Il cielo era di un nero innaturale da quella parte di collina nascosta alla luna. Le piccole e irrefrenabili stelle con il loro sfarfallio perpetuo erano troppo lontane per rischiarare abbastanza la volta celeste da permettere ai minuscoli abitanti del paese di vedere con chiarezza.
Nina era uscita dal rifugio dove la ciurma di Law si era stabilita e sedeva su una pietra in attesa.
L'insonnia che era sua compagna nelle notti solitarie si era di nuovo presentata come una conoscente la cui presenza ingombrante è mal sopportata.
La donna si era svegliata, si era rigirata nel letto per un tempo che le era sembrato infinito e aveva osservato la figlia accanto a sé prima di darle un bacio e uscire a prendere un po' d'aria.
Non sapeva quando i due uomini sarebbero tornati, ma non vedeva l'ora che accadesse e così- come un cane attende il rientro del padrone- aspettava speranzosa.
I rumori nel silenzio del buio erano nitidi e inconfondibili: la brezza leggera smuoveva il fogliame rigoglioso della foresta sotto la collina, piccoli roditori notturni squittivano e si rincorrevano nel sottobosco poco distante, un predatore strisciava loro vicino spezzando rametti secchi e si fermava a intervalli regolari attendendo il momento adatto.
Nel cielo nero un flebile suono di piume si propagava a breve distanza da lei, ma era così vacuo da sembrare frutto della sua immaginazione.
Nulla lasciava presagire un loro arrivo imminente, finché i roditori non scapparono, il predatore non smise di strisciare e dei passi chiassosi come quelli di un pachiderma non iniziarono a spezzare stecchi e smuovere le foglie secche.
Nina aprì gli occhi ambrati solo quando le sue falene le ebbero restituito l'immagine di un ronin rompiscatole.
Passarono diversi minuti prima che fosse a vista.
«Ma tu guarda dove sono finito.» Disse vedendola mentre si grattava la testa di alga confusamente.
Il suo abito lungo era incrociato male sul davanti e gli lasciava scoperta la grande cicatrice che aveva sul petto sporgente.
«Parla piano o sveglierai tutti.» Gli fece notare lei a voce più bassa.
«Oh sì... stavo cercando un posto per bere qualcosa.» Le disse avanzando e sedendosi per terra al suo fianco.
«Direi che non l'hai trovato.» Commentò laconica la donna.
«Stai di guardia tu?» Domandò Zoro.
«No, non riesco a dormire.»
«Il tuo capo c'è? Non è che ha qualcosa per bagnarsi le labbra?» Tentò lui.
«No e credo proprio di no.»
«Vado a controllare.» Disse facendo per alzarsi.
«Non vai proprio da nessuna parte, sveglierai tutti. C'è mia figlia che dorme.» Nina fu perentoria, lo afferrò per l'avambraccio senza scomporsi e lo riportò al suo posto.
«E poi guardati, hai già bevuto.» Osservò, annusando l'aria.
«Mi sono avvantaggiato.» Rise lui beffardo mostrandole la sua boccia semivuota.
«E allora cosa stai cercando?» Lo guardò sospettosa.
«Il rabbocco.»
«Dovresti smetterla di bere così tanto.»
«Fa parte della copertura.»
Il suo abito bianco e verde si muoveva leggermente sotto il venticello fresco.
«Dovresti provare, questa roba ti fa fare delle dormite...»
Nina si aggiustò la mantellina celeste che le aveva scoperto un poco il collo e lo guardò torva.
«Magari un'altra volta.» Gli rispose con malcelato disprezzo.
«Sei sempre così simpatica?» La stuzzicò bevendo un sorso.
«Ho sonno.» Rispose lei incrociando le gambe.
«Devi dormire molto poco allora.» Si asciugò il lato della bocca con l'avambraccio.
«Non è un tuo problema.» Lo rimbrottò piccata.
«Mamma mia che nervosismo, guarda che non sei l'unica sveglia.»
Nina lo guardò più contrariata che mai, quel ronin sbronzo le stava facendo salire la rabbia che di solito teneva a bada.
Lui sorrise in scherno, guardandola dritta negli occhi gialli.
«Non mi fai paura.» Poi singhiozzò.
Nina ammorbidì l'espressione che si trasformò da furiosa a stupita. Non era abituata a ricevere reazioni di quel tipo quando lanciava le sue occhiatacce e di tutte le sue conoscenze solo Kiki e Law ridacchiavano se provava a intimorirli.
«Dammi qua.» Gli ordinò allungando il braccio esile che si scoprì fino a metà, rivelando la fine irregolare di una cicatrice bianca e profonda.
Si ricoprì alla svelta, mentre afferrava la boccia dell'uomo, e bevve una sorsata.
«E falla finita di aggiustarti i vestiti!» La schernì ancora lui.
«Non ho capito se cerchi da bere o cerchi le risse.» Gli disse lei con tono calmo e la faccia disgustata da ciò che aveva appena buttato giù.
«Tutti e due, buono eh?» Domandò entusiasta.
«Mhh.» Mugugnò lei in risposta.
Zoro si fece una grossa risata, prendendosi successivamente una sonora patta sulla nuca.
«Picchi forte però.» Commentò a bassa voce massaggiandosi la testa che ancora gli rimbombava.
«Tu tieni un tono decente e non dovrai mai più scoprirlo.» Gli sussurrò mentre gli rendeva il contenitore.
Zoro la osservò attentamente mentre tutta impostata si aggiustava ancora e ancora il lungo abito incrociato. Faceva piccoli movimenti nervosi, apparentemente irrilevanti, ma sempre volti a controllare di avere il collo e le braccia ben coperti. Aveva un'aria strana, sembrava preoccupata e allo stesso tempo troppo impegnata per darlo a vedere.
«La prossima volta prendine uno più pesante se vuoi uscire di notte.» Le disse senza malizia, mentre ancora la osservava stropicciare il tessuto qua e là.
«Cosa?»
«Se hai freddo dico.»
«Oh... certo.»
«Vuoi questo?» Le chiese facendo per togliersi il mantello.
«No no...» Declinò lei prontamente.
Zoro alzò un sopracciglio confuso.
«Come vuoi.» Le rispose facendo spallucce.
Restarono ancora qualche minuto a sorseggiare le ultime rimanenze di alcool, finché Nina non si ammutolì e drizzando il capo fece un largo sorriso che le illuminò gli occhi ambrati.
«Che ti prende? Sei già ubriaca?»
Lei si voltò verso il bosco con il volto che riluceva di gioia e fece un cenno del capo in quella direzione.
«Che stai dicend... oh.» Ne convenne lo spadaccino. La guardò di nuovo.
C'era qualcosa in lei che non gli tornava.
Law aveva detto che era troppo debole per combattere e di tenerla fuori dall'azione, Zoro l'aveva addirittura vista arrancare per salire sul sottomarino, eppure aveva dimostrato una discreta forza sia quando lo aveva afferrato per impedirgli di entrare, sia quando lo aveva colpito e adesso palesava un'osservazione più acuta della sua.
La guardò ancora e strinse le palpebre insospettito.
«Vado a cercare qualche taverna.» Le comunicò alzandosi in piedi.
«Vedi di non perderti di nuovo.» Si raccomandò la donna distrattamente, troppo presa dall'arrivo imminente dei suoi compagni.
«Io non mi perdo mai.»
STAI LEGGENDO
The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
