forza inaspettata e la aiutò a entrare.
La casa era calda e accogliente, saturata dell'aroma di cannella e zucchero caramellato. Una teiera sul fuoco borbottava piano, il suono andava mescolandosi ai bisbigli degli oggetti animati che popolavano l'ambiente.
«Siediti bambina.» Ordinò Brûlée, guidandola verso una poltrona imbottita di cioccolato. Con delicatezza prese Kiki dalle sue braccia e la sistemò su una coperta vicino al camino.
«È ora che faccio?» Proferì terrorizzata osservando il sangue che macchiava le sue vesti, la sua voce era tanto acuta da entrarle nel cervello.
Nina annuì, incapace di rispondere mentre cercava di raccogliere le forze. Il calore della stanza e l'odore dolce sembravano avvolgerla, ma non riuscivano a scacciare del tutto il freddo della paura che le serrava il petto.
«Torno subito, scaldati.» Concluse l'altra prima di infilarsi in uno delle decine di specchi che teneva in quella casupola.
Non passò molto tempo prima che Katakuri entrasse nella stanza, la sua figura imponente sembrava riempire tutto lo spazio a disposizione.
La sua sciarpa era abbassata, rivelando il viso serio e gli occhi che si ammorbidirono immediatamente alla vista della ragazza. «Nina.» Disse con una calma apparente che tuttavia tradiva la sua preoccupazione. «Perché sei qui? E cosa ti è successo?»
Lei alzò lo sguardo verso di lui, le lacrime le bruciavano negli occhi.
«Non avevo nessun altro posto dove andare.» Mormorò. «Papà è morto. La ciurma si è sfaldata. La Marina mi cerca ovunque. E Kiki... non so come proteggerla.»
Katakuri si avvicinò e si inginocchiò davanti a lei, mettendo una mano enorme sulla sua spalla.
Brûlée, accanto a loro, si asciugava una lacrima dal viso con il dorso della mano. «Katakuri e io faremo tutto il possibile per convincere mamma.» Le promise.
Nina annuì, il nodo che avvertiva alla gola si allentò leggermente. Guardò Katakuri, ricordando gli incontri passati, quando Brûlée l'aveva trattata come una sorella minore durante le rare visite della ciurma di Barbabianca a Whole Cake Island. Lui la ignorava la maggior parte del tempo, mentre Brûlée le faceva ridere con le sue storie strampalate.
«Grazie.» Mormorò.
Katakuri si limitò ad annuire, il suo sguardo grave non lasciava spazio a dubbi.
«Mamma non sarà felice.» Disse con tono grave. «Ma proveremo a convincerla.»
Nella calda casa di Brûlée, per la prima volta dopo giorni, Nina si sentì al sicuro. E, mentre osservava Kiki dormire tranquilla accanto al fuoco, un piccolo barlume di speranza iniziò a farsi strada tra il dolore e la paura: non era ancora finita.
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The worst generation
Fiksi Penggemar"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
