Avvertì un'altra sensazione spiacevole, sopra quel salice piangente i tre membri restanti non erano con le mani in mano e il loro capo stava probabilmente solo tentando di prendere tempo.
Nina richiamò altre falene e a migliaia si riversarono tra quei rami, dissezionando con le loro pericolose ali tutto ciò che toccavano.
Nel giro di mezzo minuto l'albero era nudo e i tre sottoposti del suo interlocutore erano capitolati al suolo gravemente feriti.
Due di loro erano finiti schiacciati da un balestrone di metallo sapientemente celato alla vista, che già aveva incoccati una decina di dardi dalla punta bluastra.
«Maledetta.» Gridò l'unico superstite a denti stretti, mentre rapidamente ricaricava la sua arma per poi iniziare a sparare all'impazzata.
Nina volò in un istante su di una nube bianca e si posizionò sopra di lui oscurandogli il sole.
Da quell'altezza di nuovo gli si avventò addosso con un calcio terribile, ma anche stavolta lo mancò aprendo un fosso sulla nuda terra.
Il tonfo fu terribile, fece tremare le case intorno nel giro di un chilometro e zolle di terreno si alzarono sollevando un gran polverone.
Stavolta la donna non perse tempo e con un altro salto provò a colpirlo con un pugno diretto allo stomaco, mancandolo nuovamente.
L'uomo tuttavia, non doveva aspettarsi un nuovo attacco nel giro di pochi secondi e questo lo fregò, perché l'ultimo colpo andò a segno.
Nina gli era di fianco e dopo la sua schivata si era voltata istantaneamente per sferrargli un cazzotto potentissimo e ricoperto di haki proprio sulle costole.
L'uomo non aveva nemmeno fatto in tempo a ricaricare la balestra, che si era ritrovato con il fiato mozzato e sbalzato parecchi metri più in là.
«Maledetta.» Imprecò digrignando la mandibola, dopodiché si alzò e ritentò con la balestra.
Nina avvertì una presenza neutra dietro di lei, stavolta però non si fece distrarre nella schivata.
Quel tizio stava lanciando tante frecce da oscurare il cielo, frecce infuse con haki dell'armatura nel migliore dei casi, in agalmatolite nel peggiore. Non poteva permettersi il minimo errore.
Mentre si destreggiava nel provare ad avanzare in quel muro appuntito, affannata e ricoperta di sudore, notò che il nemico si stava pericolosamente avvicinando al balestrone carico.
Era caduto di lato sopra a due membri della squadra avversaria, ma adesso il terzo lo stava raddrizzando e preparando per l'attacco.
La donna sgranò gli occhi.
Uno di quei giganteschi dardi l'avrebbe uccisa all'istante anche in condizioni normali, ma quelli avevano tutta l'aria di essere in agalmatolite.
Non era sicura di riuscire a schivarli in mezzo a tutto quel caos creato apposta per distrarla e non ci mise molto a decidere una strategia.
Correndo mosse le mani in cerchio e uno sciame enorme di falene fiammeggianti venne liberato tutto intorno a lei, il boato fu tremendo e il fuoco la circondò in un istante incenerendo ogni ostacolo infiammabile nel raggio di decine di metri.
Si sollevò rapidamente in aria per evitare le ripercussioni della sua stessa mossa mentre una voce conosciuta la chiamava da terra.
«Nina!» Law correva a perdifiato poco dietro di lei facendosi strada tra le fiamme grazie al suo potere.
Il salice bruciacchiato sotto il quale si trovava il balestrone era ora a debita distanza, ma la donna seguitava a braccare il suo nemico che era stato sufficientemente veloce da evitare quell'inferno.
«Nina!» La chiamò nuovamente il suo capitano, costringendola ad arrestarsi.
Saltò giù sorretta dalle falene e gli atterrò di fronte.
Law aveva il fiato corto, era più sudato di lei e aveva un'aria più che preoccupata.
«Che sta succedendo?» Le domandò con urgenza nello sguardo e una mano sull'impugnatura della sua spada. Sotto la sua voce si poteva sentire il crepitio della legna che ardeva.
«Hanno mandato la Cipher Pol.» Rispose furente, diverse faville arancioni le passarono davanti al viso deturpato dalla rabbia.
«Andiamo via.» Le ordinò prendendole un avambraccio.
«No, devo abbatterli tutti.» Rispose la donna iraconda scrollandosi dalla sua presa.
