🦋3. Falene

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L'arcipelago Sabaody non era mai stato così deserto come nei mesi che seguirono l'esecuzione di Barbabianca.
I pirati ne erano immediatamente fuggiti, chi poteva aveva fatto rotta verso l'isola degli uomini pesce, gli altri erano tornati nella prima parte della Rotta Maggiore, in attesa che i tempi fossero maturi per raggiungere il Nuovo Mondo senza troppa attenzione da parte della Marina. La Marina tuttavia stava gestendo ben altri affari e i vertici avevano intenzione di sfruttare il più possibile il prestigio dato dall'abbattimento di un imperatore del mare per sistemare lontano dall'occhio pubblico faccende interne di vitale importanza.
Per questi motivi, le Sabaody divennero per qualche tempo un luogo insolitamente tranquillo, con gran giubilo dei residenti.

Poc
Era scoppiata una bolla.
«Ahahah.»
La risata cristallina di una bambina interrompeva di tanto in tanto il brusio leggero delle vie del centro nel groove 13. Non poteva avere più di tre anni e camminava tenendo nella mano sinistra un lecca lecca mentre con la destra la mano di una ragazza sotto un mantello.
«Kiki ti ricordi se Shakky voleva anche lo scalogno?»
Domandò la donna tenendo vicinissima agli occhi ombreggiati dal cappuccio una lunga lista della spesa.
La bimba si girò verso di lei e rispose dispiaciuta: «No o so.»
«Va bene. Qui mi sembra di non vederlo, ma non si legge un tubo in questa grafia.»
«Un tubo.» Ripeté la bimba distrattamente mentre si infilava il lecca lecca in bocca.
«Bene, abbiamo preso tutto allora.» Asserì, sistemandosi una grande busta colma sulla spalla.
«Si ba a Shaggy?» Domandò Kiki.
«Esatto bimba mia, comincia a essere tardi.»
Le disse dolcemente mentre osservava il cielo limpido assumere tinte man mano più aranciate.
Camminarono per diversi minuti lungo una stradina che si allontanava dal centro abitato e si godettero la brezza primaverile e salmastra che portava in aria le bolle tanto amate dalla piccola Kikyo.
I suoi capelli neri si erano allungati parecchio in quei mesi, adesso arrivavano alle spalle dove formavano dei graziosi boccoli.
I suoi occhi scuri osservavano con curiosità ogni filo d'erba mosso dall'aria, alla ricerca delle piccole cavallette celesti che adorava veder saltellare qua e là.
La madre nel frattempo aveva aggrottato le sopracciglia.
Lontano in direzione del bar si udiva uno strano vociare che le fece rizzare i peli delle braccia.
«Chi urla mamma?»
«Non lo so tesoro, ma Shakky li terrà a bada. Vedrai quando saremo arrivate sarà tutto a posto.»
La luce nel frattempo diminuiva sempre più di un arancione intenso e le nuvole erano si colorate di rosso pesante.
Le due scollinarono e in pochi istanti il bar Tispenno si parò loro di fronte.
L'esterno era deserto e i rumori erano cessati.
«Visto tesoro? È tutto tranquillo qua.» Le sorrise amorevolmente poi continuò: «Adesso andiamo a posar-»
«Che c'è mamma?» La piccola la tirò leggermente per la mano e la scosse dal trance.
Nina aveva avvertito un pericolo vicino, troppo vicino.

Poc
«Ahahah.»
«Shh Kiki ora dobbiamo fare silenzio, va bene?»
La donna si accovacciò di fronte a lei e le sistemò la mantellina gialla, coprendole la testa con il cappuccio. La bambina annuì.
Nina aprì il palmo della mano e da quella si materializzarono istantaneamente piccole falene bianche che svolazzarono qua e là e si diressero in ordine sparso verso il bar.
La poca luce e il fatto che avesse la figlia con sé le impedivano di entrare e basta, come avrebbe fatto in precedenza e sperava di riuscire a vedere qualcosa a distanza attraverso le falene. Non era ancora brava a utilizzare questa tecnica, si stava allenando da troppo poco tempo per padroneggiarla decentemente e le richiedeva una concentrazione assoluta.
Un fruscio nel fogliame alle loro spalle la distrasse, poi un altro.
«Chi è là?» Domandò spazientita, dopodiché altre numerosissime falene si materializzarono e l'aria prese fuoco, rivelando dietro di loro un uomo dai capelli lilla, con grandi occhiali viola e l'aspetto tutt'altro che amichevole.
Kiki si aggrappò con le manine al mantello di Nina, lasciando cadere il lecca lecca.
L'uomo restò qualche secondo attonito, poi iniziò a parlare camminando verso di loro con ostentata sicurezza.
«Dunque cosa ci fa un'allegra famigliola da queste parti?»
Più usciva dall'oscurità, più si poteva notare il suo ghigno perfido.
«Si dà il caso che ci lavoro da queste parti.» Rispose Nina secca. «E non mi è mai parso di vedere il tuo brutto muso.»
«Ci sono parecchi forestieri su quest'arcipelago, non dovresti stupirti.» La sua voce melliflua non coincideva con la sua espressione.
«Io non mi avvicinerei ancora fossi in te.» Intimò la donna, parando le mani di fronte a sé.
«Altrimenti che fai? Lo stesso gioco di prestigio di prima?» Così dicendo tirò fuori una pesante lama ricurva e fece per attaccarla.
Nina saltò in avanti lasciando indietro Kikyo, si levò in aria sorretta da una nuvola di falene e schiantò con tutta la sua forza un pugno ricoperto di haki sul volto dell'aggressore.
Il rumore sordo risuonò in quei boschi e una profonda fossa fumante era comparsa nel luogo dell'impatto. Sul fondo giaceva l'uomo svenuto in una posizione innaturale.
La donna ebbe appena il tempo di prendere in braccio la figlia e rifugiarsi nella boscaglia, che la porta del Tispenno venne violentemente aperta.
Da quella, illuminati solo dalle lampade, uscirono dei loschi figuri capitanati da un ometto biondo, smilzo e spettinato che si guardava intorno con gli occhi innaturalmente spalancati.
«Dannazione non si vede niente!» Udì Nina.
«Che cazzo avrà combinato quel deficiente?»
«Ehi! Cirkeys sei tu?»
«Sarà mica tornato lui?»
Più voci si accavallarono, ma non si capiva a quante persone appartenessero, né a Nina pareva di conoscerle.

The worst generationLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora