Il Polar Tang si era messo in viaggio da qualche ora e l'equipaggio tutto si stava rilassando in quella situazione di ritrovata normalità.
Narvalo, alzatasi presto e controvoglia, si era chiusa nella sua cabina a ronfare, Bart era dentro la sala comandi con Hakugan e Shachi sfarfallava in giro per il sottomarino, seguito da Penguin.
Law si era ritirato nella propria stanza insieme a Kiki e Nina e aveva lasciato il comando a Bepo.
Dopo le settimane trascorse in attesa nel verde di Wano, a Nina sembrò alquanto strano trovarsi di nuovo in quella gabbia fredda e metallica.
Si sentiva ancora indolenzita dopo i combattimenti che aveva affrontato e sopra i suoi tatuaggi portava candide bende di cotone.
«Questo è il pesce che ho visto ieri, era grande così.» Asserì Kiki mostrando ai genitori un colorato disegno a matita ed enfatizzò l'illustrazione aprendo le braccia per rendere l'idea della misura.
«Caspita! Doveva essere un re del mare.» Commentò stupito Law.
«Già è io sono sopravvissuta!» Constatò fiera la piccola.
I suoi capelli nerissimi e mossi erano allungati parecchio durante la loro permanenza nel continente e due belle trecce si erano dimostrate l'unica trovata efficace per tenerli a bada. La piccola scese dalla sedia, si sistemò il vestitino a pois rossi e rivolse un ampio sorriso alla mamma.
«Lo vado a mandare a papà Ace.» Li informò felice.
«Va bene, amore mio. Mandagli un bacio da parte mia.» Le rispose Nina, accarezzandole la gota lentigginosa.
«Scrivi mamma, scrivi.» La invitò la bimba porgendole il suo disegno storto e variopinto.
La donna le sorrise, dopodiché prese il foglio e una matita.
«Dove posso scrivere?»
«Dietro mamma e non rovinare il disegno ché poi papà non ci capisce niente.» Le intimò la bimba.
«D'accordo. Vuoi dirgli qualcosa anche tu?»
«Sì! Scrivici che è un re del mare e che io l'ho battuto.» Propose fieramente Kiki.
«Ma non è vero.» La ridimensionò Law.
«Va bene e allora scrivici solo che ho visto un re del mare. Chiedigli se lui li ha mai visti.» Si corresse scocciata.
Nina si sistemò sull'affollata scrivania e iniziò a riempire il lato bianco del foglio in silenzio.
«Che c'è scritto mamma?» Le domandò attenta la bimba, quando la donna ebbe posato la matita.
«Al mio papà, per mostrargli che sono uscita indenne dall'incontro con un re del mare. Fammi sapere se tu ce l'hai mai fatta.
A mio marito, per mostrargli che le tue donne riescono sempre a cavarsela.
Un bacio, Kiki e Nina.»
Law la guardò fare una smorfia indecifrabile, piegare il messaggio illustrato e porgerlo alla piccola che tutta esaltata trotterellò fuori dalla stanza per andare a imbucarlo.
«Che c'è?» Le chiese, appena Kiki uscì dalla camera.
La compagna lo guardò sconsolata e si sedette sul loro lettone.
«Gli sarebbe tanto piaciuto tornare a Wano...» Sospirò.
Law era diventato particolarmente bravo a leggerla senza che lei proferisse parola. Quando era pensierosa non aggrottava la fronte come la maggior parte delle persone, non sospirava, ma faceva quel movimento con il labbro e si dissociava dal mondo esterno, perdendo la luce negli occhi ambrati.
«Ha trovato il modo di tornare lo stesso se ci pensi.» Le rispose, accomodandosi al suo fianco e baciandole la mano.
Nina rabbrividì a quel piacevole tocco, poi lo osservò con aria interrogativa e di nuovo facendosi comprendere senza dire una parola.
«La sua famiglia e i suoi amici si sono tutti riuniti qui, sono convinto che in qualche modo il suo spirito aleggiasse tra di voi.»
La donna non smise di guardarlo e sbuffò dal naso con fare scettico.
«Non ci credi neanche nell'aldilà...» Lo bacchettò.
Il compagno le lasciò un altro tenero bacio sulla mano.
«Hai ragione, ma non devo crederci io perché sia vero.» Le rispose accarezzandole i capelli biondi. «Sono quasi da tagliare.» Le fece notare, passandole una mano tra i riccioli d'oro.
«Vediamo quando mi viene l'ispirazione.» Replicò rattristata.
Nella penombra della tiepida cabina dell'uomo si poteva udire solo il gracchiare di una ventola per il ricircolo dell'aria.
Law le accarezzò il viso con dolcezza, abbozzando un timido sorriso mentre continuava a osservare i suoi occhi vuoti. Sapeva che in quel momento la sua mente si trovasse altrove e ancora non era riuscito a capire come riportarla a bordo del Polar Tang. Qualche volta sembrava riuscirci Kiki, ma per brevi istanti che forse erano una recita.
L'uomo sentiva che in quei frangenti le sue mani non la toccavano, le sue parole venivano solo udite e non ascoltate e i suoi occhi grigi venivano solo visti e non guardati. Aveva l'impressione che non volesse le sue mani a toccarla, non volesse la sua voce da ascoltare né i suoi occhi da guardare.
La capiva e la rispettava, tuttavia non poteva evitare di sentirsi inutile, frustrato, arrabbiato e triste quando succedeva e allora avrebbe voluto essere a Marineford tutti quegli anni addietro durante la guerra per la supremazia, per mettersi tra Ace e Akainu e perire lui stesso, cosicché Nina avrebbe potuto stare con qualcuno da cui volesse sempre ricevere sguardi, parole e contatti.
Le strinse un po' troppo la mano durante quel flusso di pensieri.
«Che c'è?» La sua voce angelica lo riportò immediatamente con i piedi per terra.
«Niente, solo... mi dispiace.» Riuscì a balbettare ancora frastornato.
«Di cosa?» Lo interrogò lei, un barlume di lucentezza le balenò nello sguardo.
Law la osservò rapito.
«Mi dispiace che ogni tanto te ne vai a zonzo per i tuoi pensieri.» Le sorrise rincuorato e le lasciò un bacio sulla fronte che la fece sorridere: era tornata insieme a lui.
«Lo sai che questo sottomarino non mi piace per niente.» Ridacchiò.
«E tu lo sai che puoi dirmi tutto quello che ti passa per la testa, anche se non te lo chiedo.» Le cinse le spalle con il lungo braccio e la strinse a sé.
«Ahi.» Si lamentò lei sottovoce.
«Oddio scusa!» Ritirò il braccio all'istante.
Nina gli sorrise in risposta e gli appoggiò la testa sulla spalla, facendolo arrossire di colpo.
Da fuori della cabina iniziarono a filtrare rumori preoccupanti, che li destarono dal tepore del loro nido.
Si guardarono seri e uscirono alla svelta.
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The worst generation
Фанфикшн"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