«Andiamo via.» Ripeté il capitano alzando la voce.
«No, ci seguiranno in capo al mondo lo capisci o no?» Gridò lei con gli occhi ambrati accesi di follia, ricci sudati le ricadevano sul volto.
Law arretrò un poco e rimase in silenzio.
Fssssss
Un suono sibilante alle loro spalle attirò la loro attenzione.
«Cazzo!» Imprecò Nina consapevole di ciò che stava accadendo.
In un istante uno sciame di falene li sospinse in alto fin sopra le fronde verdi e a terra in uno schianto orribile vennero abbattuti una decina di alberi tutti in fila.
Solo dall'alto i due si poterono rendere conto dell'entità della battaglia.
Il fuoco si era propagato lungo tutta la parte est della città, dove un denso fumo bianco si levava in cielo; a ovest un intero filare di alberi era stato sradicato dal suolo.
Fssssss
«Di nuovo!» Gridò Law.
Nina si portò ancora più in alto, malgrado gli occhi che le lacrimavano per il fumo.
Sotto di loro videro un enorme dardo sfrecciare verso la loro precedente posizione per poi discendere in una parabola e atterrare un altro filare di piante innocenti.
Nina tossì per il troppo fumo che li circondava e si portò con le falene più in basso e più vicina al balestrone che scoccò altri due colpi a vuoto.
«Che stai facendo? Dobbiamo allontanarci.» Protestò Law tutto sudato e aggrappato a quell'insolita nuvola.
«Vuoi darmi retta per una volta?» Gli fece eco Nina.
«Questo dovrei essere io a dirlo a te.»
La donna ridacchiò e lo avvertì. «Preparati.»
Non appena furono arrivati in prossimità di ciò che restava del salice, la donna dissolse la nube e atterrò.
Per terra c'erano diversi cumuli di cenere, gli alberi erano sbruciacchiati e qualche tizzone cadeva qua e là da sopra i rami.
Era tutto nero e in quel nero spiccava la sagoma argentea della gigantesca arma.
Due uomini la pilotavano, altri due dall'aspetto pessimo erano stesi per terra lì vicino.
Nina e Law si guardarono scambiandosi un gesto di intesa, dopodiché si avventarono sui nemici impreparati.
Nina si sollevò velocemente mentre con un movimento delle dita richiamava uno sciame di falene variopinte che si scagliarono sugli avversari.
Dietro di lei sentì Law dire: «Room.» Per poi sguainare la spada.
L'azione durò meno di un minuto: il capitano tagliò a fette l'arma rendendola inutilizzabile, mentre Nina colpiva inesorabilmente i due superstiti della CP-4 dopo averli storditi con numerose esplosioni ravvicinate.
«Adesso possiamo andare.» Decretò la donna soddisfatta, mentre tornava dal compagno e si sistemava i capelli.
«Ti vorrei ricordare che il capitano sono io.» Sbuffò Law togliendosi la polvere dal cappotto grigio.
«Va bene capitano, allora che facciamo?» Gli sorrise gentilmente facendolo arrossire.
«Possiamo andare.» Confermò imbarazzato abbassando lo sguardo ai suoi piedi.
«Law.» Disse la donna avvicinandoglisi un po' troppo.
«Sì?» Rispose lui con il colorito che ormai era quello di una fetta di cocomero.
«Grazie.» Gli sussurrò vicinissima all'orecchio, facendogli venire brividi fino allo scalpo.
La donna gli prese poi una mano e ci appoggiò sopra le labbra morbide.
Law non resistette alla tentazione di farle una carezza sulla gota ferita, poi di prenderle il viso tra le mani e baciarla fino a toglierle il fiato.
Non importò a nessuno dei due di trovarsi in un campo aperto, spiati da chissà chi, importava solo che le loro labbra bollenti si trovassero, importavano i brividi lungo tutta la spina dorsale, importava lo stomaco che si contraeva e il cuore che batteva all'impazzata.
«Siamo una bella squadra.» Mormorò Nina, rossa in volto tra un bacio e l'altro.
«Non avevo dubbi.» Replicò Law stringendola ancor più a sé.
STAI LEGGENDO
The worst generation
Fanfiction"Hai fame di vita quasi quanto hai fame di morte." Kushina è una donna, una combattente, una figlia, una madre, una moglie. Il suo passato non le permette di rispecchiarsi a pieno in nessuno di questi ruoli, eppure le appartengono e lotterà contro g...
